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17/09/19 ore

Rigurgiti antidemocratici, xenofobia e populismi. La democrazia è in pericolo?


  • Giovanna D'Arbitrio

Mentre imperversa una grave crisi governativa, in Italia e in Europa partiti progressisti e welfare state soccombono per strategie globalizzate di vario genere, manca in verità una visione più ampia che si estenda oltre i confini nazionali, non focalizzata su interessi locali e poltrone.

 

Tempo di populismi, xenofobia e rigurgiti antidemocratici che seducono masse ignoranti, e non solo, fenomeni proliferanti e crescenti in Europa e oltreoceano. Senza dubbio ogni fenomeno o evento storico va studiato considerando diversi aspetti: concatenazione cause-effetti, relazione passato-presente e infine analisi e sintesi.

 

Quali sono dunque le cause che hanno prodotto il “populismo” dei nostri tempi? Dove è nato? Quali trasformazioni ha subito nei secoli? Può rappresentare un pericolo per la democrazia ? Quale è dunque la differenza tra populismo e democrazia?

 

Il Populismo da un punto di vista storico è il nome con cui è stato designato in Occidente il movimento politico-culturale russo (narodnicěstvo) sviluppatosi nella seconda metà del 19° sec. e durato fino alla rivoluzione. In seguito, e in particolare nel 20° sec., il termine fu usato per designare tendenze o movimenti politici, anche assai diversi tra loro, che si sono sviluppati in differenti aree e contesti nel corso del secolo. Malgrado le difformità, alcuni tratti comuni del populismo sono in parte riconducibili a una rappresentazione idealizzata del «popolo», per lo più inteso genericamente, con scarsa attenzione alle sue concrete determinazioni sociali e alla sua esaltazione come portatore di istanze e valori positivi, di norma tradizionali, in contrasto con i difetti e la corruzione delle élite. Tra gli elementi comuni hanno spesso assunto un particolare rilievo politico la tendenza a svalutare forme e procedure della democrazia rappresentativa, privilegiando modalità di tipo plebiscitario, e la contrapposizione di nuovi leader carismatici a partiti ed esponenti del ceto politico tradizionale”. (Enciclopedia Treccani)

 

A quanto pare il pericolo maggiore è rappresentato da leadership carismatica e demagogia, poiché se il leader non persegue obiettivi etici elevati e costruttivi può condurre una nazione a dittature di destra o di sinistra, come la storia stessa dimostra. Interessante il libro “Eros e Priapo” di Carlo Emilio Gadda che presenta dei concetti simili a quelli dei “Cavalieri” di Aristofane, a dimostrazione che la demagogia ha origini antiche.

 

Gadda che nella sua invettiva contro Mussolini definisce “scimmiesco” irrazionale e irriflessivo il consenso della moltitudine verso il demagogo che la seduce con la sua perentoria magniloquenza virile (priapesca appunto). Parimenti Aristofane assume come bersaglio comico il tiranno Cleone che sciolto da qualsiasi inibizione e continenza morale, diventa l’incarnazione stessa della degenerazione dei valori democratici ed etici dopo la morte di Pericle.

 

Per alcuni i populismi hanno aspetti positivi, poiché servono a spazzar via corruzione e false ideologie. Il libro di Ivés MenyIvé Surel “Populismo e democrazia” (Ed. Il Mulino) afferma che il populismo attuale nasce dalle politiche globalizzate, crollo di ideologie, corruzione dilagante della politica. Affrontando il nodo populismo-democrazia nell'era postideologica e transnazional afferma che. “tre fenomeni hanno incoraggiato l'insorgere di istanze populiste: la globalizzazione, che provocando una crisi del ruolo dello stato e delle nazioni ha destabilizzato le forme tradizionali della politica; la crisi del potere decisionale delle élite tradizionali e la conseguente riduzione dei vincoli elettorali; l'emersione della corruzione nei regimi politici occidentali. Il populismo non si è mai presentato come antidemocratico, anzi si propone di rigenerare la democrazia, ripulendola da tutte le sue scorie per tornare ai veri principi e valori”. 

 

Tutto ciò potrebbe forse essere giusto in teoria, ma in verità gli attuali leader populisti non ci sembrano persone di grande spessore culturale ed umano, mentre ci preoccupano alcune caratteristiche comuni che vanno ben al di là della lotta contro l’Establishment: deliranti nazionalismi, xenofobia, mancanza di solidarietà, divisioni e muri.

 

Alle forze progressiste non resta dunque che aggregarsi per difendere diritti umani e civili, democrazie e libertà. 

 

 


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