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13/11/19 ore

Pedofilia, il manuale segreto delle giovani marmotte


  • Florence Ursino

“The Boy Scouts of America believes — and, through over a century of experience, knows — that helping youth is a key to building a more conscientious, responsible, and productive society” è possibile leggere sul sito dei BSA. Se poi, per costruirla, questa società responsabile e produttiva, sia necessario aiutare anche chi della gioventù ha abusato, allora forse, per la più grande associazione scout deli Usa, è arrivato il momento di rispondere a qualche domanda.

 

Sul perchè, per esempio, per oltre due decenni, dal 1970 al 1991, abbia nascosto alle autorità centinaia di casi di abusi sessuali. Secondo un'indagine condotta dal Los Angeles Times su 1.600 dossier riservati, in almeno 500 casi l'associazione scout era stata informata delle violenze dalle stesse vittime, dalle famiglie dei bambini, dal personale di sostegno o tramite denunce anonime. Ma nulla sarebbe stato riferito a chi di dovere.

 

Eliminare il fastidioso prurito causato da mani infette era semplice: i vertici dell'organizzazione chiedevano “all'interessato di lasciare volontariamente la posizione”, accettando dimissioni motivate da “croniche disfunzioni cerebrali”, problemi di lavoro, nuovi ruoli da ricoprire. Ad almeno 50 degli espulsi, perso il pelo, è stato anche concesso di tornare alla propria attività, salvo poi esser ri-accusati di aver mantenuto il vizio.

 

I particolari dell'opera (pia) di insabbiamento, rivela ancora il quotidiano statunitense, sarebbero contenuti in un archivio segreto degli stessi BSA, chiamato 'Perversion files', contenente i nomi dei presunti molestatori e utilizzato internamente dai vertici dell'associazione sin dal 1919.

 

Crimini vecchi, dunque, che - spiega il portavoce di BSA, Deron Smith, in un comunicato - apparterrebbero al passato visto che con le nuove regole, introdotte nel 2010, ogni sospetto di abuso deve essere segnalato direttamente alla polizia; in ogni caso, aggiunge Smith, l'organizzazione “ha sempre collaborato pienamente con le richieste delle forze dell'ordine”.

 

Nonostante, nelle aule dei tribunali, di centinaia di questi documenti ammessi come prove sia stata per anni tenacemente difesa dai legali di BSA la segretezza, in nome della privacy delle vittime e di chi veniva accusato. Solo lo scorso giugno, la Corte suprema dell'Oregon ha ordinato che 1.247 dossier relativi agli anni tra il 1965 e il 1985 venissero resi pubblici. Con sommo dispiacere di Baden Powell, pace all'anima sua.


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