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21/11/19 ore

'Settembre', un nuovo inizio con Le Mani


  • Silvia Soligon

Si intitola “Settembre” perché settembre è il mese in cui si fanno i buoni propositi, il mese in cui, finite le vacanze estive, il corpo è ancora legato ai baci, all'ombrellone, alla salsedine, ma deve fare inevitabilmente i conti con il ritorno alla quotidianità. Il mese in cui, in altre parole, si ricomincia.

 

Ed è proprio un nuovo inizio quello de Le Mani, band di adozione romana, ma lucana in ogni suo componente, che firma questo nuovo album (il terzo, dopo In Fondo, del 2007 e Anno Luce, del 2009), disponibile nei negozi dallo scorso 18 ottobre. Per il gruppo si tratta di una sorta di rinascita dopo tre anni passati lontano dalle scene e dopo aver cambiato casa discografica.

 

Essere tornati indipendenti ci ha riportati all'origine”, ha raccontato la band durante il primo di una serie di show case dedicati alla presentazione, rigorosamente in versione acustica, dell'ultima fatica. “Questo disco lo abbiamo scritto solo per noi, fra noi, senza influenza esterna”, ha precisato Antonio, alla chitarra.

 

Proprio per questo la componente rock è più presente”. Questa componente rock non pervade solo il suono spesso graffiante delle tasterie (suonate da Angelo Perna), l'incalzare del basso (Francesco Stoia), i riff della chitarra (Antonio Marcucci) e il ritmo scandito dalla batteria (Marco Pisanelli), ma anche la voce del cantante (Luigi Scarangella), decisamente meno morbida rispetto a quanto ascoltato nei lavori precedenti.

 

“E' un album vero, che rispecchia la nostra natura rock”, ci racconta Francesco. “Da una parte troviamo l'elettronica più pura, ma altre parti sfiorano addirittura il metal, il nostro cuore più rock, più avvolgente”. In effetti l'ascolto rivela, accanto all'anima rock, numerosi spunti elettronici, che danno un bel daffare alle tastiere.

 

“Nei dischi ho sempre voluto fare il guastafeste a livello di suoni”, ci racconta Angelo, “mentre in questo disco i suoni sono calzati anche di più”. L'esempio migliore di questa nuova tendenza è “La salita”, ottava traccia dell'album. Prodotta da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, non è questa l'unica collaborazione di cui si sono avvalsi i cinque lucani.

 

Il brano “Confessioni di un vampiro vegetariano” vede la partecipazione, per la parte dubstep, di Ciro “Princevibe” Pisanelli del gruppo reggae Michelangelo Buonarroti, mentre Marco Ancona, dei salentini Fonokit, ha partecipato sia alla realizzazione, sia all'esecuzione di “I say goodbye”.

 

Infine, Federico Zampaglione (Tiromancino) è la ciliegina su “Il lago”, primo singolo estratto dall'album, una canzone che sembrerebbe quasi scritta da lui, ma il cui testo è, in realtà, di Antonio, che oltre ad occuparsi delle chitarre è anche autore delle parole di diversi brani, sin dal primo album. Nonostante ciò, non troverete distinzioni di autori fra le diverse canzoni. In tutti i casi, testi e musiche sono a firma di tutti e cinque i componenti del gruppo.

 

Spero che arrivi il messaggio, il nucleo dell'intera band, quello che siamo noi”, ci spiega Marco. “Non c'è un leader, siamo un unico nucleo. Ognuno di noi potrebbe scrivere un brano, avere un'idea importante”. “Ci sentiamo completamente inseriti all'interno di quest'album”, aggiunge Luigi.

 

“Parte di noi, goccia per goccia, si è materializzata al suo interno. Poi, ci sono tutte le nostre paure, i nostri desideri, le nostre voglie, i nostri sogni, le nostre aspirazioni. Siamo noi stessi a fidarci di quello che abbiamo fatto e questa fiducia è un marchio di qualità di 'origine musicale protetta'”.


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