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20/10/17 ore

Galleria Nazionale di Arte Moderna a Roma, tre imprenditori arrestati


  • Giovanni Lauricella

Il lettore che, stanco dell’infinita querelle pro o contro la Grecia, si è dedicato alla cronaca di Roma, ha appreso che tre imprenditori, Maurizio Bandettini, Massimo Mancini e Dante Gondola, sono agli arresti domiciliari per aver incassato indebitamente un risarcimento milionario per un appalto di lavori di ampliamento della GNAM (Galleria Nazionale di Arte Moderna), venuto meno per volontà dell’appaltante. Il motivo è che tra la gara (2004) e la liquidazione del risarcimento disposto dal giudice di primo grado (2013) una delle tre ditte (che avevano costituito una ATI) era fallita (2012).

 

Già in passato la GNAM era stata messa in cattiva luce per i lavori d’ampliamento che videro in uso per un breve periodo una nuova ala, che ebbe gli onori di una grande mostra su Sironi negli anni ‘90, importante anche perché celebrò in senso pieno la riabilitazione di un grande artista coinvolto nel fascismo. Purtroppo sono mostre che portano sfiga: infatti successivamente si scoprì che le mura dei  nuovi padiglioni prendevano umidità e vennero chiusi.

 

Il caso dei tre costruttori, nonostante comporti la stranezza del fatto che chi fallisce non può chiedere un risarcimento per crediti di quando aveva l’attività in corso, ci fa pensare che se tali dispute esistono è perché girano tanti soldi intorno alla cultura. Ma ancora più strano è che se non ci stanno beghe giudiziarie, di tutto il restante lavoro ordinario non si sa niente, come se tutto andasse bene.

 

Strano è inoltre che abbiamo un governo e una giunta capitolina sottoposti al tiro al piccione su vari punti (rom, cooperative, mafia, metro) ma nessuna contestazione sulla cultura, dove pare proceda tutto per il meglio.

 

Ancora più strano è che chi monopolizza la cultura è il vecchio residuato del PCI riciclato adesso nelle varie correnti del PD e di altri partiti più a sinistra che se anche “fuori” dal parlamento perdurano in quel sottopotere che da oltre mezzo secolo dettano legge e soprattutto cultura.

 

Una condizione di stabilità di assetto culturale che l’Italia ha anche dovuta al fatto che chi non sta con certa sinistra “non sta” con la cultura. Una paradossale e quasi magica condizione di onnipotenti personaggi di piccola statura che, nonostante la precaria situazione attuale della politica, vivono, fanno cultura e indicano istanze per tutti noi tranquilli e beati.

 

Come non capire Renzi, che ha attaccato quasi tutti i settori del suo partito a lui non conformi, ma si è defilato proprio su quello della cultura?

 

Atteggiamento prudente perché l’ambito culturale è sempre stato il pericoloso caravanserraglio che ha fomentato gli attacchi in massa verso i nemici del momento, e - vista la comprovata acidità di fondo che lo amalgama - chiunque si rivoltasse contro ne subirebbe un effetto boomerang  poco augurabile.

 

Di certo uno squarcio di luce ci vuole, basta pensare agli enti inutili come i residuati del ministero dello spettacolo, o delle fondazioni. Se non sei “dentro” non saprai mai chi sono i personaggi che prendono i soldi pubblici delle numerose associazioni, a fronte di una legge sulla trasparenza che li dovrebbe rendere accessibili a tutti.

 

Non si capisce, poi, perché Roma ha due società che monopolizzano le attività culturali, la Zetema e la Civita, al cui vertice si trova una sola persona alla manovra.

 

Consideriamo inoltre il fatto che l’ambiente artistico è una delle peggiori fosse di serpenti mai viste, costituita da precari e disoccupati che si reputano ideologicamente contrari al precariato, senza parlare di tutte le attività esentasse di associazioni che hanno dipendenti non correttamente retribuiti, ecc ecc.

 

Un mondo sommerso e opportunamente nascosto che la volontà partitocratica e la viscida politica rendono spaventosamente pericoloso per chiunque non ne accetti l’andamento omertoso … un’altra Mafia Capitale/Nazionale, parallela e occulta?

 

 


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