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14/10/19 ore

POESÌ di Rino Mele. Piove dentro Notre-Dame



Non era ancora sera, lunedì 15 aprile 2019, quando è iniziata a bruciare la cattedrale più famosa d’Occidente. Un incendio durato molte ore e cui ha assistito il mondo intero. Abbiamo visto morire la nostra storia. 

 

 

 

                   

 

           POESÌ di Rino Mele

 

 

Piove dentro Notre-Dame

 

Acuti come spine, gli archi sono la rappresentazione di un dramma,

Cristo inchiodato

che s'alza,

si stacca dalla croce, il coro dietro il transetto è dove il capo

martoriato si posa,

nel canto la voce s'impiglia nel pianto.

Gli archi acuti sembrano lottare tra loro, dai pilastri nasce la

loro forza, è un torneo, una gara a salire

verso il cielo, Dio vestito da muratore scende scale di legno, s'inerpica

leggero col suo cappello di un piegato giornale.

Le grandi chiese gotiche 

servivano per essere viste da lontano, erano

navi sul mare di pietra, le vetrate

come onde premevano, gridavano l'impossibile volo.

Una fabbrica che non si poteva fermare, 

le mani a costruire, i pesi da sopportare, e quell'alzarsi sempre più in

alto dello sguardo,

gli archi, i vuoti che rischiano la morte e la superano, le curve strette

delle volte,

e non poterlo vedere mai tutt’insieme quell’inesausto sfuggire, proprio

come un poema

che devi ricordare per legare i versi al tuo desiderio di

continuare: notturno

mare che non puoi guardare ed è lui a mettere i suoi occhi d'immenso

animale nel tuo strazio.


Ora in quella cattedrale piove,

entra il vento freddo, vi cadono le stelle.

Come tutto ciò che è distrutto, è piena d'una bellezza fuori dal

computo dei numeri, legata a quell'unico verso

scritto dopo la fine.

Ora che nessuno

può entrare, ci siamo tutti dentro: è l'arca del diluvio di questo nuovo

millennio prima che immane

una nuova onda

s'alzi, divori se stessa, sprofondi, e dal suo suono - non più

riconoscibile - appaia. Di Notre-Dame

ci siamo già dimenticati, come la madre appena morta.

La solitudine delle cose

è la nostra, il colore bianco del fuoco.

 

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Rino Mele (Premio Viareggio Poesia 2016, terna finale con “Un grano di morfina per Freud, ed. Manni) scrive, il venerdì e il martedì, su “Agenzia Radicale”. Dal 2009 dirige la Fondazione di Poesia e Storia. Il nome della rubrica è “Poesì”, come nel primo canto del “Purgatorio” Dante chiama la poesia.

 

   

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