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21/07/17 ore

Un paese irrequieto



di Gerardo Mazziotti

 

Irrequieto non nel senso masulliano del termine (… agitare l’aria, smuovere le acque, spostare le pietre, suscitare venti e correnti, frescure e tempeste, non lasciare che le cose restino come erano, incidere qualche sia pur piccolo ma visibile segno sulla pelle del mondo) ma nel senso comune di “ansioso, indeciso”. E il frequente, spesso irragionevole, cambiamento delle leggi elettorali del nostro paese lo dimostra.

 

Negli Stati Uniti d’America è da oltre duecento anni che, con una legge elettorale che non è stata cambiata se non in piccoli dettagli, i cittadini eleggono il Presidente e il suo vice, i 50 governatoti degli Stati, i 435 deputati al Congresso, i 100 senatori (appena 10 in più dei consigliere regionali della Sicilia, che si autodefinisco deputati con tanto di titolo di onorevole) e anche i sindaci, gli sceriffi e i procuratori distrettuali.

 

In Italia abbiamo adottato in appena 65 anni di Repubblica varie leggi elettorali. Il proporzionale puro con voti di preferenze (inizialmente tre, poi due, poi uno solo e infine nessuno), il proporzionale corretto con una quota di maggioritario, il mattarellum (un maggioritario con una quota di proporzionale), il calderollum (maggioritario puro, definito chissà perché porcellum e dichiarato incostituzionale dalla Consulta dopo nove anni, a dispetto del fatto che è stato adottato nel 2006, nel 2008 e nel 2011 senza che i giudici costituzionali manifestassero il loro dissenso).

 

Dopo anni di polemiche, di discussioni e di denunce contro ”un Parlamento di nominati” pare che i maggiori partiti siano orientati ad approvare una legge elettorale abbastanza simile a quella tedesca. Perciò definita da Grillo “il tedescum”.

 

Per essere gradita dalla stragrande maggioranza degli italiani questa nuova legge dovrebbe prevedere:

 

a) l’elezione dei parlamentari per due mandati al massimo al fine di assicurare un continuo, necessario, salutare ricambio della classe politica;

b) un compenso con gettoni di presenza e con una liquidazione di fine mandato (senza vitalizi);

c) la proibizione di esercitare altre attività professionali (avvocati, medici, giornalisti, architetti, eccetera) e amministrative (non possono fare contemporaneamente i sindaci e i presidenti di provincia);

d) l’abolizione dell’art. 67 della Costituzione perché sia loro impedito di praticare il vergognoso “trasformismo”, di passare cioè da un gruppo parlamentare all’altro, in spregio alla promessa fatta agli elettori (il parlamentare che cambia opinione deve solo dimettersi; come avviene in tutti i Parlamenti del mondo);

e) l’abolizione del titolo di “onorevole” sostituito da quello di “signore”, come usano in tutti i parlamenti del mondo.

 

La nuova legge dovrebbe ridurre drasticamente il numero dei deputati (200) e dei senatori (100). Trecento parlamentari sarebbero più che sufficienti per risolvere i problemi del paese. Visto che 535 sono sufficienti in un grande paese come gli USA, con una popolazione cinque volte superiore alla nostra.

 

Infine, questa legge dovrebbe evitare la elezione di incompetenti, ignoranti, corrotti (stupidi, li ha definiti il deputato prof. Antonio Martino) e collusi con mafia,’ndragheta e camorra. Dovrebbe evitare il rischio di eleggere persone impresentabili.

 

È appena il caso di evidenziare che,  essendo il “tedescum” condiviso da PD, FI, M5S e Lega, le modifiche costituzionali proposte sarebbero approvate dalla maggioranza dei componenti il Parlamento e non ci sarebbe bisogno del referendum per renderle esecutive.

 

 


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