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20/06/24 ore

Scalata Unipol-Bnl, Fazio assolto: quelle inchieste che governano l'economia


  • Luigi O. Rintallo

L’ex Governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, è stato assolto dal Tribunale di Appello di Milano dall’accusa di aggiotaggio nella vicenda Unipol-Banca Nazionale del Lavoro. È la seconda assoluzione, dopo quella che fu sottoposta a revisione da una sentenza della Cassazione.

 

A giudizio della terza sezione della Corte d’Appello, il reato nemmeno sussiste: un dato che, a quanto pare, la Cassazione non aveva considerato. Sin da otto anni fa, quando scoppiò l’affare Unipol-BNL, emersero con tutta evidenza alcuni fattori, che riguardavano tanto la politica quanto la difesa di un ruolo italiano all’interno degli scenari economici internazionali.

 

Alla vigilia delle elezioni politiche, il caso servì per regolare i conti all’interno del Centro-sinistra fra la componente degli ex Pds e i prodiani, timorosi di veder rafforzare il ruolo dei post-comunisti anche sul fronte bancario.

 

Infatti, l’acquisizione di una banca importante da parte dell’Unipol, legata alle cooperative, significava per l’ex Pci ottenere quell’autonomia finanziaria necessaria per svolgere un ruolo egemone nell’alleanza che avrebbe in seguito dato luogo al Pd.

 

A soffiare sul fuoco e ad attivare la campagna mediatica furono alcune interviste di Parisi, Rutelli e Prodi. Le indagini partirono da lì e su di esse si innestarono quindi le facili strumentalizzazioni da parte della stampa (a cominciare da quella vicina al Centro-destra, che cavalcò la denuncia degli esponenti della Margherita contro la deriva “bancaria” dei politici di sinistra).

 

In quella fase, il governatore Fazio vestì i panni del difensore dell’italianità degli istituti di credito e, di certo, il suo coinvolgimento contribuì all’eliminazione di un ostacolo per l’acquisizione da parte degli stranieri della Banca Nazionale del Lavoro, finita alla Paribas francese.

 

Oggi, apprendiamo che quell’indagine era in sostanza priva di ragioni. Ancora un esempio, l’ennesimo, dei danni provocati dal trasferimento in sede giudiziaria della lotta politica ed economica.

 

C’è da interrogarsi se il ruolo di procure e magistrati sia davvero estraneo alle lotte di potere – interne e internazionali – e risponda soltanto agli imperativi della legge.

 

 


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