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21/11/17 ore

Intervista a Rita Bernardini in sciopero della fame: l'affettività in carcere è un diritto fondamentale



intervista di Cristiana Nadotti

(da la Repubblica

 

 

"Il caso delle due detenute di Roma che si sono sposate e occupano la stessa cella non può restare un precedente isolato". Rita Bernardini, coordinatrice della presidenza del partito radicale, fa lo sciopero della fame da 12 giorni per chiedere al governo di emanare i decreti delegati di riforma penitenziaria, nei quali il diritto all'affettività è un cardine.

 

Il matrimonio celebrato a Rebibbia e la sistemazione delle due detenute rappresenta un precedente importante?

 

"Sì ma non è sufficiente - sottolinea Bernardini - Nella mia lunga esperienza di visita e studio della situazione carceraria fino a oggi mi era capitato di imbattermi in un solo caso in cui la direzione del penitenziario si era premurata di non separare due uomini legati da un rapporto affettivo. Ma garantire ai detenuti intimità con i loro compagni, se anche essi carcerati, o con le famiglie, è essenziale per il loro benessere psicofisico. Per questo, tra le proposte avanzate per la riforma penitenziaria il riconoscimento di questi diritti occupa uno spazio centrale. Il ministro della Giustizia Orlando ha fornito rassicurazioni sull'approvazione, ma visto che la legislatura è agli sgoccioli siamo preoccupati che possa saltare".



Il caso di Rebibbia è relativamente facile, ma che succede con le coppie eterosessuali?

 

"C'è anche il problema delle famiglie in visita. La nostra proposta è, come già accade all'estero, che sia garantita a ognuno la possibilità di colloqui intimi, lontani dagli sguardi di altri detenuti o del personale carcerario. Proponiamo inoltre che siano concessi permessi premio per l'affettività. Tutto questo sulla base di precise indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, che considerà la sessualità fondamentale per la salute e quindi un diritto inalienabile".

 

Dove e come potrebbero avvenire questi colloqui intimi?

 

"Abbiamo pensato a piccole unità abitative che comprendano un letto, una piccola cucina e il bagno. Bisogna tenere conto che spesso si tratta di garantire le visite dei figli ed è indispensabile ricreare il più possibile un ambiente familiare, quando non è possibile il permesso premio. In Italia ci sono oltre centomila minori che entrano in carcere in visita, e ci sono state denunce su perquisizioni corporali fatte a bambini di pochi anni".

 

Parlare di piccole unità abitative vista la situazione delle nostre carceri sembra un'utopia, non le pare?

 

"È chiaro che riportare la situazione delle carceri alla capienza regolamentare è indispensabile. Però, proprio perché vogliamo mostrare la ragionevolezza e l'importanza della nostra proposta, abbiamo chiesto di partire con 50 unità da predisporre entro due anni e poi su tutti e 193 gli istituti".

 

Ci sono altri modi in cui favorire l'affettività?

 

"Al momento i detenuti non sottoposti a regimi speciali possono telefonare soltanto una volta alla settimana per dieci minuti. Questo di sicuro non favorisce i rapporti con le famiglie, perciò chiediamo di aumentare il tempo a 20 minuti e di poterlo gestire, in modo che magari un giorno ci sia soltanto un saluto e in altri momenti la possibilità di risolvere un problema. Inoltre chiediamo l'uso di email e Skype".

 

- da repubblica.it

 

 

 


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