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26/09/23 ore

L'affaire Cancellieri


  • Silvio Pergameno

 “Tanto rumore per nulla” vien fatto di pensare - shakespearianamente - davanti allo svolgersi della vicenda che da tanti giorni coinvolge su stampa e media, e soprattutto in sede istituzionale, il Ministro della giustizia Annamaria Cancellieri.

 

I termini dell’affaire sonno noti: il Ministro, amica della largamente processata famiglia Ligresti, aveva telefonicamente promesso che avrebbe visto se era possibile fare qualche cosa per ottenere la concessione degli arresti domiciliari per rilevanti ragioni umanitarie in favore della loro congiunta Giulia, detenuta in attesa di giudizio che versa in grave stato di salute e a rischio di anoressia per aver a lungo digiunato in segno di protesta contro le condizioni della vita in carcere.

 

E il provvedimento di clemenza è nel frattempo arrivato. I “5 stelle” e molti del PD, renziani in testa, hanno subito trovato motivi per sollevare uno scandalo, peraltro soltanto presumibile, con l’evidente obbiettivo di arrivare alle dimissioni della Cancellieri e, possibilmente, a una crisi di governo.

 

La vicenda è finita in un buco nell’acqua, perchè proprio Giancarlo Caselli, procuratore capo a Torino, ha chiarito in termini che non lasciano alcun margine di dubbio che i domiciliari sono stati concessi a Giulia Ligresti esclusivamente in base a decisive circostanze obbiettive: “Le condizioni di salute dell’interessata assolutamente incompatibili con il carcere….e la richiesta di patteggiamento intervenuta prima che ci fossero le telefonate di cui le cronache di questi giorni sono piene….assolutamente nient’altro….sarebbe infondata qualunque ipotesi di circostanze esterne….abbiamo agito, come sempre, in base alla legge…”

 

Giustizia è fatta, dunque. Ma restano molte cose da chiedersi. Si trattava di una detenuta in attesa di giudizio: riemerge cioè il solito interrogativo che non trova spazio nelle cronache nonostante la notorietà della famiglia dell’imputata, le condizioni di vita nelle carceri che tornano a venire con insistenza drammatica alla luce ogni giorno…e la telefonata intercettata?

 

Annamaria Cancellieri non era imputata di alcun reato ed è stata coinvolta solo di traverso, in quanto ha ricevuto una telefonata da persona dell’ambiente familiare dei Ligresti: ma questa circostanza non assomiglia tanto a quella emersa nel caso che ha toccato il Presidente Napolitano e per il quale la Consulta ha detto di dare fuoco a tutto? La questione liberale emerge, cioè, ogni volta che sono in gioco i diritti umani, la violazione dei diritti umani mette in crisi sistemi e meccanismi istituzionali che ai principi delle libertà non riescono ad adeguarsi e i metodi di lotta nonviolenta costringono le istituzioni a rispettare questi principi.

 

E sul terreno più direttamente politico, trascuriamo pure il movimento che se la piglia sempre con tutto e tutti ma non propone mai nulla, ma è di tutta evidenza che il PD ne esce con un’altra sconfitta, perché la vicenda Cancellieri lo ha visto spaccato.

 

Proprio i rottamatori poi, assumono una posizione insostenibile tra l’altro su uno dei terreni più delicati della nostra crisi politica attuale dalla cui uscita fan mostra di proporsi come sostenitori avanzati, mentre ad esempio sulla sponda opposta troviamo Luigi Manconi, senatore del PD - Commissione giustizia e Commissione per i diritti umani, che presiede – il quale difende con calore il Ministro della giustizia.

 

Manconi richiama (sull’Huffington post di oggi) le dichiarazioni di Caselli, rileva che una sensibilità umana, istituzionale e di sinistra è semmai quella capace di far uscire dal carcere Giulia Ligresti e tutte le persone che vi si trovano nonostante le condizioni di salute e sottolinea l’emergere di un’utopia regressiva in quella sorta di rancorosa lotta di classe giustizialista che, incapace di garantire i diritti dovuti a tutti i cittadini, si contenta di sottrarli a chi riesce in qualche modo a beneficiarne (non è certo tutto, come si è cercato di dire, ma non è nemmeno poco).

 

E che dire dell’imbarazzo di Danilo Leva (responsabile PD per la giustizia), il quale non riesce che a chiedere alla Cancellieri di chiarire il senso delle sue parole e a richiamare la necessità di garantire il massimo di glanost, mentre Enrico Letta difende il suo governo…


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