Nel 1997, la commissione bicamerale per le riforme costituzionali, presieduta da Massimo D’Alema, discuteva la cosiddetta “bozza Boato” (dal nome del senatore dei Verdi Marco Boato) con la quale si prevedeva la separazione delle carriere fra magistrati giudicanti e requirenti. Sul tema Agostino Viviani (nonno materno di Elly Schlein), a lungo esponente del PSI e vicino al partito radicale e alle sue battaglie, allora membro laico del CSM, si esprimeva in favore delle modifiche in questa intervista del 27 marzo 1997 rilasciata a Luigi O. Rintallo, ora raccolta nel libro Quando avvelenarono i pozzi e si fece il deserto reperibile su Amazon...
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Nell’invocazione dell’autonomia della magistratura, c’è chi intravede l’intento da parte dei magistrati di determinare la politica giudiziaria. Che ne pensa?
È indispensabile avere una magistratura indipendente e quindi autonoma dagli altri poteri. Ma questa autonomia deve servire ad applicare la legge, non ad influire sulla realtà. La politica giudiziaria è tutt’altra cosa: spetta al Parlamento e non certo ai magistrati vincitori di concorso. Solo le forze che hanno avuto il conforto dell’opinione pubblica hanno il diritto di occuparsene.
Il ministro di Giustizia, intervenendo sulle intercettazioni a Scalfaro, ha confermato che il pool milanese ha agito oltre i limiti prefissati dalla Costituzione, ma poi non accade nulla. Se ne potrebbe dedurre che non per tutti i magistrati la legge sia sovrana…
Il pool ha compiuto un’azione che, a mio avviso, non poteva e non doveva compiere. Il Capo dello Stato non avrebbe dovuto essere intercettato e se lo è stato, in conseguenza di altre intercettazioni, queste ultime avrebbero dovuto essere distrutte.
Che poi il pool di Mani pulite, per il suo comportamento, non sia stato sanzionato in alcun modo si deve al fatto che l’azione disciplinare (spettante al Ministro e al Procuratore generale) non è obbligatoria ma facoltativa. Quindi il ministro può comportarsi come ha fatto, anche se da un punto di vista politico ha sbagliato.
Spesso i magistrati lamentano scarsità di strutture e mezzi. Poi, però, risulta che la stessa ANM si oppone all’allargamento degli organici. Non è contraddittorio?
Per l’ANM, questa è una costante: la magistratura non vuole l’allargamento degli organici. Secondo me a torto. Si dice che l’aumento degli organici farebbe calare, per così dire, la bontà del prodotto. Il che non è vero perché certo non avverrebbe senza remore. Far salire il numero dei magistrati è invece indispensabile.
Oggi la giustizia vive una drammatica impasse: da un lato, abbiamo difensori dello Stato di diritto sospettati di farlo per tutelarsi da eventuali accuse; dall’altro, si può dubitare che la sacralizzazione dell’operato delle toghe serva solo a preservare una quota di potere. Come uscirne?
Ci vogliono riforme radicali e mi auguro, sebbene non ci creda, che la Bicamerale riesca a realizzarle. Ma sarà difficile, specie dopo che dall’alto (vedi Scalfaro) non si fa che mettere i bastoni fra le ruote, confondendo persino le parti della Costituzione.
È discriminante separare la posizione del giudice da quella dell’accusatore. A quest’ultimo, inoltre, va tolta la facoltà di istruire da solo l’intero processo, che oggi è profondamente falsato.
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