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17/07/18 ore

“Un anno di carcere” nel rapporto di Antigone



A passo di gambero, i numeri dell'Associazione Antigone, nel suo annuale rapporto sulle condizioni di detenzione, certificano l'inversione di tendenza rispetto ai miglioramenti degli ultimi anni.

 

A fine 2012, pochi giorni prima della sentenza Torreggiani della Corte Europea per i diritti dell'uomo, che ha imposto provvedimenti strutturali per affrontare il sovraffollamento, i detenuti erano 65.701. Le misure adottate hanno portato quel numero fino a un minimo di 52.164 presenza a fine 2015. Dopodiché le carceri hanno ripreso a riempirsi: ad oggi i detenuti oltre 6mila in più rispetto a poco più di due anni fa e il tasso di sovraffollamento, che tiene conto della capienza ufficiale, è pari al 115,2% .

 

Antigone ha visitato 86 carceri (su 189), 36 nel nord, 20 in centro Italia e 30 tra il sud e le isole. Dal più grande, Poggioreale, una cittadella nella città, che ospita 2.200 detenuti, in cui lavorano più di 1.000 persone, al più piccolo, Arezzo, dove ci sono non più di 30 persone. In 10 istituti tra quelli visitati hanno trovato celle in cui i detenuti non avevano a disposizione la soglia minima di 3mq calpestabili, in 50 celle senza doccia ed in quattro celle in cui il wc non era in un ambiente separato. Le carceri più affollate sono in Lombardia: Como, con un tasso del 200% (462 detenuti per 231 posti, con 56 donne e 242 stranieri), e Brescia Canton Mombello, 363 detenuti su una capienza di 189, oltre la metà sono stranieri.

 

Il rapporto ci offre questa'anno anche dati che smentiscono la vulgata prevalente in questi tempi di campagna elettorale perenne. In particolare, colpisce il rapporto reati denunciati/detenuti. A fronte di meno reati denunciati dalle forze di polizia all'autorità giudiziaria nel 2016, il più basso degli ultimi 10 anni, è infatti cresciuto il numero di detenuti nelle carceri italiane. Era sceso al minimo di 52 mila a fine 2015, al 31 marzo la cifra è 58.223, cresciuta al ritmo di 600 persone negli ultimi tre mesi.

 

Si segnala anche che non c'é un'emergenza stranieri, e neanche una correlazione tra i flussi di migranti in arrivo in Italia e coloro che fanno ingresso in carcere. Il rapporto evidenzia infatti che negli ultimi quindici anni, a partire dal 2003, alla "più che triplicazione degli stranieri residenti in Italia" è seguita, in termini percentuali, una "quasi riduzione di tre volte del loro tasso di detenzione": se infatti, emerge dal dossier, nel 2003 su ogni 100 stranieri residenti in Italia (erano circa 1 milione e mezzo) l'1,16% finiva in carcere, oggi (che sono circa 5 milioni) è lo 0,39%.

 

Antigone sottolinea, tra l'altro, come sia "bassissimo il numero (144) dei detenuti di origine siriana o afghana, che scappano da guerre". Sono 806 i detenuti provenienti da Libia, Sudan ed Egitto. I più numerosi sono i tunisini 2.153 e i marocchini 3.676. "Un dato straordinario in termini di sicurezza collettiva che mostra come ogni allarme, sia ingiustificato", rileva Antigone, spiegando che "rispetto al 2008 ci sono 2 mila detenuti stranieri in meno".

 

Preoccupa un po', per contro, il dato sui detenuti sotto osservazione per radicalizzazione. Nel 2017 essi sono stati 506, contro 365 del 2016 (il 72% in più). Questi detenuti sono monitorati dal Dap con tre livelli di allerta (alto, medio e basso): 242 sono oggetto di un alto livello di attenzione (il 32% in piu' del 2016), 150 di un livello medio (il 100% in più del 2016) e 114 di un livello basso (nel 2016 erano 126). Tra coloro che rientrano nel livello alto, 180 sono in carcere per reati comuni e 62 perché sospettati o condannati per reati connessi al terrorismo islamico. I 62 detenuti in questione sono in regime di alta sicurezza (AS2) e si trovano principalmente nelle carceri di Sassari (26), Rossano (19) e Nuoro (11), dove è stata creata anche una sezione femminile (con 4 detenute). Tra i detenuti in AS2, pochissimi sono i condannati in via definitiva: in tutto 4, il 6% del totale.

 

Per nulla esaltanti le notizie a proprosito di recidiva. Dall'analisi emerge che 39% delle persone uscite dal carcere nel 2007 vi ha fatto rientro, una o più volte, negli ultimi 10 anni. Il 37% dei circa 58 mila detenuti attualmente in carcere non ha alle spalle precedenti carcerazioni, oltre 7 mila sono, invece, detenuti abituali, già stati in carcere piu' di 5 volte. Circa la metà degli italiani in carcere (il 49,6%) e il 38,8% degli stranieri hanno fino a quattro precedenti penali. Secondo l'associazione, quindi, questo tipo di detenzione non basta a scongiurare la recidiva.

 

Antigone rileva, invece, con soddisfazione, che sono in aumento le persone che usufruiscono della messa alla prova, una delle riforme sperimentate per evitare il sovraffollamento: sono attualmente 12.278. "Ci vorrebbe ora - osserva l'associazione nel suo rapporto, un grande investimento in risorse umane e sociali per far sì che i progetti vadano a buon fine".

 

Quanto ai suicidi, nel 2017 nelle carceri italiane ce ne sono stati 52, 7 in più rispetto al 2016. Nei primi 3 mesi del 2018 i suicidi in cella sarebbero stati 11. Il numero complessivo di decessi in carcere - avvenuti per ragioni diverse e non solo quindi suicidi - lo scorso anno è stato di 123. "Il tasso di suicidi (morti ogni 10mila persone) è salito dall'8,3 del 2008 (anno di entrata in vigore della riforma della sanità penitenziaria) al 9,1 del 2017, in numeri assoluti - osserva Antigone - significa passare dai 46 morti nel 2008 ai 52 del 2017". Oltre 1.100 (1.135) sono stati i tentativi di suicidio avvenuti nei penitenziari nel 2017.

 

Presentando il rapporto Antigone non ha mancato di spender parole sulla riforma penitenziaria. Si tratta di “norme di buon senso, che fanno un passo nella giusta direzione e alle quali non si può e non si deve rinunciare". Le innovazioni che l'associazione ritiene significative e urgenti sono "l'equiparazione ai fini del trattamento medico e giuridico della malattia psichica a quella fisica, il miglioramento e la modernizzazione di alcuni aspetti della vita interna, il richiamo alle Regole Penitenziarie Europee, l'allargamento delle misure alternative, di gran lunga meno costose del carcere e più capaci di ridurre la recidiva e garantire la sicurezza della società". (Fonte - da note Ansa e Agi)

 

- Presentazione del rapporto di Antigone - VIDEO (da radioradicale.it)

 

 


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