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20/09/20 ore

L'emergenza Giustizia non è un Fatto Quotidiano


  • Ermes Antonucci

"L'Europa ce lo chiede, ma da 20 anni l'Italia fa finta di niente": così tuona oggi, in prima pagina, il Fatto Quotidiano elencando la lunga lista delle procedure di infrazione avviate dagli organismi europei negli ultimi anni e mai recepite dal governo italiano. Nel suo sdegno, però, il giornale di Padellaro e Travaglio dimentica un "piccolo" dettaglio, quello relativo allo stato di vera e propria flagranza criminale in cui versa il nostro Paese per la gravissima e pluricondannata emergenza del sistema giustizia.

 

L’antologia degli impegni “nel nome di Bruxelles” non rispettati dall’Italia presentata dal Fatto (che per un momento accantona sorprendentemente il proprio spirito grillino anti-Ue) si rivela infatti l’ennesima operazione politica e qualunquistica: lotta alla corruzione, finanziamenti all’istruzione, revisione del sistema dei sussidi di disoccupazione, estensione della banda larga, miglior utilizzo dei fondi europei. Tutto, insomma, tranne la questione giustizia.

 

Una dimenticanza non da poco. Nel condannare ancora una volta l’Italia per il “trattamento inumano e degradante” – in breve, tortura – cui sono sottoposti i detenuti all’interno delle nostre carceri, la Corte europea dei diritti umani ha infatti concesso allo stato italiano dodici mesi di tempo per trovare una soluzione al sovraffollamento carcerario e introdurre una procedura per risarcire i detenuti che ne sono stati vittime. Il termine, fissato al prossimo 28 maggio, è ormai dietro l’angolo.

 

Se entro quella data il governo non dovesse prendere alcun provvedimento (un esito, questo, quasi scontato, date le trasversali resistenze verso l’adozione di misure strutturali quali amnistia ed indulto, le uniche a poter avviare un percorso di riforma), l’Italia sarà costretta a pagare una multa di decine, se non centinaia, di milioni di euro. Un “ottimo” modo, dunque, per avviare il fatidico semestre di presidenza europea.

 

Di tutto ciò, però, il Fatto non sembra molto consapevole. Piuttosto che dar risalto alla costante violazione dei diritti umani e dello stato di diritto, con la sua ultima opera di denuncia il giornale travagliesco dimostra di voler proseguire sulla strada del qualunquismo e del giustizialismo, sicuramente più appetibile per il proprio popolo di lettori-militanti (a maggior ragione se è stato il presidente Napolitano, nemico numero uno per il Fatto ormai ancor più di Berlusconi, ad evocare l’adozione di “rimedi straordinari” come amnistia ed indulto).

 

Il vuoto cosmico attorno all’emergenza giustizia non è peraltro giustificabile con la pretesa di voler porre l’attenzione soprattutto sulle raccomandazioni di carattere economico provenienti da Bruxelles non recepite dal nostro paese. Il sovraffollamento carcerario, infatti, come dicevamo, potrebbe costarci parecchio: la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia a pagare 100mila euro di risarcimento a 7 detenuti e potrebbe imporre di fare lo stesso per gli altri circa 20mila detenuti in eccesso o addirittura per l’intera popolazione carceraria (in questo caso la multa arriverebbe addirittura al miliardo di euro).

 

Non va inoltre dimenticato, restando in tema economico come piace al Fatto, che il sovraffollamento carcerario rappresenta solo uno degli effetti della crisi strutturale del sistema giustizia. Un altro grave fronte della stessa “malattia” è costituito ad esempio dall’abnorme lentezza dei processi, che, oltre a scoraggiare imprese e investimenti esteri, è responsabile della perdita di svariati miliardi di euro di Pil.

 

Insomma, parafrasando qualcuno: “Giustizia, carceri, processi, diritti: l’Europa ce lo chiede ma il Fatto fa finta di niente”.

 

 


Commenti   

 
0 #1 Paolo 2014-03-11 15:21
Purtroppo i radicali sono gli unici benemeriti nella lotta per migliorare le condizioni dei detenuti.
Questi ultimi non sono una lobby, si trovano ai margini della vita sociale e pertanto contano poco per non dire nulla.
Occorrerebbe un soprassalto della coscienza per prendersi cura degli ultimi, ma i nostri politici sono troppo presi da altre cose per incidere sul sistema giustizia.
Eppure amnistia e indulto sarebbero provvedimenti a costo zero che arrecherebbero un duplice beneficio: quello di rendere più vivibili i luoghi di detenzione e quello di alleggerire il carico di lavoro dei Tribunale.
Di più: se la pena come insegnano nelle Università, è una extrema ratio non sarebbe il caso di spazzare via tanti inutili procedimenti per reati di nessun conto con un serio provvedimento di clemenza cui dovrebbero seguire subito dopo, riforme strutturali?
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