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19/11/19 ore

Roccella Jazz Festival: musica, danze e Cose Turke


  • Florence Ursino

“Una straordinaria ostinata avventura, uno spazio di creazione unico in Italia, una meravigliosa opportunità per talenti sconosciuti e un degno palcoscenico per artisti più o meno noti”. Questo è, secondo il suo direttore artistico Paolo Damiani, il festival jazz 'Rumori Mediterranei' di Roccella Jonica.

 

La XXXII edizione della storica kermesse, inaugurata lo scorso 18 agosto, quest'anno presenta 'Cose turke', 8 giorni di produzioni originali e sperimentazioni artistiche che prestano orecchie, mani, fiato e voci alle ammalianti e seducenti melodie del Mediterraneo e, in particolare, della Turchia. Non a caso, spiega ancora Damiani, “il luogo conta, con quella sua singolare magia: probabilmente certe alchimie possono avvenire soltanto fuori dai grandi agglomerati urbani”.

 

E qui, nell'ora in cui il sole smette di corteggiare il mare preferendogli i piccoli seni di collinari orizzonti, qui, mentre l'acqua abbandona il blu per rubare sfrontata il rosa e il bianco del cielo, qui si accendono le luci del silenzioso castello medievale, del suo Teatro ricavato dalla roccia e, ladies and gentlemen, all that jazz invade vicoli e strade e menti e ginocchia e dune e falò.

 

Qui il principio è uno – sussurra il direttore artistico – le musiche che proponiamo conducono il pubblico verso di sé, non il contrario. La nostra idea di festival è stata chiara fin dall'inizio: radici e Mediterraneo, métissage e incontri tra linguaggi diversi, ricerca di nuove relazioni, rotte di collisione, uno sguardo autenticamente contemporaneo, il che vuol dire fare i conti col nostro tempo e ad esso aderire, ma allontanandosene un poco”.

 

Quelle note, in queste serate di luna crescente, galopperanno le maree per raggiungere le coste di quella millenaria civiltà ai bordi dell'Occidente e dell'Europa, incontreranno fantasmi di salsedine di cui assorbiranno storie e leggende, estendendo la loro eco fino all'estremo per poi tornare qui, sul grande palco di un piccolo paese che odora di gelsomino, sconosciuti ibridi, non più vecchi, non ancora nati, non più suoni, ma ancora Rumori di quel Mediterraneo che è culla e tomba, memoria e presente. E, attraverso la musica, futuro.


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