Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

14/07/24 ore

Giustizia: i referendum come strumento di partecipazione consapevole per uscire dall’immobilismo


  • Fabio Viglione

I referendum sono uno strumento di partecipazione popolare, di democrazia diretta, che va incoraggiata e difesa nel nostro Paese. Naturalmente, non possono rappresentare la panacea dei tanti mali che ci si propone di guarire, ma certamente vanno guardati con attenzione perché consentono ai cittadini di esprimersi, di dar vita ad un confronto culturale e politico aperto su prospettive di cambiamento.

 

In questo senso credo che il dibattito debba entrare nel merito dei temi proposti e dei quesiti ammessi dallo scrutinio della Corte costituzionale. Sono però dell’idea che una chiusura nel merito, in virtù di un preteso tecnicismo connaturato alle materie oggetto dei singoli quesiti, sia un atteggiamento non incline ad una crescita di consapevolezza dei cittadini e di ampliamento del dibattito politico, spesso costretto da angustie ideologiche e ragioni di appartenenza.

 

I quesiti ammessi in materia di giustizia, rappresentano certamente una opportunità di confronto ampio su una materia che non può definirsi propriamente settoriale ma che deve viversi come un servizio essenziale che lo Stato rende al cittadino ed alla comunità.

 

Conseguentemente, quale che sia la risposta e le ragioni poste a sostegno delle diverse posizioni, consentire il più ampio dialogo nel merito, rende certamente fecondo sul piano generale il processo di consapevolezza delle tematiche tra i cittadini. 

 

Se pensiamo che in tanti si sono cimentati, negli ultimi tempi, senza una adeguata base scientifica, nella virologia più sofisticata, non vedo per quale ragione debbano ritenersi inaccessibili, ad esempio, i quesiti sulla giustizia che, come detto, va intesa come servizio e che, per la propria peculiare funzione, deve essere (e apparire) massimamente lineare nel suo funzionamento.

 

La credibilità del sistema passa anche da una percezione di certezza, di massima professionalità degli operatori e di terzietà del giudizio. Il corpo elettorale sarà chiamato ad esprimersi su temi che sembrano alla portata del cittadino soprattutto se adeguato sarà lo spazio riservato nel dibattito pubblico anche attraverso la più ampia copertura del mondo dell’informazione.

 

Temi come la custodia cautelare nel corso del processo, la separazione delle funzioni (anche se non delle carriere che necessiterebbe di legge costituzionale) tra chi accusa e chi giudica, ad esempio, forniscono intense occasioni di dibattito e di confronto.

 

A prescindere da quale sia la risposta, mortificando l’iniziativa referendaria si rischierebbe di far arretrare un dibattito aperto e partecipato su temi particolarmente avvertiti. La giustizia merita attenzione e centralità

 

Ed il dibattito è sempre utile se condotto in assenza di chiusure preconcette e ideologismi di sorta. Non si può certo ritenere si tratti di un metodo salvifico per le numerose criticità del sistema. 

 

Tuttavia, silenziare e marginalizzare l’iniziativa referendaria determinerebbe un ritrarsi e non affrontare le questioni aperte. E non si tratta certo di un modo per delegittimare il sistema o per scagliarsi contro la magistratura! Queste si che sarebbero operazioni deleterie e prive del senso di uno stato di diritto.

 

Al contrario, la sensibilizzazione sul tema della separazione – delle funzioni – tra giudici e pubblici ministeri, così come quella relativa all’uso della custodia cautelare nel corso del processo e dunque in costanza della presunzione (costituzionale) di non colpevolezza vanno guardate con favore.

 

Non si perda di visita, a proposito di tale ultima questione, che si è in presenza della privazione della libertà prima di una sentenza, prima dell’accertamento.

 

È sempre con riferimento al mancato accertamento definitivo della responsabilità penale, dunque con l’imputato assistito dalla presunzione di non colpevolezza, è oggetto di discussione quanto previsto dalla “legge Severino” in ordine alle limitazioni sul diritto all’elettorato passivo. 

 

Anche queste ultime disposizioni, che stridono con il richiamato principio costituzionale, sono oggetto di uno specifico quesito referendario. Si tratta di questioni il cui confronto dovrebbe stare a cuore, in uno stato liberale, a tutti coloro i quali pongono al centro del dibattito l’equilibrio tra il cittadino e la comunità guardando alle possibili evoluzioni più virtuose nel rapporto.

 

 


Aggiungi commento