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01/10/20 ore

Sintesi storica della nascita e dello sviluppo del concetto delle OCEANICHE di Giulio Turcato



Prefazione di Anna Mahjar Barducci

 

Lo scorso dicembre 2019, la scultura “Oceaniche” del Maestro Giulio Turcato è stata fotografata, accatastata e abbandonata tra i rifiuti. L’imponente opera, che raffigura vele alte sei metri, era stata donata da Turcato, fra i principali esponenti dell'astrattismo informale italiano, alla città di Viareggio negli anni Novanta. Le “Oceaniche” erano poi state installate a piazza Puccini all’inizio del 1994, circa un anno prima della morte del Maestro.

 

Nel 2019, sotto l’amministrazione del sindaco uscente di Viareggio Giorgio del Ghingaro, le “Oceaniche” sono state tolte da suddetta piazza. Del Ghingaro ha giustificato il fatto, asserendo che le i piedistalli della scultura avevano bisogno di manutenzione. Il sindaco ha poi aggiunto che le “Oceaniche” si trovano adesso in un “luogo idoneo”, senza specificare dove.

 

Il quotidiano La Nazione, in un articolo del 6 Settembre 2020, citando la candidata per la lista Bonaceto, Rossella Martina, ha però informato che le vele si troverebbero nel capannone della Sea, ente per la gestione dei rifiuti, affastellate malamente e nascoste da un tramezzo. Le vele inoltre non sarebbero tutte, ma mancherebbero quelle più alte.

 

Il dono di Turcato a Viareggio, oltre ad avere un importante valore economico di circa mezzo milione di euro, rappresenta anche un significativo legame affettivo che il Maestro aveva con la cittadina versiliese. Infatti, la scultura era stata dedicata a Zita Stefani Caruso, suocera di Turcato, che era originaria di Viareggio. Turcato voleva creare un rapporto stretto con Viareggio, dove aveva deciso di essere sepolto, assieme alla moglie Vana Caruso e alla suocera Zita.

 

Le “Oceaniche” sono quindi un testamento, un dono, a una città che Turcato amava profondamente. Queste vele, pensate durante un suo viaggio in Kenya, appaiono come una chiamata fatta a Viareggio, per ricordarle la sua inclinazione verso l’apertura e il viaggio con il fine della conoscenza come Ulisse. L’opera di Turcato è un totem, un simbolo di pace, che ci fa veleggiare in direzione di nuovi orizzonti, senza confini. Questa è la vocazione di Viareggio. La rimozione di queste vele è un tradire la propria identità di promotrice di viaggi, di cultura, e di incontri con altri popoli. 

 

 

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Sintesi storica della nascita e dello sviluppo

del concetto delle OCEANICHE di Giulio Turcato

 

di Ettore Caruso

(Direttore dell’Archivio Turcato Sintesi)

 

 

Turcato con un modello ridotto delle sue Oceaniche

 

Introduzione

 

L’opera di Turcato è stata spesso caratterizzata dalla sua viva curiosità per scienza e tecnologia e dalle visioni che i suoi numerosi viaggi gli offrivano, ispirando in modo diretto il suo lavoro. La sua produzione artistica è costellata di esempi, che corroborano questa affermazione.

 

Per quanto riguarda le scienze e le tecnologie, ecco la nutrita serie dei “Giardini di Miciurin” (prima metà degli anni ’50) (Fig. 1)nei quali Turcato elaborava in forma sia astratta che figurativa le idee dello scienziato-agronomo russo, che aveva pronosticato, attraverso l’implementazione dei suoi metodi e ricerche, un’abbondanza inesauribile di cibo per l’intera umanità. In seguito, all’inizio degli anni ’60 Turcato rimase incantato dalle promesse del programma americano di conquista della Luna, e a partire dal 1964 produsse un numero importante di opere intitolate “Superficie lunare” (Fig. 2), sperimentando allo stesso tempo l’uso di ritagli di  gommapiuma che, con le sue asperità rugose e la presenza di crateri superficiali del tutto simili a quelli osservati sul nostro satellite, rendeva l’illusione quasi reale.

 

 

Fig. 1: Giardini di Miciurin 1953 

 

 

Fig. 2: Superficie lunare 1968

 

Nell’ambito dei viaggi, nel 1956 Turcato partecipò a una visita, finanziata dal Patito Comunista Italiano, di un gruppo di intellettuali Italiani in Cina, nel corso della quale ebbe occasione di scambi approfonditi con gli artisti Cinesi dell’epoca.  Da questa lunga e marcante esperienza nacquero le serie delle “Mosche Cinesi” (Fig. 3) e dei “Deserto dei Tartari” (Fig. 4).

