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31/05/23 ore

Carceri, tutti dentro: la strana alleanza Pdl-Lega-M5S


  • Ermes Antonucci

Già dal nome che gli era stato affibbiato – “legge svuota carceri” – si era compreso che il cammino del decreto legge “recante disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena”, firmato dal ministro della giustizia Annamaria Cancellieri, non sarebbe stato facile. E infatti il testo approvato due giorni fa dalla Camera, che ora torna di nuovo al Senato, pare contenere ben poco dei propositi iniziali.

Il decreto concepito da Cancellieri mirava ad agire in una duplice direzione, quella degli ingressi in carcere e quella delle uscite dalla detenzione. Da una parte si favoriva il ricorso a misure alternative al carcere (detenzione domiciliare, affidamento ai servizi sociali, lavoro di pubblica utilità, permessi premio) per le persone considerate “di non elevata pericolosità”, dall’altra si limitava l’uso della carcerazione preventiva (che oggi riguarda il 40% dei detenuti).

 

Le proposte avrebbero avuto effetto su “5-6mila persone nell’arco di due anni”, insomma poco, molto poco, se si tiene conto che sono circa 20mila i detenuti già oltre la capienza disponibile. Di questo il ministro Cancellieri sembrava esserne consapevole, tant’è che fu lei nella conferenza stampa del governo a lanciare un messaggio molto chiaro, dicendosi convinta della “necessità dell’amnistia”.

 

Il testo, in pratica, rappresentava solo un minimo punto d’inizio per la trattazione e la risoluzione di un problema che affligge strutturalmente il sistema-Paese italiano. Come se ciò non bastasse, però, la discussione portata avanti alla Camera ha finito col produrre un testo che stravolge completamente i provvedimenti presenti nella versione originaria del decreto. Tutto ciò grazie all’azione non solo del blocco di centrodestra Pdl-Lega (che oggi, dopo 20 anni di promesse non mantenute, torna a parlare di riforma della giustizia, in maniera evidentemente strumentale), ma anche e soprattutto del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

 

E’ stata questa “strana maggioranza”, per esempio, a pretendere ed ottenere, al Senato e poi alla Camera, il ritiro di un emendamento che tendeva a ridurre il ricorso alla custodia cautelare in carcere per i tossicodipendenti e per gli alcooldipendenti che stessero seguendo un programma terapeutico.

 

Ma a sorprendere (?) è stato in particolare il comportamento dei deputati a 5 stelle. Sull’onda di un irrefrenabile istinto giustizialista, i grillini hanno deciso infatti di piegare una tematica così importante ed urgente – il sovraffollamento carcerario – alle proprie esigenze qualunquistiche-elettorali. Presentando, che combinazione, un emendamento che sopprime la possibilità per gli ultrasettantenni di scontare la pena ai domiciliari e non in carcere.

 

Insomma, un modo molto semplice per smuovere le masse e poi, una volta ricevuta la netta bocciatura dall’assemblea di Montecitorio, gridare contro la casta politica ed applaudire polemicamente contro i banchi del Pd (sperando che qualcuno riprendi la scena per un immediato upload su Youtube).

 

Il paradosso è che, come ha notato Luigi Manconi sull’Unità, i deputati 5 stelle “ossessionati dal desiderio di vedere Silvio Berlusconi in galera” hanno finito col proporre “misure di segno opposto alla ratio del decreto, finalizzate a incarcerare di più (almeno uno in più), piuttosto che ad affrontare il problema del sovraffollamento”.

 

In questo delirio giustizialista, i grillini hanno trovato il pieno ed immancabile sostegno del Fatto quotidiano, che, tanto per distendere il clima politico, ha ribattezzato la legge “Salva-Silvio” e alimentato il sospetto che “l’obiettivo finale” della discussione sulle carceri sia proprio l’amnistia, vista come “il mezzo migliore per sistemare i problemi di tanti amici degli amici”.

 

Così alla fine il risultato è che il già limitato decreto del governo – come ha segnalato con preoccupazione l’associazione Antigone – “è stato svuotato di ogni contenuto“. Non solo, “in tal modo si sono poste le basi per arrivare a 80 mila detenuti nei prossimi anni, un disastro visto che i posti letto sono meno di 40 mila”.


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