Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

18/12/17 ore

Turchia, 100mila licenziamenti di regime



L’onda d’urto della repressione avviata dalle autorità turche dopo il tentato colpo di stato continua a devastare la vita di un gran numero di persone che non solo hanno perso il lavoro ma hanno visto anche la loro vita e la loro carriera professionale fatte a pezzi”.

 

Si tratta del licenziamento di 100.000 lavoratori che “assomiglia a un annientamento professionale di massa ed è evidentemente collegato alla più vasta epurazione nei confronti di reali o presunti oppositori politici”. La denuncia arriva da Andrew Gardner ,di Amnesty International che ha guidato un team che ha prodotto un rapporto, frutto di 61 interviste svolte Ankara, Diyarbakır e Istanbul, intitolato “Nessuna fine in vista: il futuro negato agli impiegati del settore pubblico della Turchia dopo la purga”

 

Il rapporto rivela che i lavoratori licenziati stanno affrontando una situazione tremenda: le persone intervistate hanno raccontato che, in assenza di altri mezzi di sostentamento come la pensione, sono costrette a sacrificare tutti i loro risparmi, a fare affidamento su amici e familiari, a cercare un lavoro irregolare o a contare su piccoli contributi di solidarietà da parte dei sindacati. A molti di loro è vietato svolgere in regime privato una professione regolamentata dallo stato, come l’insegnamento e l’avvocatura. Allo stesso modo, i poliziotti e i soldati licenziati non possono ottenere impieghi simili nel settore privato.

 

I pochi che possono farlo, come gli operatori sanitari, fanno fatica a trovare un lavoro, soprattutto uno analogo per posizione e salario a quello precedente. Le autorità hanno annullato passaporto, precludendo loro le possibilità di cercare lavoro all’estero e restringendo così ulteriormente le loro opportunità d’impiego. Un piccolo numero di lavoratori licenziati ha intrapreso proteste pubbliche e subisce minacce, arresti e maltrattamenti. Nuriye Gülmen, una docente universitaria, e Semih Özakça, un insegnante, sono in sciopero della fame da 75 giorni.

 

Anche se alcuni dei licenziamenti, come ad esempio quelli dei soldati che hanno preso parte al tentativo di colpo di stato, possono essere giustificati, l’assenza di criteri rigorosi e di prove di singoli comportamenti illeciti getta un’ombra sulla generica e ufficiale accusa di legami con i gruppi terroristi. Nonostante l’evidente arbitrarietà dei provvedimenti, non esiste alcuna valida procedura d’appello contro i licenziamenti nel pubblico impiego. La commissione incaricata a gennaio di riesaminare i casi manca d’indipendenza e di capacità d’azione efficace e oltretutto non è ancora operativa. “Se vogliono farti fuori dalle istituzioni, basta dire che sei un gülenista”, ha dichiarato un ex funzionario governativo.

 

(fonte Amnesty International)

 

 


Commenti   

 
0 #2 Danilo DAntonio 2017-07-18 21:41
La democrazia consiste esattamente nell'assunzione PRO TEMPORE di ogni pubblico addetto. L'ingiustizia sta tutta nell'averne licenziati una piccola parte. In verità ogni assunto nel Pubblico Impiego in democrazia va periodicamente licenziato.


Danilo D'Antonio
Monti della Laga

Civilmente, legalmente, pacificamente,
rendiamo democratico l'intero Pianeta!

STATO DEMOCRATICO: APERTO E PARTECIPATO
http://Stato-Democratico.tk/
Citazione
 
 
0 #1 ilSocialista 2017-05-23 17:23
nelle democrature postmoderne del XXI secolo la gestione degli oppositori è anche gestione del personale
Citazione
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna