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23/07/19 ore

Siria: la fosca impasse della diplomazia internazionale


  • Francesca Pisano

Nega con ironia l’utilizzo di armi chimiche contro i ribelli e non indugia Bashar Al-Assad nell’intervista che rilascia al quotidiano argentino El Clarin. Eppure l’emittente britannica BBC riporta le testimonianze raccolte nella città siriana di Saraqeb secondo cui il mese scorso elicotteri governativi hanno sganciato sulla città dispositivi contenenti gas velenosi.

 

I medici dell’ospedale locale confermano, nei video raccolti, che le persone ricoverate presentavano problemi respiratori, alcuni avevano gli occhi iniettati di sangue, le pupille contratte, mentre una donna mostrava i sintomi di avvelenamento da organofosforici.

 

La Bbc sottolinea l’impossibilità di verificare in maniera indipendente la veridicità dei filmati, tuttavia è venuta in contatto con diversi video che “sembrano essere stati girati nello stesso giorno da posizioni diverse”. La stessa emittente riporta le notizie di altre testimonianze raccolte precedentemente nelle città di Khan Al Assal, Al –Otaybeh, Adra e nel quartiere Sheik Maqsoud della città di Aleppo. Ugualmente nei filmati oltre alle immagini delle persone colpite dai gas vengono trasmesse le interviste a medici che si sono occupati dei casi e che confermano le terribili cause e gli effetti irreparabili.

 

E’ stata forse oltrepassata la linea rossa cui alludeva Obama quando diceva che l’utilizzo di armi chimiche nel conflitto siriano avrebbe determinato l’entrata in guerra degli Stati Uniti? Questa volta, a differenza di quanto accaduto per l’Iraq e l’Afghanistan, l’America, probabilmente imparando dai suoi errori, non interviene.

 

E in effetti quali potrebbero essere le alternative? Il settimanale New Yorker ne riporta tre: istituire una no-fly zone, fornire armi ai ribelli, annientare l’arsenale chimico di Assad. La prima ipotesi vorrebbe dire stabilire che una parte del territorio siriano non possa essere sorvolata da aerei e impedirebbe quindi i bombardamenti dall’alto. Verrebbe infatti sospesa la sovranità del dello Stato siriano, ciò verrebbe garantito da un’attività di continuo pattugliamento ed eventualmente dall’intervento da parte degli Stati che hanno concordato la sua creazione.

 

Tuttavia, in merito a questa ipotesi, occorre tener presente che le difese governative della Siria sono capaci di bombardare anche tramite missili terra-aria. Per quanto riguarda la seconda opzione, secondo il New Yorker, Obama non ha acconsentito al trasferimento di armi ai ribelli perché i numerosi gruppi sono molto divisi fra loro ideologicamente e potrebbe accadere, come già successo in passato in altri conflitti, che alla fine della guerra il potere ricada su un esercito di estremisti islamici armati.

 

L’alternativa invece di bombardare i siti in cui il regime detiene le armi chimiche vorrebbe dire procurare immensi danni alla popolazione civile per il rilascio di sostanze chimiche nell’aria che ne conseguirebbe. E mentre l’ONU dichiara che dall’inizio del conflitto si contano 80mila vittime e oltre 1,5 milioni di rifugiati, è palese che la diplomazia internazionale non riesce a sbloccare una situazione di stallo che porta con sé conseguenze insanabili.

 

L’Occidente si macchia così della sua incapacità e ciò contrasta ancora una volta con i propositi di sostenere le aspirazioni democratiche della primavera araba che gli stati si erano dati all’inizio del 2011. La questione è rimandata ancora alla conferenza internazionale che il segretario di stato americano John Kerry e il presidente russo Vladimir Putin hanno deciso di organizzare coinvolgendo i rappresentanti del regime di Assad e gli emissari dei ribelli.

 

Intanto la Russia fornisce in questi giorni nuove armi ad Assad. Il New York Times ha rivelato infatti che Damasco ha ricevuto missili Yakhont di nuova generazione. Sono capaci di abbattere navi che distano fino a 300 km dalla costa. Queste armi, lunghe sette metri, possono trasportare “sia alte quantità di esplosivo che testate perforanti” e si caratterizzano per le “batterie mobili, più difficili da attaccare”.

 

Lavrov, il ministro degli esteri russo, sostiene che la fornitura dei missili Yakhont risponde a quanto previsto da accordi precedentemente firmati dalla Russia e dalla Siria e che in “alcun modo” alterano i disequilibri delle forze combattenti nella regione.

 

“Tra lucidità e follia c’è solo una sottile linea rossa” diceva lo scrittore Rudyard Kipling. In Siria quel confine è stato calpestato già da troppo tempo insieme a migliaia di vite umane.


Commenti   

 
0 #1 Pierpaolo 2013-05-20 12:15
Sono capaci di abbattere navi che distano fino a 300 km dalla costa.

Ciò signufuca che potrebbe essere interdetti a naviglio ostile tutto lo specchio di mare tra la costa siriana e Cipro.
Una notevole limitazione per le cannoniere USA.
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