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07/03/26 ore

Il sondaggio di Pagnoncelli sul referendum giustizia: nel PD il SI arretra più che nei 5Stelle


  • Luigi O. Rintallo

Nell’articolo sul «Corriere della Sera», con il quale presenta il sondaggio sul referendum confermativo del 22-23 marzo, Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos Doxa, docente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e collaboratore nelle trasmissioni televisive di Giovanni Floris (Ballarò, Di Martedì … ecc.), registra una prevalenza del voto contrario alla riforma della magistratura approvata dal Parlamento a ottobre 2025.

 

Lo scenario descritto dall’autore poggia su una duplice constatazione: da un lato, a favorire il NO sarebbe una partecipazione attestata al 42%, che scaturirebbe da un ridotto interesse degli elettori per il tema; dall’altro, il SI sarebbe penalizzato dalla maggiore mobilitazione delle opposizioni rispetto ai partiti sostenitori della riforma

 

Colpisce come entrambe le considerazioni appaiano piuttosto il frutto di postulati, che non di osservazioni empiriche. Tanto più che poco sappiamo circa le modalità di svolgimento del sondaggio e meno ancora circa la veridicità delle risposte raccolte. 

 

L’asserito limitato interesse per l’argomento (solo il 9%) contraddice, per esempio, quanto emerse nel 2022, allorché circa sette milioni di elettori (il 74,01% sul 21% dei votanti) si espressero a favore del referendum abrogativo del partito radicale sulla separazione delle funzioni, nonostante il sistematico boicottaggio sui media che proclamavano la loro assoluta irrilevanza, con tanto di talk tv, a quel tempo in RAI, (Che tempo che fa) che esortava a non andare alle urne per voce di Luciana Litizzetto

 

Altrettanto criptico risulta il ragionamento per cui le percentuali varierebbero in base a un tutto sommato ridotto incremento dei partecipanti: con una partecipazione del 49% anziché del 42%, il NO in questo caso verrebbe sorpassato di poco dal SI. Sembra più che altro un modo per Pagnoncelli di non sbilanciarsi troppo, anche se restano molti dubbi sull’utilità di queste rilevazioni alla luce delle non infrequenti plateali smentite del giorno dopo. 

 

Prevale, infatti, la sensazione che lo scopo reale dei sondaggi in Italia non sia quello dichiarato di far conoscere come la pensano i cittadini, ma quello di confermare tendenze o peggio direzionare comportamenti. 

 

Desta, invece, un certo interesse un dato, abbastanza significativo da un punto di vista politico. 

 

Nelle ultime settimane, gli elettori PD orientati per il SI sarebbero in calo (dal 14 al 9%) a dimostrazione di quanto sia asfittica la presenza “riformista” in questo partito, sempre più appiattito e subalterno rispetto ai diktat provenienti dalla magistratura associata. Ancor di più dell’altra forza di opposizione, i 5Stelle, dove invece vi sarebbe una percentuale tra il 22 e il 25% di elettori pronti ad apporre la loro croce sul SI.

 

 


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