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24/11/17 ore

Rosatellum bis, il nuovo capolavoro alle Camere



Nel linguaggio criptico della politica, tutto ciò che finisce in um si riferisce quasi sempre a una (delle tante) leggi elettorali, approvate o non. Il Rosatellum è una di queste, dal nome del capogruppo Pd Rosato, che si intestò l'idea meravigliosa bocciata a luglio, dopo un iniziale accordo a quattro con dentro anche il Movimento 5 Stelle.

 

Nella versione cosiddetta 2.0 - depositata in Commissione questa volta dall'onorevole Fiano alla Camera e da una truppa di peones (Andrea Marcucci, Roberto Cociancich, Stefano Collina, Franco Mirabelli e Giorgio Pagliari) al Senato – sarebbero sempre 4 a ballare l'Alligalli, con la sostituzione di un componente: al posto dei riottosi grillini (che già gridano all'inciucio), c'è Alleanza popolare di Alfano, che si unisce a Forza Italia e Lega, oltre ovviamente al Partito democratico. Contrari anche questa volta il Mdp, D'Alema e compagni per intenderci, fieramente attestati su posizioni anti-renziane. Guardinghi e incerti, invece, Fratelli d'Italia.

 

A un primo sguardo d'insieme, il nuovo disegno di legge promette grandi cose. L'intento è in linea di principio (e a parole) sempre nobile: favorire la governabilità dopo le elezioni. Sotto il profilo pratico (e nei fatti) siamo probabilmente di fronte all'ennesimo cervellotico guazzabuglio.

 

Dalla sintesi dei punti salienti diffusi dai principali giornali, il nuovo capolavoro si basa – tenetevi forte – su 231 collegi uninominali e prevede uno sbarramento al 3% per le singole liste e al 10% per le coalizioni. La distribuzione dei seggi è per il 36% maggioritaria e per il 64% proporzionale. Nei collegi plurinominali, dove vale il proporzionale, sono previsti dei listini molto corti, dai 2 ai 4 candidati massimo. Viene fissata inoltre una quota di genere nella proporzione di 60-40%”. Vale a dire i “partiti dovranno bilanciare la presenza di candidati uomini e di candidate donne: ….«nei collegi uninominali nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60%»; nei collegi plurinominali «nessuno dei due generi può essere rappresentato nella posizione di capolista in misura superiore al 60%».

 

Sono inoltre previste le pluricandidature, ma solo per la parte proporzionale e per un massimo di tre. Non sono invece consentite nella parte maggioritaria: nessuno può essere candidato in più di un collegio uninominale. È però consentita la candidatura dello stesso candidato in un collegio uninominale e nei collegi plurinominali, fino ad un massimo di tre”. Non è ammesso il voto disgiunto.

 

La scheda elettorale sarà unica e conterrà i nomi dei singoli candidati associati ai partiti che li sostengono, con accanto i nomi del listino della circoscrizione relativa. A guardarla è la giusta sintesi di gran casino. Eppure, c'è chi parla di un buon punto di partenza. Nelle prossime settimane vedremo fin dove vogliono arrivare. (red.)

 

 


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