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04/07/20 ore

L'arietta nuova del Pd


  • Silvio Pergameno

Il movimentismo della campagna elettorale, già caratteristico della consultazione, ha subito un’accelerazione per effetto dei pentimenti di Stefano Fassina, l’economista capo del PD: i patti con l’Europa non saranno toccati, il pareggio del bilancio resterà nell’opera del governo, la condivisione degli obbiettivi di Mario Monti sarà piena, come già assicurato dal segretario Bersani. E sappiamo che non saranno pure promesse (o minacce?) elettorali: perché il PD, infatti, è da sempre un partito serio e disciplinato; e già Matteo Renzi, del resto, lo ha confermato in questi giorni.

 

I mercati possono quindi restare rasserenati nei confronti dell’Italia e così anche l’elettorato moderato deluso da Berlusconi potrà tranquillamente votare per il centro-sinistra, con rafforzamento della previsione che già lo dà vincitore il 24 febbraio. E, volendo tentare un azzardo, si potrebbe addirittura cominciare a prevedere un’evoluzione del PD verso nuovi orizzonti.

 

Intanto quel 2,5%, che Berlusconi aveva conquistato nei sondaggi per effetto del buon esito dello scontro con Santoro e Travaglio di giorni fa, rischia di svanire di nuovo. E al Cavaliere non resta che cercare di inventarsi qualche nuova brillante sortita, magari di smagliante europeismo, al fine di recuperare terreno. Non si deve però trascurare un fatto tutt’altro che secondario: e cioè che il PD è perseguitato da un tallone di Achille che lo tiene bloccato a situazioni passate delle quale non riesce a liberarsi.

 

Alla sua sinistra rischia infatti di rafforzarsi un nemico che potrebbe trarre vantaggio dall’operazione ricordata all’inizio di queste note, quel fronte “arancione” su cui potrebbe convergere una ventata, anche qui, di delusioni, come è già successo nelle ultime amministrative per il comune di Napoli e che potrebbe trovare alimento proprio a causa dei sacrifici imposti da Monti, dall’ Europa, dai mercati, dall’alta finanza, dal capitalismo marciante, dalla speculazione internazionale…

 

 E senza dimenticare le conseguenze della figuraccia fatta con la mancata ricandidatura dei due consiglieri regionali radicali, eletti nella lista Bonino-Pannella collegata al PD nelle passate elezioni, colpevoli soltanto di essere stati dei bravi e "trasparenti" consiglieri. Una ruggine vecchia, a ben vedere, che il PD non riesce ancora a scrostarsi di dosso e che riporta all’eterno discorso della mancata rivoluzione liberale e delle conseguenze che l’intero schieramento politico ne subisce.

 


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