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13/07/20 ore

Germania, la “pallida madre” di Brecht



Ormai è chiaro che la Germania ha deciso di non cogliere l'occasione che il destino le offriva per la terza volta in appena un secolo: mettersi a capo dell'Europa e trasformarla in una vera potenza continentale. Un complesso politico, economico e militare come forse non si è mai visto nella storia, in grado non solo di competere con le altre grandi forme imperiali su tutti i piani, ma anche di superarle senza eccessive difficoltà.

 

Le altre due volte aveva provato con le armi, e non era andata troppo bene. Questa volta si trattava solo di essere un minimo lungimiranti, non chiudersi nella visione ristretta di un calcolo economicistico miope, ma tentare un investimento certo imponente ma dai ritorni incommensurabili. Ma si sarebbe dovuto ragionare con il metro dei secoli e non con quello di domani mattina.

 

Si doveva stendere il braccio a risollevare le province più deboli, aiutare invece di sfruttare e deprimere, incoraggiare invece di minacciare. E uno dopo l'altro i paesi europei le si sarebbero avvicinati come a una amica, prima ancora che a una potenza politica. La Germania forse sarebbe stata un po' più povera per qualche anno, ma sarebbe stata amata e rispettata. E quando la nuova macchina si fosse messa in moto, allora Berlino sarebbe stata la capitale di questa nuova entità, non per una imposizione ma per il tacito consenso di tutti, perché sarebbe stato ovvio e giusto.

 

Ma la Germania non ha voluto farlo, e forse questo significa solo che non lo meritava. Si è rivelata ancora una volta la "pallida madre" di Brecht, una grande e terribile assenza nel cuore del continente. Peccato. Peccato per lei ma anche per noi. Perché non c'è un'altra Europa possibile. Perché un'Europa di banchieri e bottegai non la vuole nessuno. Perché la "generazione Erasmus" è troppo debole e inconcludente, e anche se tra dieci, venti anni sarà in grado di dire la sua, non ci sarà più alcuna tribuna da cui parlare.

 

Peccato, aveva maledettamente ragione, nel 1914, il ministro degli esteri inglese Edward Grey: "Le luci si sono spente, e non le rivedremo più."

 

Giulio Leoni

 

 


Commenti   

 
0 #5 sdvsvds 2020-03-29 01:19
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0 #4 ilSocialista 2014-07-15 19:21
Poi certo non puoi cascare dalle nuvole quando vedi che la gente se ne frega dell'europa, dell'onu, dei diritti umani, dei più disgraziati; dato il tono morale generale direi che è ancora grasso che cola.
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0 #3 ilSocialista 2014-07-15 19:12
i tedeschi in fondo, dato il passato, hanno paura di loro stessi e non se la sentono di guidare nulla, cercano solo di rispettare l'ordine mondiale al meglio possibile e di invitare gli altri a fare lo stesso; se poi l'ordine mondiale dei Mercati è in realtà la legge del Grande Fallo Canino, pazienza, a loro gli va bene uguale; ai tedeschi è troppo chiedere sprazzi di creatività e di originalità, del resto ti potrenno rispondere che un Cazzo è sempre meglio di una Svastica; del resto loro sono ordinati e persino un Cazzo possono vederlo o trasfigurarlo come simbolo di Ordine; del resto questa epoca in fondo non gli dispiace, considerando la nota loro passione per il porno sadomaso.
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0 #2 ilSocialista 2014-07-15 19:03
anche la generazione Erasmus è in realtà quella dei nati-col-cappio -al-collo e pienamente coscienti della loro condizione; condizione di sicuro migliore di quelli un tempo crepavano in guerra, però almeno quelli si potevano consolare sperando in un mondo migliore, questi no, sono accuratamente allevati per strangolare le speranze nella culla e dalla culla e definirsi, con il massimo del trasporto epico, generazione io-speriamo-che -me-la-cavo dove il cavarsela è il massimo di affermazione individuale esistenziale ed equivale ad un trionfo romantico-metaf isico.
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0 #1 ilSocialista 2014-07-15 18:56
Hai ragione, i tempi sono questi, un sottile terrore attanaglia tutti e tutti non hanno nè certezze nè speranze; la lungimiranza è considerata un vecchiume ottocentesco che i cosiddetti Mercati possono stroncare da un secondo all'altro premendo un pulsante.
Tutti sanno che a questa condizione non esiste alcuna alternativa e non esiste alcuna scappatoia; è una condizione naturale, immutabile, inderogabile; chi potrebbe mai sperare che nella gravitazione universale la forza attrattiva fra due corpi non sia inversamente proporzionale al quadrato della distanza? Esulare da questa legge è fuori dalle umane facoltà e rispettarla è imperativo categorico ma anche etico;
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