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19/05/22 ore

Ciao Mario …


  • Giuseppe Rippa

Era il maggio del 1979, eravamo a ridosso delle elezioni politiche che di lì a poco si sarebbero tenute (domenica 3 e lunedì 4 giugno); eravamo sotto il palco allestito in piazza Matteotti a Napoli.

 

Il Pdup e il Partito Radicale avrebbero tenuto un comizio uno dopo l’altro, come accadeva in quel tempo in cui le campagne elettorali si svolgevano con  manifestazioni, manifesti e volantini.

 

I palchi erano destinati un’ora per volta a ciascun partito o lista, secondo un calendario che veniva fissato per date e orari presso il comune e l’autorità di polizia. Eravamo entrambi candidati, Mario Catalano e io, lui per il Pdup e io per il Partito Radicale

 

C’era un clima infuocato. I partiti di centro erano sostanzialmente bloccati, la DC calava ma resiteva, il PCI era  in crisi (subì al voto un forte arretramento), gli altri partiti galleggiavano (formarono poi con la DC il pentapartito). Noi gruppi di minoranza lavoravamo a sinistra ai fianchi il partito comunista. Anime marxiste e libertarie si scontravano. I militanti dei due gruppi che dovevano parlare di seguito distribuivano volantini e si davano qualche spintone.

 

Sul palco salì prima Catalano che leggeva in chiave comunista critica la situazione politica. Lo fece con il suo solito stile pacato ma fermo e determinato. Poi fu il turno del Partito Radicale, e io mi trovai sul palco con i soliti manifesti scritti a mano e il gruppo festoso di militanti radicali di Napoli che facevano il tifo. Il tutto introdotto da una canzone di Edoardo Bennato che come altri cantautori si candidarono, in fondo alle nostre liste e solo per testimoniare appoggio. Le tesi libertarie a sinistra che proponevo non erano del tutto digerite dai comunisti del  manifesto e degli altri gruppi che formavano l’arcipelago del Pdup. Alla fine dei comizi ci ritrovammo nella piazza e la discussione continuò, senza toni accesi ma con la determinazione di chi ci credeva veramente anche se da sponde culturali diverse.

 

Lì ebbi il primo contatto con Mario e in quel clima pimpante nacque un’amicizia

 

L’ottava legislatura ci vide entrambi nei banchi di palazzo Montecitorio. Tutto sommato molto vicini perché a sinistra il PCI non volle essere scavalcato e quindi eravamo sistemati più o meno nella parte alta dell’emiciclo ma abbastanza infilati, anche se autonomamente, nei posti a sinistra che formavano un’oasi nel gruppone di Botteghe Oscure.

 

Ecco fu all’inizio degli anni ottanta che l’amicizia tra me e Mario si consolidò, che divenne solida e molto ricca di valori umani oltre che di interpretazioni dei processi politici e istituzionali, che naturalmente partivano da impostazioni culturali diverse ma profondamente legati dalla speranza del cambiamento…

 

Per quasi quarant’anni, il nostro rapporto è rimasto solido, anche se negli ultimi anni per il fatto che io vivo a Roma e lui era tornato a Napoli, ci vedevamo di meno. Ma in decine e decine di appuntamenti ci siamo ritrovati, con i dibattiti che Quaderni Radicali ha promosso in molte città e paesi dell’Italia dove la voce di Mario era da me cercata perché rappresentava un punto di vista importante nel confronto delle idee e delle opinioni.

 

Guai a pensare che Mario, che pure tanto lavorò intellettualmente nell’area comunista, avesse atteggiamenti, … dicevamo scherzando tra noi, hobbesianamente assoluti, insomma rigidamente ideologici e il confronto ha sempre respirato la curiosità della ricerca e della comprensione della nostra cultura laica, liberale senza aggettivi e libertaria di cui io mi facevo portatore dicendo che era quello che mancava alla sinistra.

 

È vero diceva, a volte siamo rimasti prigionieri di un modello che ha finito per testimoniare una subalternità, ma la questione liberale a sinistra che proponevo non la respingeva e la accompagnava alle sue tradizionali e acute interpretazioni che ne hanno fatto un riferimento importante nella lettura degli avvenimenti.

 

E poi tante occasioni di comunicarci anche stati d’animo e allegria, amarezze e piccole gioie che danno alla vita delle donne e degli uomini un sapore diverso e ricco interiormente.

 

Qualche giorno fa Mario ci ha lasciati. È una perdita umana e politica dolorosa e triste. Ti voglio e ti  vogliamo bene… ciao…

 

 

 

 


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