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16/06/24 ore

Giustizia, amnistia è strutturale per la riforma



Il titolo era: 'La clemenza necessaria. Amnistia, indulto e riforma della giustizia”. Ma, nelle dichiarazioni rese a margine del convegno che si è tenuto il 4 dicembre presso il Senato della Repubblica, Giorgio Napolitano pare essersi concentrato unicamente sul secondo dei tre provvedimenti elencati: l'indulto.

 

Sulla traccia del costituzionalista Vladimiro Zagrebelsky, che è intervenuto al convegno, il capo dello Stato ha dunque sottolineato la necessità e l'urgenza di una soluzione che, però, contiene in sé tutti i limiti della provvisorietà.

 

Ciò che è preoccupante - spiega Rita Bernardini, presente anche lei all'iniziativa – è che si spazzi facilmente via “l'ipotesi, per la quale stiamo lavorando da anni, dell'Amnistia intesa come Riforma strutturale necessaria a far ripartire la giustizia paralizzata del nostro Paese”.

 

“Una giustizia irragionevolmente ritardata – continua la segretaria di Radicali Italiani - che oltre a mettere in pericolo lo Stato di Diritto, come ci ha contestato ripetutamente il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, fa pagare un prezzo altissimo in termini umani ed economici a milioni di cittadini”.

 

Nonostante sia corretto affermare, come fatto da Zagrebelsky, che per rispondere a quanto richiesto dalla Corte Edu con la sentenza Torreggiani – divenuta definitiva alla fine di maggio, essa condanna l'Italia per violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, articolo che ha come titolo “tortura” – sarebbe sufficiente il solo provvedimento di indulto, “è altrettanto vero che il nostro Stato è condannato, sistematicamente da almeno trent’anni, per violazione dell’articolo 6 e cioè per l’'irragionevole durata dei processi'”.

 

E, dovrebbe essere chiaro a tutti, l'unica soluzione su questo fronte, per snellire gli oltre 5 milioni di procedimenti penali pendenti, è l'amnistia. “La tanto deprecata, non ragionevole durata dei processi – sottolinea il leader radicale Marco Pannella – evidentemente con l'indulto non ha nulla a che vedere, ma con l'amnistia strutturalmente sì: il primo non è spacciabile per una riforma, che solamente con la seconda potrebbe prendere avvio”.

 

“Mi auguro – conclude Pannella – che se Napolitano fosse intervenuto al convegno e avesse potuto parlare, avrebbe confermato l'importanza dell'amnistia come misura non solamente di clemenza, ma innanzitutto, come tutti riconoscono, strutturale: una riforma della criminale situazione della giustizia, causa prima di un Paese che da 30-40 anni realizza e mantiene la tortura di stato”.

 

Intanto, da qualche giorno, ha preso il via l'organizzazione della prossima iniziativa radicale: la seconda marcia di Natale, (la prima è stata nel 2005) una grande mobilitazione collettiva, prevista per il 25 dicembre, per l'amnistia, la giustizia e la libertà.


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