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26/04/19 ore

Ambiente e profitto, l'approccio sbagliato dei Paesi Ue nel rapporto dell'EEA


  • Andrea Spinelli Barrile

Nel rapporto Late lessons from early warnings  l'EEA (l'Agenzia Europea per l'Ambiente) traccia un quadro piuttosto fosco nell'illustrare quanto il Vecchio Continente abbia imparato dalle catastrofi ambientali del recente passato.

 

Il problema principe sottolineato dall'Agenzia europea è l'approccio dei singoli stati dell'Unione alle problematiche ambientali che, vertendo principalmente a soddisfare la logica del profitto, compromette irrimediabilmente il principio di precauzione, scarsamente seguito e grazie al quale si sarebbero potute evitare enormi danni ambientali e la perdita di migliaia di vite umane.

 

Non è un buon giudizio generale quello che emerge dal durissimo rapporto EEA: "In alcuni casi le aziende hanno messo i profitti a breve termine prima della sicurezza pubblica, nascondendo o ignorando l’evidenza del rischio. In altri, gli scienziati hanno minimizzato i rischi, a volte sotto la pressione di interessi costituiti".

 

In tal senso il riferimento è Cernobyl, incidente che ha mostrato chiaramente quanto la valutazione della probabilità di un grave incidente nucleare sia attualmente fortemente sottovalutata (il caso extraeuropeo di Fukushima è, secondo gli esperti, emblematico).

 

Il disastro nucleare ucraino dal 1986 non è ancora stato completamente risolto (la contaminazione dell'area attorno alla centrale di Chernobyl è ancora altissima), come dimostra l'ormai mitica messa in sicurezza del sito che, dopo 26 anni, risulta ancora incompleta (recentemente Legambiente ha denunciato la presenza di 1000metri quadri di crepe sul sarcofago di cemento armato che copre il reattore).

 

Il rapporto europeo contraddice buona parte dei dati dell'Oms, secondo cui l'incidente di Chernobyl avrebbe causato solo 28 morti nell'immediato e 4000 potenziali casi di cancro negli anni seguenti: l'EEA scrive che, secondo gli esperti, quel disastro porterà fino a 68mila morti in un arco di tempo di 50 anni da quell'evento; a rimpinguare le statistiche c'è anche un recente studio del Center for Russian Environmental Policy di Mosca e dell'Institute of Radiation Safety di Minsk, secondo il quale la conta delle morti (direttamente ed indirettamente collegate al disastro) sarà di 1 milione di persone.

 

In tal senso l'EEA non chiude le porte al nucleare ma, visto anche il recente incidente giapponese a Fukushima, pone l'attenzione proprio sulla prevenzione del danno: "Qualunque sia il punto di vista sui rischi e i benefici dell’energia nucleare la possibilità di incidenti catastrofici deve essere presa in considerazione sia in politica che nei processi di regolamentazione".

 

Il rapporto, che per brevità giornalistica (conta 800 pagine) trattiamo solo nei suoi punti più rilevanti, tocca anche la spinosa questione delle colture GM: secondo l'EEA queste colture sono altamente produttive ma insostenibili a causa della dipendenza energetica europea da fonti non rinnovabili cosa che, congiuntamente alla proprietà intellettuale sui diritti di concessione per gli OGM, spesso portano più ad una chiusura di questo mercato, piuttosto che ad incrementarne il potenziale di innovazione.

 

L'alternativa valida, secondo l'Agenzia europea, sono le colture agroecologiche cosiddette science-based, che tuttavia "per avere successo richiedono una più ampia gamma di incentivi e di strutture di supporto da parte dei governi".

 

Il problema delle colture, sottolinea l'EEA, è legato anche qui alla governance del settore, che interpreta l'innovazione in termini esclusivi di sviluppo economico e di crescita in un'economia globale competitiva, cosa che, va da sè, danneggia i piccoli produttori: la soluzione "bottom-up" proposta dall'EEA, all'interno della quale si utilizzano e sviluppano le risorse già disponibili su base locale, viene presentata come il modo migliore per rispondere alle esigenze di qualità degli alimenti, di sostenibilità ambientale e di equità sociale.

 

Il rapporto dell'Agenzia europea tocca anche altre questioni, come ad esempio la possibile dannosità dei campi elettromagnetici emessi dai alcuni telefoni mobili (allarme alzato anche dall'OMS), sulla correlazione, nota da almeno 10 anni, tra i pesticidi narcotinoidi, usati per conciare i semi, e la moria delle api (fondamentali nel processo di impollinazione) e sulle nanotecnologie, che prospettano miracoli tecnico-scientifici soffermandosi troppo poco sulle problematiche ambientali che potrebbero essere a questi correlati.


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