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04/08/20 ore

Populismo, oligarchia e democrazia: tre modelli a confronto


  • Luigi O. Rintallo

Populismo, oligarchia e democrazia: tre modelli che caratterizzano la politica moderna e che, in particolare nel nostro Paese, risultano avvitarsi su se stessi senza concludere nulla di positivo. Il populismo, vale a dire la tendenza ad andare incontro al popolo, assecondandone le pulsioni o le richieste, ha trovato modo di esplicitarsi in due modi contrastanti.

 

Da un lato, abbiamo il populismo berlusconiano, all’insegna del libertinaggio a-politico e di una certa joi de vivre legata a epoche di sviluppo e di crescita ormai forse impraticabili; dall’altro, ha assunto i colori cupi del giustizialismo e del risentimento perenne, che richiede continuamente linciaggi per auto-alimentarsi. Entrambi queste declinazioni, si è visto, non riescono a svolgere in modo razionale e compiuto un’azione di governo proficua.

 

Vi è quindi l’azione delle oligarchie, concentrata sulla conservazione di privilegi consolidati e sulla gestione di un potere reale, che tende a prescindere dalla sovranità popolare. Spesso agisce di converso con le tecnocrazie europee, al solo scopo di preservarsi e tutelare interessi di parte.

 

È l’oligarchia della grande finanza, che controlla il sistema informativo e si avvale di un patto di non aggressione con le corporazioni forti, quali per esempio la magistratura. Se vogliamo la crisi del PD sta tutta nel suo oscillare fra il populismo giustizialista e il connubio con le oligarchie. A dispetto dell’aggettivo che lo contraddistingue, finora sembra che questo partito sia alieno dal perseguire la via della democrazia.

 

Quest’ultima si fonda sull’alternativa rappresentata dalle riforme in senso radicale, nel rifiuto tanto della truffa partitocratica quanto della demagogia un tanto al chilo espressa da movimenti contraddittori e ispirati da logiche puramente strumentali.

 

Fino a quando l’accesso alla democrazia così intesa sarà ostruito dalle pratiche omissive e liberticide, in atto nel sistema politico e corporativo, non potranno aprirsi prospettive di uscita dallo stato di pre-modernità in cui si trova l’Italia. A ben vedere populismo, oligarchia e democrazia coincidono con i modelli religiosi dell’animismo, del fariseismo e del libero arbitrio.

 

Il populismo segue le orme dell’istinto più che della ragione e come l’animismo ha il fascino del primitivismo; l’oligarchia è rispetto tutto esteriore della forma, ma cela in sé l’ipocrisia degli opportunisti; la democrazia è la svolta rappresentata da una religiosità responsabile, fondata sulla libertà.


Commenti   

 
0 #6 sdvsvds 2020-03-29 00:33
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0 #4 ilSocialista 2013-09-11 01:56
per coltivare bisognava fare grossi lavori pubblici di canalizzazione del Nilo con migliaia di persone; per mangiare ci voleva una organizzazione di massa eficiente e feroce, per questo là è nato lo Stato, per pure esigenze nutritive.
Mica ci si poteva scannare fra tribù nella attesa che la piena venisse a sommergere magari i villaggi; per sostenere questa nuova infrastruttura sociale ci voleva della gente preparata, dei burocrati con anni di preparazione perchè i geroglifici erano ostici rispetto all'alfabeto. E pochi si potevano preparare perchè la stragrande la magioranza doveva coltivare. In quelle condizioni l'oligarchia era una forma elementare di sopravivenza.
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0 #3 ilSocialista 2013-09-11 01:47
Io ci starei attento a dire cosa è moderno e cosa no; perchè sviluppi economici e produttivi non ben razionalmente gestiti possono portare anche a regressioni su aspetti importanti sociali ed umani;
l'oligarchismo è storicamente vecchio come il cucco; basta pensare all'antico egitto; un faraone, un gruppetto di sacerdoti, un manipolo di scribi e la massa a zappare la terra; e la mobilità sociale era scarsissima; più oligarchia di così; però si deve pure dire questa baracca ha tirato per 3000 anni, evidentemente qualche positività ce l'aveva; l'agricoltura egiziana era una roba complessa, mica era un fai-da-te come l'ulivo o la vite del mediteraneo;
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0 #2 ilSocialista 2013-09-11 01:34
Senza l'industrializz azione questo ampliamento non ci sarebbe MAI stato. Il XX secolo è stato caratterizzato per la verità da un altro grande fenomeno sociale epocale, sul piano di genere, la emancipazione femminile; l'agricolturae l'allevamento, cinquemila anni fa, aveva precipitato la condizione femminile ad un livello simile al servaggio; invece presso le tribù di cacciatori-racc oglitori lo status dei sessi è praticamente paritario; questo per un motivo preciso, la caccia, attività pretamente maschile, con strumenti primitivi, tipo l'arco, anche se porta a casa proteine biologicamente preziose, è bassamente produttiva; alla fine le radici, le bacche, i frutti selvatici che riporta a casa una donna ogni giorno, sono nutrizionalment e equivalenti alle sparute prede che acquisice ogni tanto l'uomo; l'aricoltura e pure l'industria sono maschili, ma lo sviluppo dei servizi del XX secolo ha spalancato alle donne praterie sconfinate impensabili per 5000 anni.
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0 #1 ilSocialista 2013-09-11 01:26
Articolo di livello, però farei delle aggiunte;
L'accentramento oligarchico proprio del 21 secolo, che si verifica più o meno ovunque, seppure con differenziazion i locali basate sul precedente substrato sociale, non cala dal cielo come la madonna pellegrina, ma è portato naturale della nuova processi produttivi e dell'ampliament o dei mercati.
I processi del potere politico come sempre si adeguano al mutare potere economico; in tal senso si può ben dire che il secolo XX pur tra grandi lutti, è stato caratterizzato da un ampliamento notevole della democrazia che è stato il preciso corrispettivo politico della produzione industriale fordista.
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