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30/06/22 ore

Centrosinistra, le Primarie all'italiana nel confronto all' "americana"


  • Ermes Antonucci

Nel confronto televisivo tra i candidati delle primarie ospitato da Sky, i tre soggetti più rilevanti in termini elettorali – e cioè Bersani, Renzi e Vendola – sono emersi in modo evidente come i protagonisti della disputa, relegando ai margini dello scenario Laura Puppato e soprattutto Bruno Tabacci, a dir poco sottotono.

 

Sul fisco si sono mostrati tutti abbastanza d’accordo sulla necessità di rendere più efficiente la lotta all'evasione fiscale e di evitare un aumento delle tasse. L’unico appunto da registrare è stato quello di Renzi nei confronti di Vendola, Bersani e Puppato sull’idea di una patrimoniale per i redditi più alti: “I redditi di oltre un milione, sono 746: o allarghiamo la base o è una barzelletta”.

 

Sull’Europa, tutti hanno concordato sul progetto di rafforzamento del progetto, e a far emergere timidi differenti punti di vista è stata la possibilità di una rinegoziazione del Patto di stabilità. Per Renzi “solo dirlo è un danno all’Italia”, per Vendola “non si può strozzare il paese per rispettarlo”, per Bersani “non c’è bisogno di toccare il patto di stabilità, ma di aggiungere una serie di politiche”.

 

Il tema dell’occupazione ha finito con l’incentrarsi, in modo comprensibile, sulla situazione dei giovani. Qui a risultare più convincente è stato il segretario Bersani, che ha affermato la centralità del diritto allo studio, l’idea di incentivi fiscali per l’assunzione di donne e giovani, e l’esigenza di meritocrazia, “purché coniugata con l’uguaglianza” cioè in riferimento alle condizioni di partenza (cosa che i nostrani politicanti dimenticano spesso). Vendola, paradossalmente, si è limitato ad invitare i giovani a “venire in Puglia e vedere come abbiamo inventato lavoro”. Renzi, invece, oltre a lanciare slogan (“Non faccio promesso ma un invito, quello di giocarsela in un Paese che noi vogliamo cambiare”), ha puntato l’attenzione sulla riforma della giustizia civile e sulla “piaga pazzesca del lavoro femminile”. Decisamente interessante è apparso anche il programma di Laura Puppato: più risorse a ricerca e innovazione (il 3% del Pil, invece dell’1,5%), e contratto di lavoro a tutele progressive per assumere donne under 35 e giovani.

 

Successivamente è arrivata da parte di tutti i candidati la bocciatura della riforma Fornero, e l’invito rivolto all’ad della Fiat Sergio Marchionne di assumere un comportamento più responsabile e chiaro sul futuro dell’azienda in Italia.

 

Per quanto riguarda i diritti dei gay,  a dirsi favorevole al matrimonio e all’adozione per le coppie omosessuali sono stati Puppato e Vendola. Per Renzi e Bersani servono unioni civili, mentre permangono i dubbi sull’adozione. Drastico Tabacci, da buon ex-Udc, d’accordo per le unioni civili, ma non bisogna “equiparare il matrimonio tra gay a quello tra etero”, e “i bambini hanno diritto a un padre e a una madre”.

 

Sui tagli ai costi della politica tutti hanno sottolineato la necessità di tagli. Renzi è stato l’unico a sostenere l’abolizione totale dei finanziamenti pubblici ai partiti (“Sì al finanziamento all'americana), mentre Bersani, Vendola, Puppato e Tabacci hanno avvertito sul rischio che, eliminati i finanziamenti, a far politica possano essere solo i ricchi, pur evidenziando il bisogno di una riforma e di maggiore trasparenza.

 

Infine, dopo un imbarazzante “question time” con domande irrisorie da parte dei sostenitori dei candidati, è giunto sul tavolo il nodo delle alleanze. Renzi e Vendola hanno chiuso la porta a Casini, il primo “perché di Casini ne abbiamo già abbastanza”, il secondo perché lo vede in sintonia “con il liberismo che va combattuto”. Ad una coalizione Pd-Udc-Sel crede Tabacci, mentre Bersani e Puppato si sono detti disponibili al dialogo con i moderati.

 

Nel complesso un confronto molto pacato, forse più del previsto, in cui i punti di discussione capaci di rappresentare differenze nei programmi di governo, e quindi di indirizzare il consenso dei telespettatori in una direzione chiara, sono stati molto pochi. Complice anche un format incentrato su una esasperante rapidità nello scambio domande-risposte, a farla da padrona è stata la capacità comunicativa dei candidati, a danno di contenuti che, seppur in modica quantità, sono solo timidamente emersi. Un dibattito in linea con il “modello” italiano di primarie.


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