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16/11/18 ore

Welcoming Europe, le proposte “per un’Europa che accoglie”



La posta in gioco è alta. Il conflitto ideologico in atto mina – dice Luigi Manconi di A buon diritto - il sistema di diritti e garanzie che sono alla base delle comunità umana. Si è passati dal reato di clandestinità al reato di solidarietà o, meglio dire, "di soccorso", per cui chi aiuta un migrante oggi rischia conseguenze penali. Questo grazie a legislazioni e politiche ambigue che fin qui non hanno fatto che peggiorare le cose.

 

L'obiettivo diventa, quindi, prima di tutto culturale: cambiare il modo di parlare del tema. Poi, va modificato l'approccio concreto all'accoglienza. Magari con proposte non necessariamente rivoluzionarie, tanto meno velleitarie, che non tendono a modificare integralmente il quadro vigente. Piccoli passi, come inizio di un lungo cammino, isparati all'accoglienza regolata e organizzata. La via può essere quella dello strumento di democrazia partecipativa con cui si invita la Commissione europea a presentare un atto legislativo in materie di competenza Ue.

 

L'iniziativa è stata promossa in Italia da Legambiente, Cnca, Fondazione Casa della Carità, Oxfam, Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos del Mediterraneo, AOI, Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione e lo sviluppo, ActionAid, Radicali Italiani e FCEI, A Buon Diritto, Acli, Arci, Baobab Experience, CILD, con l'obiettivo di far approvare una nuova normativa sulla gestione dei flussi migratori e sull’accoglienza.

 

In particolare, con “Welcoming Europe. Per un’Europa che accoglie” si propone:

 

- di “decriminalizzare la solidarietà: riformare la direttiva c.d. “facilitazioni” 2002/90/CE – che definisce il favoreggiamento dell’ingresso, del transito e del soggiorno illegali – per impedire la criminalizzazione di atti umanitari da parte di volontari e attivisti nei confronti dei migranti come sempre più spesso accade.

 

- creare passaggi sicuri per i rifugiati: modificare il Regolamento n. 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, che istituisce il FAMI (Fondo Asilo, migrazione e integrazione), per incrementare i fondi, modificare il sistema di finanziamento e allargare ad attori della società civile la possibilità di fare da sponsor per l’ingresso in Europa di rifugiati.

 

- proteggere le vittime di abusi: implementare le misure già previste per garantire alle vittime di abusi, violenze, sfruttamento, al di là del loro status, accesso alla giustizia e una tutela effettiva e meccanismi accessibili ed efficaci di denuncia e ricorso. In particolare, nel caso di abusi da parte della Guardia di frontiera e costiera europea, dal personale degli stati membri o di paesi terzi coinvolti nelle operazioni ai confini esterni, per una gestione finalmente comune delle frontiere nel rispetto dei diritti umani. Si chiede inoltre di portare a compimento l’introduzione di canali di accesso per lavoro, anche non qualificato, a livello europeo.

 

Per il successo dell'iniziativa servono un milione di firme in 12 mesi in almeno 7 paesi membri. La proposta “Welcoming Europe. Per un’Europa che accoglie” è stata registrata presso la Commissione europea a dicembre 2017 ed è stata approvata il 14 febbraio 2018. Le sottoscrizioni utili dovranno essere raccolte entro febbraio 2019. Oltre che in Italia, si sono costituiti comitati promotori in Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Ungheria e sono numerosi i network europei coinvolti.

 

 - Welcoming Europe, per un'Europa che accoglie, presentazione - VIDEO (da radioradicale.it)

 


 

CHE COS’È L’ICE

 

Il primo passo per l’avvio di un’ICE è la costituzione di un comitato organizzativo, denominato «comitato dei cittadini», composto da almeno sette persone residenti in almeno sette Stati membri diversi. Prima di poter iniziare a raccogliere le dichiarazioni di sostegno dei cittadini, il comitato deve richiedere alla Commissione la registrazione dell’iniziativa. A tale scopo occorre presentare un documento indicante il titolo, la materia e una breve descrizione dell’iniziativa, con definizione della base giuridica proposta per il provvedimento normativo. 

 

Una volta registrata l’iniziativa, gli organizzatori possono dare inizio alla raccolta delle dichiarazioni di sostegno, che deve concludersi entro 12 mesi. Le firme di sostegno possono essere raccolte in formato cartaceo o elettronico. Un regolamento definisce il sistema di raccolta. In Italia, oltre ai dati personali, è necessario indicare anche il numero di documento di riconoscimento (carta di identità o passaporto). Perché sia valida in un dato Stato membro, il numero dei firmatari in quello Stato non deve essere inferiore al numero dei deputati al Parlamento europeo eletti in tale paese moltiplicato per 750 (per l’Italia 54.750).

 

Una volta completata la raccolta, entro tre mesi, l’autorità nazionale competente – in Italia, il Ministero dell’interno – verifica la validità delle sottoscrizioni.  Successivamente, entro tre mesi dalla presentazione alla Commissione: La Commissione incontra gli organizzatori per consentire loro di esporre in dettaglio le tematiche sollevate dall’iniziativa. Gli organizzatori presentano l’Ice in un’audizione pubblica presso il Parlamento europeo. La Commissione adotta una risposta formale in cui illustra le eventuali azioni che intende proporre a seguito dell’ICE e le sue motivazioni per agire o meno in tale senso. La risposta, che prende la forma di una comunicazione, è adottata dal Collegio dei commissari e pubblicata in tutte le lingue dell’Unione. Se la Commissione decide di presentare una proposta, prende avvio la normale procedura legislativa. 

 

 


Commenti   

 
0 #3 ilSocialista 2018-04-20 22:30
certa gente è veramente strana; pretende di avere la botte piena e la moglie ubriaca; il senso sociale e umanitario di una società keynesiana assieme allle diseguaglianze e la disoccupazione o sottoccupazionm e di una società liberista; e là non sai mai se ci sono o ci fanno.
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0 #2 ilSocialista 2018-04-20 22:13
certo sarebbe bello offrire agli immigrati dei servizi di inserimento sociale alla tedesca; ma quelli non ci sono manco per gli italiani; capirai, in Germania se perdi il posto tiu viene lo psicologo dell Stato a casa per il supporto psicologico; è un altro pianeta con un senso dell'organizzaz ione qui sconosciuto.
Purtroppo in Italia domina spesso una cultura idealistica slegata dal senso pratico e dalle operazioni concrete; ne conseguono utopie di cui pure l'immigrazione è riprova
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0 #1 ilSocialista 2018-04-20 22:08
il problema degli immigrati non è tanto l'accoglienza, ma cosa gli fai fare dopo; e qui il problema corrisponde del tutto a quello degli italiani ovvero alla elevata disoccupazione e al basso tasso di occupazione; e del resto il sistema monetarista-lib erista è programmaticamn te contrario alla piena occupazione; certo se poi per occupazione si intende il piccolo spaccio di droghe, il lavoro agricolo al nero, e la vendita di merce contraffatta, allora si può dire che qualche spiraglio ci sia; già se si parla di Foodora, quella è roba chic per cui molti italiani si accapigliano;
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