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28/02/20 ore

Pubertà e baby squillo. L’ultimo bacio?



di Piera Scognamiglio 

 

Di quella sentenza che avrebbe “disonorato il Paese” (E. Scalfari) restano da capire alcuni scenari, in cui poco c’entra se Berlusconi conoscesse o meno l’età della sua “ospite”, esattamente come il credere o no che i circa sessanta indagati in attesa di giudizio nel processo sulle baby squillo dei Parioli (nel quale sono state già condannate otto persone con rito abbreviato) ignorassero di fare sesso con delle adolescenti. In uno sfondo quasi impercettibile dentro la notizia restano, infatti, le donne. 

 

Nell’epoca del New Pop dilagante, il rischio è quello di voler individuare a tutti i costi degli stereotipi: dalle “Salomè” che abbiamo visto sfilare davanti al tribunale di Milano alle “Lolite generazione selfie”, il ruolo interpretato serve a smascherare o assolvere dei potenziali orchi o dei sedicenti Casanova.

 

Complici della farsa con il nostro voyeurismo da osservatori silenti, nonché auditori compulsivi di intercettazioni telefoniche, non facciamo il minimo sforzo per comprendere dei fenomeni che diventano sempre più regola, in una società in cui capita che siano ancora le donne (in carriera, al potere o addirittura vittime) a rappresentare un’eccezione. E mentre esiste ancora una possibilità di indignarsi di fronte al favoreggiamento della prostituzione minorile, una smaliziata Ruby malcela i casi ben più gravi che giacciono nei cassetti delle procure.

 

Di fatto la spettacolarizzazione del processo che ha coinvolto l’ex premier ha posto in ombra la più miserevole notizia delle ragazze minorenni messe in vendita in un appartamento ai Parioli, su cui non si è aperto un reale dibattito, salvo poi rispuntare qualche giorno fa sulle migliori riviste di gossip, per quel bacio del perdono con cui l’on. Alessandra Mussolini, dopo mesi di silenzio, ha voluto trasmettere il suo messaggio “edificante” sulla vicenda: metterci una pietra sopra, per il bene della famiglia. Dopo gli scatti che ritraevano, infatti, i coniugi Mussolini nella messa domenicale a pochi giorni dalle confessioni del marito Mauro Floriani, il quale dichiarò di aver avuto dei rapporti con la ragazza quindicenne senza però conoscerne la vera età anagrafica, arriva, così, la smentita definitiva di una crisi familiare in casa Mussolini…

 

Ma ci interessa davvero sapere se la senatrice di Forza Italia, che sul tema della sicurezza e dei reati sessuali aveva più volte chiesto la modifica del codice penale in senso maggiormente repressivo (facendo della castrazione chimica di pedofili e violentatori il suo cavallo di battaglia), abbia perdonato o no il marito? Oppure vale la pena soffermarci su altri aspetti di queste vicende, come cercare di capire cosa è cambiato oggi rispetto al periodo in cui le nostre madri scendevano in piazza a reclamare pari diritti con gli uomini, compreso quello di vivere liberamente la propria sessualità, secondo una concezione ben diversa da quella per cui i nostri adolescenti confondono il mercimonio del corpo con il rispetto di sé?

 

E’ evidente che c’è un anello mancante, qualcosa deve essere sfuggito nella trasmissione delle conquiste fatte, tra quei luoghi de-istituzionalizzati e nomadi, propedeutici alla pratica dell’autocoscienza che avrebbe consentito alle donne di riscrivere la propria storia e, nel migliore dei casi, le cene nella villa di Arcore… E se la moda ufficiale e le pubblicità legittimano giovanissimi e giovanissime a diventare oggetto della nostra bramosia di adulti con i loro ruoli sessualizzati, fino a farci credere che quello sia il nuovo modello sessuale, come possiamo spiegare a una teen-ager che per “sentirsi figa” non le servirà ricevere una miriade di “like” alla foto postata su Instagram? Inutile, dunque, farne solo una questione di morale, anzi di doppia morale…

 

C’è tutto un mondo al quale dovremmo prestare la nostra attenzione da adulti responsabili e risolti che è quello della pubertà. Nel dipinto del 1894 “La pubertà” con cui Edvard Munch rappresenta questa fase delicata, attraverso la nudità di un corpo acerbo, c’è l’espressione di un disagio profondo. Un vuoto che nel caso dell’artista norvegese non è di natura culturale, ma è esperienza di un lutto precoce (la perdita di sua madre, a cui seguirà quella della sorella, entrambe morte di tubercolosi) per il quale egli stesso fu esposto al contatto con una realtà esterna, ma anche interna, soverchianti le sue capacità di pensiero.

 

Munch riflette, infatti, l’evento psicologico legato alla propria infanzia, nel viso della fanciulla turbato per il mutamento che sente compiersi nel proprio corpo e, contemporaneamente, con uno sguardo attento al sociale, sente l’amarezza di un destino riservato al suo futuro di donna (l’ombra fagocitante alle sue spalle), in un’epoca in cui la funzione principale accordatale sarà circoscritta alla sua capacità di procreare.

 

La fanciulla di Munch resta, nel suo gesto spontaneamente pudico, consapevole della propria dignità di essere umano e, con i suoi conflitti psichici, non anestetizzata, né assorbita dall’ombra della società. Oggi, tra “colpi di spazzola” e “sfumature di grigio” giovani donne non avranno mai vissuto la loro età sospesa, sfruttate, abusate o semplicemente accecate da false promesse di una felicità connessa a un potere alienante e che oggettiva i corpi. Dal passato, inconsapevolmente, la ragazza di Munch avrà gettato il suo sguardo triste sul nostro presente.


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