 

 

Fig. 3: Mosche Cinesi 1957

 

Fig. 4: Deserto dei Tartari 1956

 

Egualmente, i numerosi “Ricordo di New York” (Fig. 5) dell’inizio degli anni ’60 sono dovuti ai viaggi in quella città per impegni di lavoro. Allo stesso modo, una prolungata permanenza in Egitto nel 1964, a fianco della moglie Vana Caruso - che partecipava come aiuto regista di John Huston alla lavorazione del colossal “La Bibbia”- generò una serie di opere intitolate “Porta d’Egitto” (Fig. 6), che si materializzarono in spettacolari trittici di grandi dimensioni.

 

Fig. 5: Ricordo di New York 1961

 

Fig. 6: Trittico Porta d’Egitto 1964

 

La nascita e lo sviluppo del concetto delle “Oceaniche” sono scaturiti dallo stesso tipo di interazione: l’osservazione acuta e penetrante di forme e colori che, radicandosi nell’immaginario dell’artista, vengono poi elaborate ed esternate nelle sue opere.

 

Le Oceaniche

 

Un viaggio in Kenya nell’inverno del 1970 espose Turcato alle forme che le tribù indigene davano ai loro manufatti, come gli scudi, e soprattutto alle piroghe, alle canoe e ad altre imbarcazioni essenziali da loro usate per pescare o varcare tratti di lago o di mare. Ancora una voltaTurcato aveva incamerato le loro immagini, le forme e i colori. Non ci volle molto, perché nascessero le prime Oceaniche. La prima occasione di esporle fu l’invito alla Biennale di Venezia del 1972, dove Turcato presentò, in una sala personale (Fig. 7), 6 tele sagomate dipinte a olio e appese obliquamente alle pareti  della sala, accanto ad altri dipinti. (Fig.8).

 

Fig. 7: Sala Turcato 36a Biennale Venezia 1972

 

Fig. 8: Oceaniche Biennale Venezia 1972 

 

Come per altri lavori di Turcato, anche in questo caso la stessa fonte d’ispirazione diventa una sorgente capace di generare più reinterpretazioni e rielaborazioni nel corso degli anni. Un’altra serie sul tema viene riformulata, ed esposta sia nella mostra di Spoleto durante il Festival dei Due Mondi del 1973, sia nella mostra “Il colore di Turcato”, curata da Giovanni Carandente e organizzata dalla galleria Ravagnan presso il Palazzo delle Prigioni di Venezia nel 1974. Questa volta Turcato abbandona il supporto della tela e privilegia il legno, producendo 16 pannelli lignei verniciati in tinte sgargianti, il più alto di quasi tre metri, nell’allestimento dei quali alcuni vengono sospesi al soffitto della sala in modo da non toccare terra (Fig. 9). La disponibilità dei locali delle Prigioni Vecchie ne permette l’esposizione anche nel giardino adiacente (Fig. 10).

 

 

Figg. 9-10: Oceaniche – Palazzo delle Prigioni Vecchie, Venezia 1974

 

Nel 1986 le stesse Oceaniche vengono esposte, con qualche elemento aggiuntivo, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma in occasione della vasta mostra antologica dell’opera del Maestro (Fig. 11), che viene così confermato come uno dei maggiori esponenti dell’arte astratta Italiana.

 

 

Fig. 11: Oceaniche alla GNAM - Antologica 1986

 

Nel corso degli anni, lo splendore policromatico delle Oceaniche nelle loro diverse versioni diventa una caratteristica sempre più accentuata, come testimoniano le opere su carta e stampe prodotte su questo tema. Il culmine di questi sviluppi prende forma in occasione della grande mostra antologica che il Comune di Venezia dedica nel 1990 a Turcato nella prestigiosa sede di Cà Pesaro (Fig. 12). Le Oceaniche occupano una posizione insolita, direttamente sulle acque del Canal Grande, su delle zattere che ospitano delle sedi cave in acciaio, nelle quali vengono inseriti i perni in metallo delle loro basi. Il contrasto con la facciata barocca del Palazzo esalta l’impressione di una esplosione di forme e colori emergenti dalle acque della laguna (Fig. 13).

 


Figg. 12-13: Oceaniche all’ ingresso mostra al Museo di Cà Pesaro Venezia 1990

 

La storia vuole che Raoul Gardini, allora al vertice di Montedison, passando a bordo del suo motoscafo davanti al gruppo scultoreo ancorato all’entrata del museo, fosse colpito dall’arditezza delle squillanti strutture, e volle acquistarle per renderle il proprio emblema in occasione della partecipazione del “Moro di Venezia” all’America’s Cup, a San Diego, dove furono arrimate alla base del molo al quale era ormeggiata l’imbarcazione Italiana.

