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25/01/22 ore

Galli della Loggia e il populismo


  • Danilo Di Matteo

Nell'editoriale di oggi del Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia fra l'altro scrive: "Si dà il caso tuttavia che le classi dirigenti vere, i veri governanti, facciano proprio questo, guarda un po': specie nei momenti critici, cioè, cercano di mettersi allo stesso livello della gente comune, di condividerne pericoli e disagi, e in questo modo di meritarne la fiducia".

 

Come non concordare? E come negare che i comportamenti di gran parte della nostra classe politica le abbiano tolto il requisito di base nella vita pubblica, la credibilità? L’errore di fondo dell’editorialista è a nostro avviso, però, nella conclusione: come può un “buffone shakespeariano”, in grado di dire ciò che altri non potrebbero, prospettare una svolta?

 

E ancor prima: come può davvero non ripetere un copione a cui siamo ormai avvezzi – ad opera ad esempio di imprenditori o di magistrati – e tradurre delle verità nella rottura autentica degli equilibri e degli assetti di ciò che i Radicali definiscono “il regime” o la “peste italiana”?

 

Le fortune politiche di Silvio Berlusconi non sono iniziate con la denuncia del “teatrino”? E Antonio Di Pietro non veniva percepito come un “grande moralizzatore” senza peli sulla lingua? E che dire di tutti coloro che di tanto in tanto proclamano a gran voce la fine di ogni differenza fra destra e sinistra?

 

Non si tratta forse di spinte e tendenze che finiscono puntualmente per restaurare in forme diverse il sistema dal quale sgorgano e di cui in fondo rappresentano una sorta di versione d’emergenza? Solo la consapevolezza dei mali profondi del Paese e dei metodi in grado di contrastarli può offrirci una speranza.

 

E a proposito di credibilità: giornali, certo autorevoli, come il Corriere della Sera non recitano generalmente il ruolo di “coscienza critica” degli assetti dominanti, e non contro quegli stessi assetti? La stessa nozione di classi dirigenti non comprende anche i loro editorialisti e commentatori?

 

E in definitiva: non è troppo comodo avallare ogni volta i fatti, senza rischiare molto provando a contrastarli sul serio?


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