Presentato in anteprima al New York Film Festival, il biopic sportivo liberamente ispirato alla figura di Marty Reisman, Marty Supreme,di Josh Safdie, ha ottenuto 9 candidature a Premi Oscar, 3 candidature e vinto un premio ai Golden Globes, 11 candidature a BAFTA, 8 candidature e vinto un premio ai Critics Choice Award, 1 candidatura a Directors Guild, 3 candidature a The Actor Awards.
Il film è ambientato nella New York degli anni ‘50 e racconta la vita di Marty Mauser (Timothée Calamet), un giovane calzolaio ambizioso con la passione per il pingpong che sogna di diventare un campione e brevetta la propria pallina, la Marty Supreme, simbolo della sua volontà di riscatto da un u mondo che non crede nelle sue capacità.
Conducendo una vita sregolata e rocambolesca tra truffe, scommesse, relazioni sentimentali e sogni di gloria, evade dal suo quartiere verso grandi città come Londra, Tokyo e Parigi, riesce a diventare campione di ping pong , ottenendo numerose vittorie. Purtroppo la sua arroganza causa molti problemi e nel torneo in cui Marty affronta il grande campione giapponese Endo, perde e subisce una grande umiliazione.
Tutto sembra complicarsi: viene arrestato, tradito dallo zio, la sua ragazza, Rachel, gli rivela di essere incinta. Come al solito rifiuta ogni responsabilità e scappa di nuovo, scatenando una serie di eventi tra rapporti con criminali e violenze.
Alla fine, riesce ad ottenere una vittoria guadagnata con onestà e in quell’istante percepisce una sorta di redenzione personale e una chiusura con il passato. Poi va da Rachel che ha partorito prematuramente, vede il bambino e comprende che quel figlio è più importante della vittoria conquistata.
Il film esplora i temi di ambizione, ossessione, prezzo del successo e il finale a sorpresa del film, nel momento in cui Marty diventa padre, suggerisce che il vero senso della vita non consista nel diventare famosi e pretendere vittorie ad ogni costo
“L’ambizione estrema è solitaria per definizione. Più ti avvicini a qualcosa di assoluto, meno spazio rimane per gli altri - ha affermato il regista. Marty non sa stare nelle relazioni se non attraverso la competizione o l’ossessione. Non volevo giudicarlo. Volevo osservarlo. Credo che il pubblico possa decidere se sia una figura eroica o profondamente problematica. Io stesso non ho mai avuto una risposta definitiva. Di certo Marty Supreme è una storia di formazione atipica, in cui il viaggio del protagonista porta a una consapevolezza ambigua: credere in se stessi può essere una forma di libertà, ma anche una gabbia”. (da Limina rivista)
In un’altra intervista il regista ha affermato che il finale è volutamente aperto: non ci dice se Marty diventerà davvero il genitore di cui il bambino ha bisogno, né se saprà resistere alla tentazione di fuggire di nuovo. Nel complesso, tuttavia, sembra che abbia voluto costruire un finale sul valore della paternità come un passaggio all’età adulta.
Il film ha un ritmo molto serrato nel seguire la vita frenetica e rocambolesca del protagonista e si avvale di validi interpreti come Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow, Fran Drescher, Odessa A'zion, Sandra Bernhard, Abel Ferrara, Penn Jillette, Spenser Granese, Tyler the Creator, Kevin O'Leary.Sceneggiatura: Josh Safdie, Ronald Bronstein, Shadmehr Rastin. Fotografia: Darius Khondji. Montaggio: Ronald Bronstein, Josh Safdie. Musiche: Daniel Lopatin.
Joshua Safdie (New York, 1984), e Benjamin Safdie (New York, 1986), sono due fratelli registi, sceneggiatori e attori statunitensi che hanno realizzato insieme molti cortometraggi e documentari. Nel film Marty Supreme Josh Safdie non si è avvalso della collaborazione del fratello.
Ecco il trailer del film (da Coming Soon)