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19/08/22 ore

Quell'improvvisa fretta di andare alle elezioni


  • Ermes Antonucci

Berlusconi ha annunciato il suo ritorno in campo perché “assediato dalle richieste”, e il Pdl, oltre ad annullare in fretta e furia, e con non poco imbarazzo, le primarie-farsa, ha deciso di revocare indirettamente la fiducia al governo Monti, astenendosi dal voto prima in Senato sul dl sviluppo, poi alla Camera sul dl sui costi della politica nelle regioni.

 

A far innervosire il partito sono state le parole del ministro Passera proprio sull’ipotesi di una ridiscesa berlusconiana (“Una sua ricandidatura può solo fare immaginare al resto del mondo, ai nostri partner, che si torna indietro e pertanto non è un bene per l’Italia”), una dichiarazione probabilmente fuori luogo data la natura tecnica dell’autore, ma che è stata rapidamente adottata come pretesto di una manovra politica ben più ampia.

 

Che la posizione del Pdl fosse, come ha spiegato Cicchitto, “fortemente critica sulla politica economica del governo” si sapeva. Ciò che rappresenta, però, la vera questione nella vicenda è il motivo di un tale ed improvviso strappo, e la risposta va chiaramente rintracciata nell’annuncio dell’ex premier.

 

Berlusconi ha infatti conferito alla sua nuova mossa un carattere esplicitamente anti-montiano, affermando che “la situazione oggi è ben più grave di un anno fa quando lasciai il governo”, e che non può consentire “che il mio Paese precipiti in una spirale recessiva senza fine”. Un po’ per far leva sull’umore rabbioso degli italiani, un po’ per stuzzicare la Lega, il leader del Pdl ha così scelto in maniera netta e precisa un orientamento contrario all’austerità e alla politica d’emergenza del governo tecnico.

 

Nessuna profonda analisi nell’astensione, dunque, ma solo pura e sistematica campagna elettorale. E questo lo si capisce se si osserva lo sfogo di Giuliano Cazzola, uno dei deputati del Pdl che ieri hanno deciso di votare la fiducia al governo contro le direttive del partito: “Con un sms ci hanno detto di astenerci. Una caserma. Sono tutti lì a scondinzolare: Silvio, che bravo!”. “Quando ho sentito che Berlusconi – ha continuato Cazzola – si sarebbe ricandidato su una linea politica d'opposizione a questo governo, ho deciso che avrei votato la fiducia. Già intravedo una campagna elettorale in cui il mio partito sparerà contro l’Europa, l’euro, la Merkel e racconterà la balla della crescita”.

 

Ma se da una parte il Pdl ha già avviato la campagna elettorale, dall’altra il Pd sembra non vedere l’ora di andare alle urne, nel tentativo di sfruttare l’aumento di consenso dovuto anche al successo delle primarie. Le parole della capogruppo del Pd Anna Finocchiaro sono state emblematiche: “Se il principale partito della strana maggioranza che sostiene Monti non vota la fiducia, vuol dire che il governo non ha più la maggioranza. Credo che Monti dovrebbe recarsi al Quirinale”.

 

Una valutazione assolutamente priva di fondamento, se si considera che il dl sviluppo ha comunque ricevuto la fiducia del Senato, in virtù della decisione del Pdl di non partecipare al voto ma di consentire il mantenimento del numero legale con la partecipazione e l’astensione di alcuni senatori.

 

Il comportamento del Pd è apparso addirittura più aggressivo di quello del Pdl, tanto che il capogruppo Maurizio Gasparri ha dovuto frenare i bollenti spiriti democratici: “Finocchiaro lasci a noi le valutazioni su quello che avverrà nei prossimi giorni. Non è questo il momento per trarre conclusioni. Valuteremo cosa fare”. Insomma, Berlusconi non è l’unico a pensare già alle elezioni.


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