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19/11/17 ore

Per evitare l’abisso dei 5 Stelle, conversazione con Biagio de Giovanni



 Aver trascurato la soluzione della “questione liberale” rimane l’ostacolo maggiore per una reale riforma del nostro sistema politico. E questo, a maggior ragione, vale per il Partito Democratico che così è rimasto a lungo in mezzo al guado... il PD non pare affrontare davvero i temi della crisi italiana, a cominciare dalla giustizia che resta sorprendentemente assente dal confronto. Possiamo affermare che – tutto sommato – deve ancora nascere un “vero” Partito Democratico?

Risponde Biagio de Giovanni conversando con Geppi Rippa

 

In un certo senso è proprio così. C’è stato il tentativo originario di Renzi, quello che lo ha fatto emergere come leader, al quale ho dato credito perché mi sembrava che finalmente – sia pure con le scorciatoie culturali che gli erano proprie – avesse certificato la fine di una storia, quella del post-comunismo come si è declinato a partire dagli anni Novanta. Politicamente non è una storia che finisce in assoluto, in quanto magari nei meandri della società italiana è ancora presente, ma certo viene il momento nel quale una storia va dichiarata finita. Renzi ha avuto in fondo questo coraggio, di chiudere con il post-comunismo che aveva dato luogo a quello che – per dirla con Croce – è stato l’ircocervo del centro-sinistra ulivista durante la cosiddetta seconda Repubblica. L’Ulivo con Renzi passa nel dimenticatoio e, soprattutto, se ne spazzano via i gruppi dirigenti che lo avevano guidato.

 

Sotto questo punto di vista, va ribadito, Renzi è stato in effetti un nuovo inizio. Poi, per tante ragioni, sia a causa del pantano italiano di cui non ci si riesce a liberare e sia a causa degli errori commessi, il 4 dicembre 2016, con la sconfitta al referendum costituzionale, è arrivata la botta che ha messo in crisi tutto. D’altra parte, l’ipotesi renziana è talmente significativa e forte nella sua connotazione immediatamente politica, che contrariamente alle previsioni Renzi con le primarie è tornato in campo. Questo significa che nella società italiana, sia pure in modo confuso e problematico come ben sappiamo, è presente l’idea che si debba fare qualche cosa di diverso rispetto al passato e che finalmente la storia del post-comunismo vada chiusa. È un’idea che ottiene ancora credito. Naturalmente, è un credito ora più che mai problematico dopo il 4 dicembre, perché quella sconfitta pesa. Non solo perché ha prodotto una scissione, secondo me benefica, dal momento che non si può fare un partito nel partito: si può avere una corrente di pensiero, perfino una corrente organizzata, ma poi la maggioranza del partito deve poter governare, cosa che non era possibile con gli scissionisti. E che, purtroppo, si sta ripresentando con gli “orlandiani” – lasciando da parte il caso patologico di Emiliano, che non è il caso di porre sotto i riflettori – visto che la posizione di Orlando è molto sintomatica: il ministro di Giustizia si ripropone ancora una volta di fare da ponte con tutto ciò che sta a sinistra.

 

Invece, penso che il Partito Democratico ha una chance se rimane solo...

 

- prosegui la lettura su Quaderni Radicali 114

 

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Commenti   

 
0 #4 ilSocialista 2017-07-04 00:37
un piccolo consiglio fraterno, basta pensare al comunismo, non siamo negli anni 50, siamo nel XXI secolo e c'è rimasto solo a Cuba; la Cina e la Corea sono degli ibridi sociologici di assolutismo orientale, come lo fu del resto l'URSS ;lo so che molti liberali hanno col comunsmo dei traumi infantili irrisolti e se gli togli il comunismo gli crolla traumaticamente una parte del loro mondo sentimentale, un ago della bussola ed un punto fermo nell'esistenza; ma c'è un limite per ogni delusione affettiva e si può anche elaborare un lutto
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0 #3 ilSocialista 2017-07-04 00:31
persino Trump si è convinto che senza lavori pubblici infrastruttural i KEYNESIANI che possano tirare per i capelli l'occupazione e le speranze della gente comune, dalla crisi non si uscirà MAI.
Ora può darsi che Trump gli sparino in testa come Kennedy o che faccia una cazzata lui e dichiari guerra alla Cina; l'america è diventata notoriamente un paese dilaniato; sta gradualmente assumendo caratteristiche sudamericane in quanto le sue diseguaglianze, con il polverizzarsi del ceto medio, stanno assumento dimensioni sudamericane; quindi la occorrenza storica di caudilli e colpi di mano potrebbe verificarsi tranquillamente ;
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0 #2 ilSocialista 2017-07-04 00:23
riforme del welfare sarebbero bene accette, sempre che non si incazzino gli anziani a cui notoriamente va la stragrande maggioranza della spesa sociale; però volendo vedere il problema alla radice, c'è che il cosiddetto libero mercato da solo NON garantisce la piena occupazione; è sotto gli occhi di tutti e matematicamente dimostrato; persino in Germania, che è la fabbrica del mondo assieme alla Cina la piena occupazione non sussiste e molta gente campa di ripieghi; tantro è vero che La Merkel orea vuole mettere la piena occupazione al centro delle prossime elezioni; ironia della sorte la Germania si è sciroppata moltissimi posti di lavoro che sono evaporati dall'Italia
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0 #1 ilSocialista 2017-07-04 00:17
amico mio, elementi liberali che tanto ti stanno sulla coratella e sul pericardio, possono essere sempre inseriti; del resto qui le cose le più liberali le ha fatte un ex comunista, Bersani.
Detto questo se si vuole evitare l'abisso del 5 stelle veramente e non a chiacchiere ci sta un solo modo, ovvero che la sinistra faccia la sinistra; perchè se la sinistra vuole fare spasmodicamente il centro, è evidente che la politica non ammette vuoti e lo spazio viene occupato da qualcun altro.
Ricorderei che per chi le tasse non le paga o ne paga poche, il motto "meno tasse" non suona molto convincente; sarebbero molto più convincenti slogan contro la disoccupazione o la povertà;
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