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17/08/17 ore

Le ipocrisie di chi odia l’America (il gioco delle parti pro/contro Trump)



di Angelo Panebianco

(dal corriere.it) 

 

C’è, in Europa, un gioco delle parti, paradossale solo in apparenza. Gli antiamericani tifano, compatti, per Donald Trump. I filoamericani sperano nell’impeachment o anche, eventualmente, in qualunque altra gabola o miracolo che possa servire a cacciarlo dalla Casa Bianca. Le ragioni per le quali gli antiamericani sono con lui e i filoamericani contro sono le stesse. I primi sperano, e i secondi temono, che egli smantelli quella società liberale occidentale che l’America ha contribuito a difendere e a sostenere dalla fine della Seconda guerra mondiale in poi. Protezionismo, sovranismo, convergenza con i russi.

 

I nemici del libero mercato e della democrazia (occidentale) vanno a nozze con un simile programma. Da sempre, odiano l’America perché, con le idee e con le armi, ha sostenuto, e difeso (contro i vari tipi di totalitarismo che si sono succeduti nel corso del tempo), questi due pilastri della società liberale. Gli antiamericani apprezzano Putin perché rappresenta un mondo e una cultura antitetici rispetto a quella occidentale. Trump ha dato loro la speranza che in Europa possa realizzarsi un grande rivolgimento: la fine della influenza (culturale, economica, politica, militare) americana e la sua sostituzione con l’influenza russa. Come gli antiamericani sanno benissimo, o intuiscono, un simile rivolgimento porterebbe in breve tempo anche l’Europa fuori dalla (odiata) civiltà liberale.

 

Sono identiche le ragioni che spingono i filoamericani ad avversare Trump. Essi continuano a pensare che senza l’America non ci siano argini contro i nemici della società aperta. Pensano che il protezionismo generi povertà, guerre e dispotismo. Pensano anche che con Putin si debba trattare ma senza abbassare la guardia, nella consapevolezza della distanza, culturale e politica, che ci separa da lui. In quella prospettiva risulta solo indigesto un presidente che si propone di smantellare, in nome del nazionalismo e dell’opposizione a qualunque forma di internazionalismo — ivi compreso l’internazionalismo liberale — il ruolo egemonico assunto dall’America dopo il 1945.

 

Per questo, i filoamericani sperano che il Russiagate diventi la fossa politica di Trump. Al momento, questa appare solo una pia illusione. Ma è comunque lecito sperare che egli ne esca condizionato. In modo da minimizzare, da ridurre il più possibile, i danni che la sua amministrazione potrebbe procurare al mondo occidentale nel suo insieme.

 

Ci sono tuttavia due aspetti del «trumpismo» che hanno una certa validità e che non dovrebbero essere gettati via. Il primo riguarda la sua opposizione nei confronti della ideologia del politicamente corretto. I nemici di Trump farebbero bene a non sottovalutare quanto quella opposizione abbia suscitato consensi e contribuito alla sua vittoria. La malattia — lo sappiamo — è nata nei campus universitari e si è poi diffusa anche al di fuori. Il politicamente corretto è una forma di integralismo culturale che ammorba l’aria e soffoca il libero pensiero. È davvero poco lungimirante lasciare a Trump il compito di combatterlo.

 

Il secondo aspetto riguarda la sua politica mediorientale...

 

- prosegui la lettura su corriere.it

 

 


Commenti   

 
0 #3 ilSocialista 2017-05-22 16:38
se Panebianco è per la semplice difesa dello status quo come Sacra Eterna Rivelazione Profetica Universalistica e Chiaro Illustre Migliore dei Perfetti Mondi Possibili, inutile ricordargli innumerevoli esempi storici, siano essi postmoderni, moderni, premoderni, medievali e antichi, preistorici, di come la difesa sorda, cieca ed ottusa dello status quo abbia portato alla lunga effetti nefasti; funziona così dai tempi delle piramidi e Panebianco dovrebbe saperlo.
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0 #2 ilSocialista 2017-05-22 16:32
non sia tratta di amare o odiare l'america, e neppure di amare o odiare Trump ma di analizzarne i processi economici e sociali;
un laico pensa che nessun paese e nessun sistema e nessun indiviodo incarnino il Bene ed il Male in assoluto; queste sono bagatelle dal terza elementare e da primi amori adolescenziali oppure da visioni mistiche parareligiose ; e Panebianco dovrebbe essere un pò cresciutello per le prime e un pò troppo informato per le seconde; la nuda realtà è che Trump, anche somaticamente ed esteriormente, rappresenta una nuova lacerazione nel tessuto sociale americano indotta dai processi di globalizzazione ; se la politica saprà intrerpretare e risolvere questa lacerazione, bene per l'America e bene dovrebbe essere pure per quelli che all'america vogliono bene;
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0 #1 ilSocialista 2017-05-22 16:22
Stupisce che illustri accademici come Panebianco scribacchino cosucce che potrebbero essere frutto del plagio di qualsiasi vecchia zia nubile; segno dell'evidente decadimento culturale del paese; basta che può buttare lì alla grossa l'aggettivo "liberale" e nelle forme più astratte e generiche e si sente la coscienza a posto; e nella fattispecie quell'aggettivo ha il valore semantico di una via di mezzo fra il prezzemolo e la vertine madonna pellegrina; se insegnano così nelle università è la Fine; l'encefalogramm a cognitivo sodciale è piatto.
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