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25/05/24 ore

Sul femminicidio prevale la regola dell’emergenza


  • Ermes Antonucci

 

Del cosiddetto “femminicidio” – o “femicidio” che dir si voglia – abbiamo avuto modo di parlare anche nell’ultimo numero di Quaderni Radicali. Ciò sul quale abbiamo richiamato l’attenzione è la prospettiva allarmistica con la quale i media e le istituzioni hanno deciso di affrontare questo fenomeno, nonostante i tanti dubbi riguardanti l’esistenza stessa del problema in questione.

 

I numeri, infatti, sembrano dipingere uno scenario completamente differente da quello raccontato, ormai fino allo sfinimento, dagli organi di stampa. Non solo in Italia non esisterebbe un allarme “femminicidio”, cioè un aumento esponenziale di omicidi di donne legati a motivi di genere, ma da noi si ucciderebbero addirittura meno donne rispetto al resto d’Europa e agli altri paesi sviluppati.

 

Colpisce, nella giornata di Ferragosto, che il titolare di uno dei ministeri di prim’ordine del governo, vale a dire Angelino Alfano (Interno), abbia oramai gettato al vento qualsiasi remora legata alla responsabilità del suo ruolo per raggiungere anche lui la calda ed accogliente casa del luogo comune.

 

Nella tradizionale conferenza stampa di Ferragosto del Viminale, Alfano ha presentato il dossier sull’attività delle forze dell’ordine nell’ultimo anno e qui, tra le varie cifre riguardanti l’immigrazione, le manifestazioni e la lotta alla mafia, è stato inserito un mini-capitolo sulla “violenza di genere”.

 

Una sola e striminzita pagina in cui viene riportato che gli omicidi in Italia nell’ultimo anno sono stati 505, e che il 29,7% di questi ha avuto come vittima una donna. Nessun approfondimento, nessuna analisi, nessuna comparazione con i numeri degli anni scorsi. Insomma un dato buttato lì con nonchalance, quasi fosse un atto dovuto.

 

I giornali, neanche a dirlo, hanno ripreso immediatamente la notizia, ricamandoci attorno la propria storia. Per il Corriere della Sera, per esempio, la fotografia che viene fuori dal dossier del Viminale è quella di “un paese che non riesce a fermare la strage delle donne”. Il motivo sempre quello, copiato come un mantra: “Circa il 30% degli omicidi commessi in un anno in Italia (505) ha come vittima una donna”. Fine.

 

“È allarme femminicidio rilancia il Sole 24 Ore, che spiega: “Oltre agli ultimi efferati episodi di cronaca, a sottolineare che la situazione è grave sono ora le indicazioni del ministero dell’Interno”. Quali, però, non è dato sapersi. Anche La Stampa approfitta dell’occasione per parlare di “strage quotidiana” e poi presentare dei grafici alquanto contorti e privi di precisi riferimenti temporali.

 

Il solito giornalismo all’italiana, fondato sul grido e sull’emergenza. E che questa volta trova, in modo preoccupante, una solida sponda politica ed istituzionale nel ministro dell’Interno.

 

 


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