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20/05/24 ore

Mille Culture. Storia e storie di Napoli dalle origini all'unità d’Italia, di Leodegaro Huober



di Adriana Dragoni

 

Napoli è un luogo dell'anima, è la memoria di un luogo profondamente amato che ora non c'è più. Scomparso, per opera di quell'unità, scritta, nel titolo del libro, con l'iniziale minuscola, come si conviene a qualcosa che non merita rispetto, perché conseguenza di un'azione prava e contorta.

 

Il titolo del libro è “Mille culture” (Controcorrente editore), ma dice di un'unica realtà che ha un nome solo: Napoli.

 

È l'identità di una ricchezza spirituale e fisica, fatta di aperture di cielo e di larghi di mare, della forza sotterranea del Vesuvio, di sentimenti carnali e religiose visioni, di mille pensieri e mille musiche. Questo è Napoli nel ricordo di chi l'ama. Non si può scindere Napoli in parti, come non lo si può fare per una persona. Napoli è un tutt'uno, in cui le culture si mischiano e si confondono, inestricabili l'una dall’altra.

 

Leodegaro Huober, l'autore del libro, riflette su questa storia, sulle sue origini e ripensa alla Napoli di un tempo. È una città nata sul mare, che non ha dimenticato, magari senza saperlo, le sue origini marinare. Di gente venuta dal mare e vissuta a lungo nello stesso luogo, gente che non ha voluto imporsi con la forza su altre genti ma si è dovuta e saputa difendere continuamente da coloro che volevano impadronirsene.

 

Un libro scritto con cura, come suggerisce il gran numero delle pagine, più di 400, l'accuratezza dell'indice e la lunga bibliografia.

  

C'è grande interesse per Napoli in giro. Testimoniato da trasmissioni televisive, da film, da mostre e libri. Mi è molto piaciuto quello di Leodegaro Huober, perché il suo autore non mente, non esagera meriti, non disprezza quelli altrui. Le style è l'homme meme è stato detto. E la rettitudine dell'uomo si esprime anche nella sua scrittura e nel suo dire pacato e oggettivo. Dipende anche, sembra, dall'esempio ricevuto dalla sua famiglia, iniziando da quegli antenati misti tra napoletani e svizzeri e dalla dignità del loro comportamento.

 

Leodegaro Huober fa iniziare il racconto della storia di Napoli da quella di Cuma, la fiorente città sul litorale campano che attrasse l'invidia degli etruschi, che avrebbero voluto conquistarla. Ma quando i cumani si allearono con i siracusani, gli diedero una solenne lezione con una battaglia navale (474 a. C.), tanto che gli etruschi non osarono più attaccarli. 

 

Poi i cumani fondarono una nuova città, Napoli (Nea Polis = città nuova), accanto alla vecchia Partenope, che fu chiamata Palepoli (= città vecchia). E Napoli continuò a fiorire, tanto da suscitare l'invidia dei romani, un popolo all'epoca rozzo e bellicoso, i quali, attraverso patti sempre più stringenti, ne conquistarono il controllo. 

 

Ma caratteristica di Neapolis fu la sua organizzazione in fratrie, e alcuni storici affermano che furono proprio queste organizzazioni locali, trasformate in Sedili, a conservarle una certa autonomia, che durò fino all'Ottocento. L'Impero Romano, iniziato da Ottaviano (Cesare Augusto) nel primo secolo a.C. durò a lungo, per quasi cinque secoli. 

 

La sua fine (476 d.C.) vide Napoli protagonista, perché accolse il giovanissimo ultimo imperatore, Romolo Augustolo, nell'isolotto di Megaride, dove sarebbe sorto il Castel dell'Ovo. Qui certo non posso riassumere la storia di Napoli, basti citare i fatti che costituiscono l'ossatura del racconto. Un racconto reso vivo dalla partecipazione accorata dell'autore. 

 

Un periodo molto interessante e poco noto della storia di Napoli è quello del ducato: cinque secoli, durante i quali un suo duca governò la città, che estese il suo prestigio su Gaeta, Sorrento e Amalfi. 

 

Poi i Normanni, chiamati dai napoletani per difendersi dagli invasori longobardi, conquistarono tutta l'Italia Meridionale e la Sicilia. L'ultima città ad arrendersi ai Normanni fu Napoli. E Federico II ne riconobbe la dignità, il valore e la cultura, fondandovi la prima università laica del mondo occidentale: l'Università Federico II.  

 

Poi Napoli diventò la capitale di un regno, quello angioino, poi fu capitale del regno aragonese e dopo fu sede del viceré spagnolo per due secoli. Infine, finalmente, fu l'autonoma capitale del Regno borbonico. Che fu proditoriamente conquistato dal re del Piemonte. Così sorse l'unità d'Italia. E qui finì la storia di Napoli.

 

 


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