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16/08/17 ore

La resa culturale ai 5 stelle



di Angelo Panebianco

(Corriere della Sera)

 

In modo non coordinato, una pluralità di forze sembra agire ormai da tempo, con scarsa consapevolezza della posta in gioco, per offrire su un piatto d’argento il Paese al movimento Cinque Stelle, fornendo ad esso la possibilità di imporre, su una parte cospicua dell’opinione pubblica, una propria egemonia culturale. Una classe politica sulla difensiva che non sa contrapporsi alla propaganda dei Cinque Stelle e anzi la subisce, molti mezzi di comunicazione che cavalcano, e amplificano, la cosiddetta «indignazione popolare contro la classe politica», le inchieste giudiziarie che toccando ogni giorno gangli vitali della vita pubblica, mantengono sulla graticola la democrazia, non consentono di attenuare lo stato di permanente delegittimazione della politica rappresentativa che ci trasciniamo dietro dai tempi (primi anni Novanta) di Mani Pulite.

 

Come scoprire se si è affermata una egemonia culturale? C’è un modo: se una qualsiasi falsificazione della storia viene messa in circolazione con intenti partigiani e se, dopo un po’ di tempo, si scopre che quella falsificazione è penetrata nelle menti di molti, diventando una verità di senso comune, una verità che le persone accettano come ovvia, auto-evidente, allora è possibile riconoscere che una egemonia culturale si è consolidata....

 

 

...I Cinque Stelle potrebbero beneficiare di una egemonia culturale non per meriti propri ma per dabbenaggine altrui, perché altri ne hanno creato le condizioni. I Cinque Stelle stanno costruendo una egemonia culturale limitandosi a fare il loro mestiere: attaccare ogni giorno la democrazia rappresentativa. Nel loro caso, il contrasto alla democrazia rappresentativa (come provano le loro origini: i Vdays, l’utopia pseudo-democratica e illiberale di Casaleggio), è la loro più autentica ragione sociale. La combattono praticamente senza incontrare resistenza, sferrano attacchi con la porta avversaria vuota: coloro che dovrebbero difenderla sono scappati oppure restano silenti, oppure si sono uniti al quotidiano linciaggio mediatico della democrazia (l’unica possibile: quella rappresentativa appunto) pensando, puerilmente, che i Cinque Stelle si possano sconfiggere solo dando loro ragione.

 

I Cinque Stelle sono i portavoce di una parte del Paese che della democrazia rappresentativa vorrebbe sbarazzarsi (“« politici? Tutti ladri»). Si tratti di colpire quel pilastro della rappresentanza moderna che è il divieto del mandato imperativo, di abbattere i privilegi dei parlamentari (stipendi, vitalizi) o di affermare la presunzione di colpevolezza in caso di inchieste giudiziarie che riguardino gli avversari, i grillini non incontrano vere opposizioni...

 

- prosegui la lettura completa su corriere.it

 

 


Commenti   

 
0 #1 ilSocialista 2017-03-10 13:47
mà, sai che i 5 stelle abbiano una "egemonia culturale" sono parole grosse per qualcuno che si definisce un non-partito con un non-statuto, un non-leader, ed un non-programma; al limite si potrebbbe parlare di una non-egemonia non-culturale;
in questo senso i 5 stelle sono la perfetta espressione della non-società liquida, sfilacciata, timorosa, introvertita, rancorosa; il problema vero è come si sia arrivati a tale situazione e chi abbia condotto le cose a tale stato; forse pure quelli come Panebianco che tanto si lamentano.
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