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02/03/24 ore

Matteo alla prova dei fatti


  • Silvio Pergameno

Risposte, rispostine, battuta pronta, anzi prontissima, linguaggio familiare, comunicatività piena, approfondimento zero: un ragazzone mai astioso, mai vendicativo, mai velenoso in fondo il Renzi sta facendo alla sinistra quello che il Berlusconi ha fatto alla destra.

 

Perché Matteo Renzi nel suo campo ha fatto come Berlusconi. Perché, spariti la DC e il PCI a destra non rimaneva che un partito di apparato: il Movimento Sociale Italiano, eliminato dal Caimano con tutti i suoi eredi, Alleanza Nazionale e Futuro e Libertà. E Renzi? Non ha spazzato via soltanto quel che restava della vecchia macchina delle Botteghe Oscure, già minata da un lento, ma corrosivo processo di implosione; ha mandato in pensione anche i resti della vecchia sinistra dc.

 

Con il risultato che oggi in parlamento sono rappresentate tre formazioni numericamente di rilievo, guidate tutte e tre da grandi comunicatori, con due risultati negativi: lo scarso approfondimento dei temi essenziali e il rischio di essere travolti da un fiume di parole alla prima campagna elettorale in arrivo. E saranno le europee del prossimo maggio.

 

Elezioni alle quali Enrico Letta, l’avversario che Renzi deve battere al più presto, vuole arrivare come capo del governo di quell’Italia, cui, proprio all’indomani delle europee spetta  il turno di Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea, e  con il dichiarato proposito di riuscire a lanciare una politica di crescita, una politica che non può che riuscire allettante per la maggior parte dei paesi membri, anche se incontrerà forte resistenza nella Germania di Angela Merkel.

 

È, cioè, da ritenere che sia sul terreno dei concreti problemi ed esaminandone i caratteri, gli interessi in conflitto, le rispettive posizioni delle forze politiche… che si potrà cercare di capire cosa potrà fare Renzi, se troverà ostacoli o spinte favorevoli, se potrà sperare di farcela.

 

È chiaro che Letta gioca una carta, perché una sconfitta peserebbe duramente sulle sue sorti, ma una vittoria, anche limitata, comunque legata alla garanzia per l’Italia di afferrare il trend della crescita giocherebbe decisamente in suo favore, mentre ostacolerebbe altrettanto decisamente ogni prospettiva di rottamazione: la riapertura di una speranza di ripresa farebbe tutti persuasi delle necessità di non creare conflitti e turbative, indubbiamente inevitabili in processi innovativi come quelli che Renzi promette.

 

La competizione elettorale di maggio poi sarà probabilmente più vivace e più seguita che nel passato, proprio perché al livello europeo oggi si prendono decisioni che assumono grande rilevanza per la generalità delle popolazioni e anche a quel livello è ben nota la contrapposizione tra il governo e le banche tedesche da una parte e la Banca Centrale Europea dall’altra, che tenta con ogni strumento in suo potere di contrastare i rischi di una possibile recessione tenendo bassissimo il tasso di interesse, favorendo gi acquisti di titoli del debito pubblico dei vari paesi in difficoltà e muovendosi per assumere il controllo su tutte le banche europee, comprese le banche della Germania, che di questa prospettiva non appare affatto contenta.

 

Tra l’altro è ben noto che la Deutsche Bank si è trovata spesso coinvolta in scandali finanziari internazionali e che la magistratura degli Stati Uniti ha aperto numerosi processi a suo carico nel campo delle speculazioni finanziarie.    

                                                                                                                                                                     

Sembra questo il terreno sul quale apparirebbe logico discutere e confrontarsi e trarre previsioni, perché anche i grandi comunicatori sono esposti a rischio e oggi gli elettori sono più attenti a quel che succede di quanto si pensi.

 

 


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