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13/12/19 ore

Papa Bergoglio e la Chiesa cattolica


  • Silvio Pergameno

Il tema delle aspettative suscitate ‒ nel mondo della cultura e della società religiosa come anche in quelle secolarizzate ‒ dall’elezione del papa sudamericano dopo le dimissioni di Benedetto XVI, si presenta estremamente complesso sotto diversi profili e deve essere affrontato con molta prudenza e senza pretese troppo assertive.

 

Stiamo vivendo infatti una fase storica nella quale i tempi corrono per tutto il mondo e l’Europa, nella quale è maturata la civiltà occidentale, si trova a dover affrontare una fase di grave declino e per di più priva persino della consapevolezza (figurarsi poi della capacità) di darsi gli strumenti per cercare di venirne in capo. I problemi sul tappeto sono di vastissima portata e complessità: sociali, giuridici, politici, religiosi, comunitari, teologici, diplomatici, filosofici...

 

...«Limes», il mensile di geopolitica, ha dedicato il numero dello scorso aprile a “L’atlante di papa Francesco”, che in venti saggi dovuti alla penna di noti studiosi fornisce un ampio panorama sulla Chiesa cattolica di oggi. Un atlante prezioso per comprendere una realtà che presenta caratteri multiformi e controversi, che spaziano da un estremo all’altro: da una parte la crisi di sfiducia della Chiesa cattolica in se stessa ‒ per le gravi vicende che di recente ne hanno segnato il percorso e intaccato l’immagine e per problemi legati alla sua stessa struttura apicale interna (IOR, curia…) ‒ e per i timori sulla capacità di farcela di fronte al passo marciante della globalizzazione e della secolarizzazione, testimoniata dall’abdicazione di Benedetto XVI; e dall’altra le positività registrate nella presenza oltre Atlantico, dal ruolo della Chiesa cattolica negli stati Uniti, negli approcci non privi di novità e di sicuro impatto sociale in America Latina, nonostante anche nei paesi dove si parlano le lingue iberiche i problemi non manchino.

 

E c’è anche un problema che “liMes” non ha affrontato (né può esserlo in questa sede, anche per l’ampiezza delle ricerche che la trattazione ne presupporrebbe): l’Italia è da sempre la sede del papato, con il significato e il peso di responsabilità che sul nostro paese si concentrano e per l’intreccio di relazioni e di poteri tra stato e chiesa e società civile.

 

Esiste un forte sospetto che se il potere temporale del papa non è finito con la fine dello stato pontificio, l’Italia, nelle forme istituzionali ma non meno nella dimensione sociale, qualche cosa (e non poco) ci abbia a che fare.

 

Non si può ritenere si sia trattato di una circostanza del tutto casuale il fatto che dal 1523 al 1978 i sommi pontefici siano stati tutti italiani e non è un caso che le strutture centrali del governo della Chiesa siano tuttora in buona parte gestite da prelati italiani e che circa un terzo dei componenti del sacro collegio siano ancora italiani, anche dopo che gli ultimi tre eletti al soglio di Pietro provengano dalla Polonia, dalla Germania e infine dall’Argentina.

 

Vien fatto cioè di pensare che il sacro Collegio si sia orientato verso l’elezione del primo papa non europeo proprio per aver dovuto prendere atto che i due predecessori, non più italiani, ma pur sempre europei, non ce l’avevano fatta e la testimonianza (tanto laica) delle dimissioni di Benedetto XVI non poteva non dare il segnale che occorreva cambiare aria (cioè Continente): del resto Bergoglio era stato un papabile consistente già nel 2005, quando invece fu eletto Ratzinger, che poi, prima dell’ultimo conclave, pensava anche lui all’argentino come suo successore.

 

A modesto avviso di chi scrive, cioè, la novità principale da rilevare nell’elezione di Bergoglio è proprio il fatto che si tratta di un americano. E non a caso dico americano e non sudamericano, perché papa Francesco è stato sostenuto da tutti i cardinali americani, del sud e del nord del continente nuovo, statunitensi in testa, e non senza ragioni di grande rilevanza, che lasciano intravedere quale potrà essere il cammino della Chiesa cattolica nel prossimo futuro.

 

Difficoltà a parte, perché quanto avviene in America non è trasportabile di peso in Europa, perché resta legato alla storia e alla struttura sociale, politica e istituzionale americana, o meglio statunitense, paese che è sorto con l’impronta iniziale data dai padri fondatori puritani, emigrati dalla madrepatria inglese, e poi è cresciuto su una base multietnica e multireligiosa. Ma multiculturale direi proprio di no. E non a caso ne è venuta fuori una nazione con forte senso di appartenenza…

 

Infatti, se è vero che ogni gruppo che ha varcato l’oceano (l’Atlantico, ma anche il Pacifico) ha portato con sé la sua cultura, è altrettanto vero che poi questa cultura di origine la ha conservata, ovvero l’ha trasformata per effetto della nuova condizione di vita e di lavoro, di contatti umani, di impulsi provenienti dalle istituzioni, senza che si siano verificati tentativi (intellettualistici) di convivenza basati su forme di sincretismo (eufemismo per non dire papocchio o pastrocchio) etnico, religioso, filosofico o altro.

 

La convivenza è stata strutturata nelle istituzioni e con le istituzioni, in ragione della loro impronta fortemente liberale: libertà di parola, di pensiero, di associazione per tutti (I° emendamento alla costituzione degli Stati Uniti). L’etica comune, alla base delle istituzioni, è stata posta in un metodo di convivenza come valore fondante, capace di garantire la libertà di tutti. Tutto un discorso che in Europa sarebbe faticoso introdurre.

 

Si è così formata una società con forti componenti organizzate dal basso, nelle quali gli insegnamenti delle singole culture dei gruppi e delle religioni si sono dovute confrontare con le altre, portando ciascuna il proprio contributo e la dimensione pubblica delle religioni ha dato luogo a quel modo di essere che viene chiamato “religione civile”: i valori religiosi vengono portati nell’agone comune, nel dialogo pubblico e si impongono se superano il confronto.

 

C’è stato un episodio recente negli Stati Uniti, molto significativo al riguardo...

 

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