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26/05/19 ore

Genitorialità, un affido poco condiviso


  • Livio Rotondo

Papà e mamme separati civilmente, uniti nel ritenere però le interpretazioni giuridiche in materia di divorzio vetuste e malsane. Ieri, i genitori di Roma e dintorni, si sono ritrovati per manifestare (al Pantheon gli uomini e a Montecitorio le donne) contro le lungaggini e le fariginose coazioni ministeriali in merito all'affido condiviso che non sembra garantire né la tranquillità di una civile e consensuale separazione né e soprattutto la stabilità emotiva dei figli ancora minorenni.

 

All'iniziativa hanno partecipato anche l’associazione Enzo Tortora e il Movimento Femminile per la parità genitoriale.

 

Dal 2006, anno della legge 54 sull’affido condiviso, circa l’86% dei figli di genitori non più coniugati, è stato dato in affido condiviso; i senatori radicali Perduca e Poretti hanno presentato (senza successo) una proposta di variazione di legge che eliminerebbe il conflitto genitoriale sull’affido dei figli, mirando alla parità di diritti e doveri e responsabilità: decadrebbe quindi il domicilio del bambino da un solo coniuge (di solito la madre), spesso nella stessa casa di proprietà posseduta dal marito.

 

Verrebbe inoltre annullato inoltre il consenso informale per cui solo uno dei genitori gode del permesso di patria potestà sul piccolo, che nella maggior parte dei casì è la madre a mantenere, mentre l’altro coniuge è spesso allontanato dai figli naturali, mantenendo d’altro canto, fino ed oltre la maggiore età (del figlio) l’obbligo e onere di spese ad entrambi gli individui ormai ex congiunti.

 

La modifica del 2006, ha commentato sardonico Gian Ettore Gassani, presidente Nazionale associazione Avvocati Matrimonialisti italiani, “ha cambiato l’etichetta ma non il vino. Ciò che non dovrebbe essere tollerato è il quasi sistematico affidamento della prima casa di proprietà alla madre, con conseguente affidamento del congiunto più prossimo, che potrebbe trovarsi perciò coinvolto in una disaffezione parentale nei confronti del padre poiché identificato come figura distante e non più influente nella quotidianità. Una soluzione potrebbe essere rappresentata da una vendita della casa, garantendo una equa distribuzione del valore in tre parti, e limitando il conflitto “Kramer contro Kramer”.

 

Secondo il legale “andrebbe abrogata la fase inutile della separazione, o resa facoltativa in molti altri paesi Ue, di cui noi siamo al terzultimo posto, seguiti solo dalle cattolicissime Polonia e Irlanda in tal senso; va da se che ogni caso rimane a se stante”.


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