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16/06/24 ore

Riflessioni intorno a ‘I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer’, mostra documentaria al Mattatoio


  • Giovanni Lauricella

Una mostra per i boomer al Mattatoio, che fa felice una parte dei nostalgici del comunismo, che è incentrata sull'ultimo leader carismatico dell'ormai tramontato PCI, dal titolo esplicito per chi vuole riviverlo: I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer. Mentre per i millennials dovrei dire molte cose per far capire che cosa era il PCI  e chi poteva essere colui che lo teneva al comando, ma il discorso sarebbe troppo lungo. 

 

Di sicuro erano capi partito che sembravano capi di stato, ben altro da quello che oggi sono i leader, non a caso una massa di fedeli appartenenti a quel passato in questi giorni fanno il pellegrinaggio a quello che nonostante i cambiamenti politici e soprattutto storici è ancora un loro riferimento.

 

Una mostra fatta prevalentemente con il materiale d'archivio della famiglia che ha nelle foto l'esposizione più evocativa.

 

Essendo una mostra documentale non si può fare altro che parlare di Enrico Berlinguer; faccio notare però che le considerazioni politiche che si possono evincere dall'esposizione sono sibilline, un linguaggio che non compete con quella forza politica di lotta che è stato il PCI e nemmeno con i suoi seguaci che si sono sempre distinti per essere duri e puri.

 

È un po' il segno dei tempi, il PD si fa erede / non erede del PCI e in questo lungo se non eterno guado crede di occuparne il vuoto...   Ecco, è proprio qui la chiave di lettura della mostra, fa vedere un passato come se fosse il presente, come se entrando nella mostra ci si ritrovasse ad essere con il partito di Berlinguer ancora tale e quale come era.

 

Forse qualcuno dovrebbe dire loro, agli organizzatori, che qualcosa è successo, qualcosa che non va nella direzione di quello che si pensava che fosse per un' area militante che ancora oggi non si rende conto che il comunismo è finito. E infatti proprio in questi giorni si commemora Lenin…

 

Confesso la difficoltà di scrivere queste ovvietà, ma abbiamo nell'ambito culturale e artistico un'arretratezza che fa a cazzotti con la realtà; sono sicuro che chi avrà visto la mostra non si è reso  conto che stiamo sotto un governo di destra, ancora più estrema di quella ritenuta “fascista” di Berlusconi, proprio il pericolo dal quale, secondo loro, ci avrebbero tutelati.

 

Vedere I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer è come assistere all'incantesimo dal quale non si sono svegliati i suoi seguaci, gente che a distanza di tempo gestisce ed egemonizza le attività espositive con questa linea politica culturale e storica.

 

È incredibile notare la differenza tra i nostalgici fascisti che sostengono il “come era una volta” e la sinistra che fa del comunismo il presente come anche il futuro. 

 

È un fenomeno di adesione politica talmente surreale che è difficile descrivere al punto che rinunci a farlo perché è inconcepibile, si può spiegare solo come una patologia.

 

Il bianco e nero delle foto è vissuto come aspetto artistico, un valore aggiunto della mostra, non il contrario, per il fatto che sono foto di un'altra epoca più tecnologicamente arretrata e per questo non a colori.

 

Verrebbero in mente molte cose da dire ma allo stesso tempo viene il dubbio che queste cose, ormai consolidate dal tempo, sono invece da dirsi, perché molta una certa sinistra, i depositari di questo pensiero politico, per un ingessato assolutismo ti fanno cadere automaticamente in collisione con le loro idee, quindi in guerra. Questo però non è il fine del mio scritto.

 

Un dramma che sarebbe stato molto interessante vedere in una mostra come questa ma che è una macabra assenza tanto quella dello stesso soggetto in questione, Enrico Belinguer, presentato come se fosse un possibile esponente attuale.

 

Insomma, tra foto, documenti e ritagli di giornale, ti trovi a stare con un redivivo che sembra il nuovo leader di un improbalile PD.

 

Viceversa, forse, per capire il PD bisognerebbe andare a vedere questa mostra, così le stranezze di Elly Schelein o le lacerazioni interne al partito non rappresenteranno più una sorpresa.

 

 

I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer

 

mostra documentaria curata da

 Alessandro D’Onofrio, Alexander Höbel, Gregorio Sorgonà 

 

al MATTATOIO

 

Dal 15/12/2023 al 11/02/2024

Piazza Orazio Giustiniani 4 , Roma, Italia

 

 


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