 

Il gruppo monumentale delle Oceaniche di Viareggio è l’ultima configurazione che il genio creativo di Turcato dà alla sua idea originale. Recita la delibera del comune di Viareggio del 13 gennaio 1993: “…l’Amministrazione Comunale di Viareggio il 16 marzo 1990 in occasione del compleanno del Maestro Giulio Turcato volle degnamente festeggiare l’insigne artista, pittore e scultore di valore internazionale, organizzando in Comune un ricevimento in suo onore…. poco dopo, con un telegramma del 4/4/1990 diretto all’Amministrazione, il Maestro Turcato dichiarò di donare una sua opera scultorea, le Oceaniche, alla Città di Viareggio….l’Amministrazione ebbe ad esprimere il più vivo apprezzamento per l’opportunità di collocare in una delle principali piazze cittadine la scultura che avrebbe rappresentato sicuramente un segno di arricchimento del patrimonio artistico nell’ambito di quella nobile tradizione di relazione tra Viareggio e il mondo culturale internazionale…DELIBERA… di accettare la donazione da parte del Maestro Giulio Turcato della scultura che verrà collocata sulla base già predisposta in Piazza Puccini…”.

 

Le Oceaniche viareggine (simili a quelle acquistate dalla Montedison nel 1991, che ora fanno parte del sito - museo d’arte contemporanea di Briosco appartenente alla collezione del Rossini Art Site, www.rossiniartsite.com – Fig. 14) furono installate a piazza Puccini all’inizio del 1994, circa un anno prima della morte del Maestro. 

 

Fig. 14: Oceaniche - Rossini Art Site, Briosco 2020

 

Alla base del gruppo fu installata una placca bronzea con la dicitura “Dono di Giulio Turcato a Viareggio in omaggio a Zita Stefani Caruso (la sua suocera viareggina)  e alla sua città” (Fig. 15). 

 

 

Fig. 15: Placca metallica con dedica Oceaniche a Viareggio

 

Il gruppo è composto da cinque moduli che raggiungono l’altezza di 6 metri, realizzati in peraluman (una lega leggera usata dai fabbricanti di imbarcazioni dei cantieri di Viareggio) a differenza delle altre versioni, che avevano privilegiato il legno o il vetroresina. Sono raggruppate e inserite, come nel caso delle zattere di Venezia, su dei perni d’acciaio che ne permettono l’orientamento e danno al gruppo lo slancio audace di forme emergenti dalla superficie marina (Figg. 16 – 17 – 18).

 

Fig. 16: Oceaniche a Piazza Puccini Viareggio - Visione notturna 1

 

Fig. 17: Oceaniche a Piazza Puccini Viareggio - Visione notturna 2

 

Fig. 18: Oceaniche a Piazza Puccini Viareggio - Visione notturna 3

 

Nel 2001 lo scrivente ha partecipato alla formulazione della specifica coloristica da usare nel quadro di un restauro conservativo che si era rivelato necessario a distanza di circa 10 anni dalla realizzazione del gruppo.

 

Le Oceaniche di Turcato hanno dato luogo a repliche e imitazioni di varie dimensioni che sono state arbitrariamente prodotte senza alcuna autorizzazione da parte del Maestro Turcato o del suo erede (lo scrivente). Non è stato finora possibile controllare questa diffusione di manufatti che non hanno ricevuto la certificazione dell’Archivio.  E’ anche per questo che si è resa necessaria la richiesta di riconoscimento del Gruppo Monumentale delle Oceaniche di Viareggio come “opera degna del riconoscimento del diritto morale d’autore” (cfr. Circolare N° 5/2016  della Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane).

 

Roma, 15 gennaio 2020

 

 

Ettore Caruso, Direttore dell’Archivio Turcato

Bibliografia essenziale

 

  1. Cat. XXXVI Esposizione Biennale d’Arte di Venezia, 11/06/ - 01/10/1972.  Testo F. Arcangeli pagg. 89-91 - elenco opere pag. 93; illustrazione tav. 77 (Il tunnel)
  2. Cat. Giulio Turcato, opere dal 1954 al 1973, Spoleto, XVI Festival dei due mondi, Palazzo Ancaiani, giugno/luglio 1973, a cura di Giovanni Carancente. Illustrazioni Oceaniche 1973
  3. Cat. Turcato, Palazzo delle Esposizioni , Roma 14/11 -  31/12/1974.  Illustrazioni a pagg. 26, 243-245.  Testi critici di G. Dalla Chiesa e di Italo Mussa
  4. Cat. Giulio Turcato, Palazzo delle Prigioni Vecchie, Venezia 22/08 – 20/09 1974.  Testo critico di Giovanni Carandente, 3 pagine interne con illustrazioni delle Oceaniche
  5. Cat. Giulio Turcato, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, 25/02 – 27/04 1986.  Testo critico di Augusta Monferini, cit. pag. 24
  6. Cat. Giulio Turcato, Museo d’Arte Moderna di Cà Pesaro, Venezia 13/10 – 09/12/1990. A cura di Maurizio Calvesi e Giovanna Dalla Chiesa. Ill. a pag. 111 e 127
  7. “Le opere di Giulio Turcato all’interno della collezione Rossini di Briosco”,  elaborato finale della Dott.ssa Cristina Tagliabue nel quadro del Corso di Laurea Triennale in Scienze dei Beni Culturali, relatore Prof.ssa Silvia Bignami, Facoltà di Studi Umanistici, Università degli Studi di Milano.

 

 


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