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17/11/17 ore

La Siria che strappa il cuore al suo popolo



Nobody's right if everyone's wrong” cantavano i Jefferson Airplane: il Vietnam era atrocità infinita e il mondo ascoltava in silenzio quegli anni di guerra combattuta dietro il verde sipario della giungla. Quarant'anni dopo gli orrori non hanno nascondigli e l'occhio degli osservatori registra senza sosta la mostruosa violenza di un conflitto a cui la comunità internazionale resta perlopiù indifferente.

 

Così sui siti di mezzo mondo è possibile vederlo, quel miliziano siriano, sventrare con un coltello il cadavere di un uomo, apparentemente un soldato dell'esercito di al Assad, e strapparne via il cuore per poi addentarlo. “Giuro su Dio che mangeremo i vostri cuori e i vostri fegati, soldati di Bashar il cane” avrebbe sussurrato la voce del terrore: “Allahu Akbar” grida qualcuno fuoricampo mentre un'inarrestabile follia prende a morsi la razionalità devastata di un Paese abbandonato al suo destino.

 

Il ribelle 'protagonista' del video, la cui attendibilità è comunque ancora da verificare, secondo Human Rights Watch sarebbe Abu Sakkar, comandante della Brigata indipendente Farouk, di Homs: la sua identità sarebbe stata confermata all'organizzazione da altre fonti ribelli e da alcune immagini in cui l'uomo indossa la stessa giacca e porta gli stessi anelli dulle dita.

 

Il 'cannibale', spiega HRW, già in passato si era fatto filmare mentre sparava missili a lungo raggio verso le aree sciite del Libano, posando accanto ai cadaveri dei combattenti libanesi di Hezbollah, schierati contro il regime siriano.

 

“Le agenzie di stampa internazionali e i social network hanno fatto circolare un video nel quale una persona che sostiene di essere un membro dei ribelli ad Homs compie un'azione orrenda e disumana” ha affermato la Coalizione dell'opposizione nazionale siriana che “condanna fortemente questa azione se si rivelasse vera” perché “un tale atto contraddice i valori del popolo siriano e dell'Esercito siriano libero”.

 

“La mutilazione di corpi nemici è un crimine di guerra – ha intato fatto sapere Peter Bouckaert, membro di HRW - ma ancora più grave è la rapida discesa verso la retorica settaria e la violenza”. Un inferno in cui oramai la Siria è precipitata da oltre due anni: 80.000 i morti accertati, 15.000 i dispersi, 4 milioni gli sfollati senza assistenza, oltre due milioni i rifugiati nei Paesi confinanti. E le diplomazie internazionale divise da interessi strategici.

 

“Queste atrocità sono scioccanti - ha spiegato Nadim Houry, vice direttore di HRW per il Medioriente - ma lo è altrettanto l'ostruzionismo dei membri del Consiglio di sicurezza che ancora non appoggiano che tutte le parti siano rimandate alla Cpi”. E intanto la Siria strappa il cuore ai suoi figli. (F.U.)


Commenti   

 
+1 #3 ilSocialista 2013-05-14 23:54
...diciamo che agli arabi sono storicamente mancate adeguate INFRASTRUTTURE COGNITIVE COLLETTIVE
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0 #2 ilSocialista 2013-05-14 23:47
la guerra siriana è una tipica guerra etnico-tribale e la ferocia di queste guerre è ben nota, basti guardare anche da noi i Balcani; detto questo si deve dire che Islam è una cultura intimamente tribalistica per origine in quanto nata in una terra, l'Arabia, che aveva un assetto sociale sostanzialmente tribale; una volta che la cultura araba si diffuse a vasto raggio, per una serie di botte di culo storiche, ha culturalmente tribalizzato popolazioni che magari avevano invece tradizioni di Stati di una certa solidità; il tribalismo arabo è egalitario sotto molti aspetti ma anche anarchico; la mancanza di istituzioni sociali stabili e condivise ha penalizzato lo sviluppo tecnologico e economico degli arabi nella Storia.
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0 #1 ilSocialista 2013-05-14 23:45
C'è poco da shockarsi; si sa che l'uomo è la sola specie animale capace di atti di violenza gratuita o simbolica, slegata da esigenze istintuali di sopravvivenza; quando la violenza rettiliana si somma con la violenza corticale e concettuale si hanno i risultati peggiori; detto questo, si deve riconoscere che scontri sanguinosi tra branchi differenti sono noti anche in biologia, tipo i lupi o gli scimpanzè; le lotte tribali e claniche sono la naturale estensione umana delle lotte fra branchi; sono nate con l'uomo e sono da esso indissolubili; certo poi l'intensità del loro estrinsecarsi dipende da una miriade di variabili sociali, come l'orografia, la disponibilità di risorse, il clima, la latitudine, la densità demografica, ecc. ecc.;
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