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21/02/19 ore

Roma, gli sgomberi perbene del centrosinistra



La giunta PD/Sel riprende la politica fallimentare del centrodestra a Roma in materia di sgomberi illegali ai danni delle famiglie Rom senza casa. Manca però la foglia di fico della “emergenza nomadi”, senza la quale le violazioni delle leggi in vigore emergono in tutta la loro vergognosa realtà. Lettera aperta, appello online e iniziative nonviolente da parte di artisti, giornalisti e attivisti da tutta Italia.

 

Nuovi sgomberi di famiglie Rom a Roma. Il PD non mantiene le promesse fatte in campagna elettorale e prosegue la politica di Alemanno. Con una differenza sostanziale: la “emergenza nomadi” è stata bocciata dal Consiglio di Stato. Gli sgomberi con scarso preavviso, i trasferimenti obbligati, e l’arrivo delle ruspe sulle baracche di donne e bambini sono dunque completamente illegali. Come in qualunque paese civile. Il sindaco di Roma e il prefetto, nel corso della Giunta precedente, hanno agito in deroga alle norme vigenti in virtù della proclamata emergenza. Un’emergenza su base etnica, vergognosa, infamante, ma sufficiente a legittimare apparentemente interventi contrari ai diritti umani nei confronti della minoranza Rom.

 

 

Oggi la foglia di fico dell’emergenza Rom è caduta. E con essa, anche la foglia di fico che copriva le inesistenti differenze tra la politica sull’immigrazione del centrodestra e quella del centrosinistra. Questo felice connubio ci riporta sinistramente alla memoria il Trattato Italia-Libia e lo scandaloso avallo dei pogrom di Ponticelli a Napoli. Adesso tocca a Marino, che inaugura la sua giunta con una nuova stagione di sgomberi: prima ancora dell’ingiustificato smantellamento del Communia, lo sgombero fallito dei poveri rifugiati di via Salviati, in zona Tor Sapienza.

 

 

Il sindaco il 12 agosto ha dovuto far arretrare le sue ruspe dall’insediamento abusivo, dopo l’ininterrotta resistenza nonviolenta della comunità condotta insieme ai portavoce, a Gianni Carbotti e a chi scrive. Per 12 ore consecutive la continua invocazione di diritti basilari, che dovrebbero essere garantiti a prescindere dall’etnia e dalla condizione sociale, è culminata nella dichiarazione dello sciopero della fame a oltranza fino a quando il Comune non decida di rientrare nel quadro della legalità. Lo sciopero è ora sospeso in virtù della proroga concessa (a parole, senza niente di scritto) ai due portavoce del campo.

 

 

 

Il silenzio della stampa sull’iniziativa nonviolenta nei resoconti successivi al tentato sgombero è indicativo del clima che si respira non solo a Roma, ma in tutta Italia in merito alla deontologia e alla libertà d’informazione. Giornalisti che erano sul posto e avrebbero potuto documentare una vittoria della coscienza politica da parte della comunità rifugiata hanno preferito scrivere luoghi comuni sui Rom. Sta di fatto che Radio Radicale ha documentato tutto grazie al lavoro di Andrea Billau (Radiomigrante), il quale ha aderito all’appello pubblicato da Agenzia Radicale e Liberazione. La lettera aperta al sindaco Marino chiede al PD di rispettare le promesse elettorali, a firma di Moni Ovadia, Santino Spinelli, Antun Blazevic, Fabio Alberti, Paolo Izzo, Andrea Billau, Raffaella Di Marzio, Sandor Dragan Trajkovic, Zoran Jovanic, Giuseppe Rippa, Gianni Carbotti e chi scrive.

 

 

La comunità rifugiata a via Salviati ha denunciato per anni violenze di matrice etnico-religiosa ai danni di donne e minori quando si trovava nel campo di Castel Romano sulla via Pontina, un lager con una piantina simile a quella di Auschwitz situato a chilometri dal centro abitato in cui la vecchia giunta ha rinchiuso quasi duemila bosniaci islamici insieme a meno di duecento serbi cristiani, quasi a voler ricordare, accanto alle deportazioni della Seconda Guerra Mondiale, anche la guerra dell’ex Jugoslavia a un popolo che non ne può più di essere rinchiuso in aree recintate e sorvegliate da guardie in divisa.

Il muscoloso braccio della legge è stato assente nel tutelare la legalità fino al momento in cui le famiglie sono fuggite dai container dati alle fiamme. Non appena si sono accampati su terreni al centro di grossi interessi edilizi, la legge si è ricordata dei loro drammi e si è recata da loro per sgomberarli e riportarli dove sono fuggiti. Una decisione unilaterale presa dallo stesso schieramento politico che fino a pochi mesi fa, quando si trovava all’opposizione, attaccava continuamente Alemanno per gli sgomberi illegali. Ma come ha avuto l’incredibile coraggio di esclamare il vice-sindaco Luigi Nieri mentre invitava donne e bambini ad abbandonare le baracche per poterle distruggere, “questo non è uno sgombero”. E su questo concordiamo con Nieri. La differenza fra uno sgombero e un atto di violenza è che lo sgombero ha delle regole. La violenza non ne ha. E di fronte alla violenza, c’è solo la nonviolenza.

 

Campo Castel Romano

 

Così la violenza della giunta Marino ha dovuto fare marcia indietro. Le palesi violazioni della Carta Internazionale dei Diritti economici, sociali e culturali, ratificata dall’Italia con la legge 881/77, la totale indifferenza alle linee guida sugli sgomberi del Ministero delle Pari Opportunità, la noncuranza della legge 353 del 2000 in materia di incendi dolosi, che vieta la costruzione di strutture abitative laddove si sono verificati simili episodi, per citare solo alcune delle normative infrante da parte di chi professa legalità e sicurezza, sono state comunque documentate come tentativo maldestro di agire nel silenzio ferragostano ai danni dei diritti umani di rifugiati innocenti. La domanda che oggi questi rifugiati si pongono è: domani torneranno le ruspe? A questo interrogativo non possiamo rispondere. Sappiamo però che saremo a fianco dei diritti di questi cittadini italiani e immigrati, pronti a riprendere lo sciopero della fame. In ogni caso.

 

Camillo Maffia

 

(foto di Gianni Carbotti)

 

Lettera aperta al sindaco Ignazio Marino sugli sgomberi illegali a Roma

 

 


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