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21/11/17 ore

Facebook? Ma la democrazia è un affare nostro



dal BLOG

di Massimo Mantellini

 

L’Economist si domanda pensoso se i social media siano un rischio per la democrazia. E siccome si tratta dell’Economist, uno dei bastioni del pensiero strutturato al quale siamo soliti dare ascolto, quella domanda diventa nostra. Ci interroghiamo e ne discutiamo: la democrazia è in pericolo per colpa di Facebook?

 

La risposta ovviamente è no. La democrazia è a rischio, probabilmente lo è, forse lo è da sempre, ma non per colpa di Facebook e dei suoi misteriosi algoritmi, ma per colpa nostra. Che siamo poco furbi, superficiali, svagati, e che lo siamo talmente tanto da affidare i nostri pensieri a una piattaforma che decide per noi cosa è buono e cosa no, che sceglie per noi quando dovremo leggere una notizia e quando no, quali contenuti siano razzisti e quali no, cosa sia pornografico e cosa no.

 

Ci piace tutto questo? Ci fidiamo del Newsfeed del nostro social network preferito? Affari nostri. In ogni caso la democrazia non sarà alla fine affondata dai social media ma da noi stessi, trionfalmente. Noi che apriamo il nostro profilo e per comodità o pigrizia pensiamo che tutto quello che è contenuto lì dentro ci spieghi il mondo e le persone.

 

Così oggi, in questa sorta di transfert psichiatrico assai frequentato, moltissimi degli analisti concentrano la propria attenzione sulle piattaforme. Fanno benissimo. Le piattaforme non sono neutrali, incidono chiaramente nelle nostre scelte quotidiane. Accade spesso: specie quando le piattaforme sono disoneste e interessate modificano in peggio la nostra visione del mondo. È davvero così? È possibile peggiorare le scelte di due miliardi di persone che già pensano ingenuamente che Facebook sia Internet? Certo è possibile: è il marketing delle merendine applicato alla politica e alla democrazia. Uno di quei tripli salti mortali nei quali atterrare di nuca non sarà così improbabile.

 

Quindi sì. I social network sono una minaccia per la democrazia ma lo sono con molte analogie con i sistemi comunicativi precedenti. Anche quelli, se li osserviamo bene, si basavano sulla nostra ingenuità e superficialità, ci facevano credere cose, tacevano informazioni per evidenziarne altre. Quali sono le differenze in termini di rischi per la democrazia? Non troppe.

 

La democrazia è sempre a rischio quando le persone sono disinformate. Erano disinformate anche prima, in maniera differente ma lo erano. Forse la differenza principale è che ai tempi dei social network per ragioni di accesso e costi legate all’ambiente digitale la disinformazione ha perso in raffinatezza. È un tool disponibile per grandi e piccini: per società di capitale russe che investono in azioni Facebook così come per ex adolescenti moldavi che mettono su un sito alt-right per comprarsi la BMW con Adsense. Ai raffinati strateghi del consenso planetario si sono aggiunti migliaia di cialtroni e complottisti, markettari del terrore e antivaccinisti.

 

In una sorta di nuovo contesto digitale molto democratico gli strumenti per affossare la democrazia sono oggi disponibili per quasi tutti. La disinformazione si è così trasformata da strategia elitaria a sotterranea in pratica da mercato rionale. È anche per questo forse che all’Economist sono preoccupati...

 

- prosegui la lettura su http://www.ilpost.it/massimomantellini/2017/11/08/facebook-leconomist-la-democrazia/

 

 


Commenti   

 
0 #5 ilSocialista 2017-11-10 00:53
se per fare un popolo democratico ci vuole un minimo di omogeneità culturale e di omogeneità di grado di sviluppo tecnologico, ci vuole d'altra parte pure un grado di diseguaglianza non abissale; il grado dei tempi della Fiat di Valletta era acccettabile: il supermanager si vergognava di prendere più di venti volte l'operaio; la diseguiagliannz a esisteva ma portava comunque degli slip; sappiamo poi come è progredito il costume negli anni successivi: esposizione totale di genitali e terga; quando si verifica questo, quando i redditi vanno a cento o mille volte tanto, il popolo democratico si scinde necessariamente in classi incommensurabil i ed incomunicabili; è un fenomeno naturale analogo a quello della fisica per cui una massa enorme molto concentrata squarcia lo spaziotempo; lo squarcio è appunto la crsi della democrazia; rispetto a questi fenomeni sostanziali facebook ed i social possono paragonarsi a cacatelle di piccione sopra il campanile di piazza san marco
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0 #4 ilSocialista 2017-11-10 00:40
non puoi fare la democrazia mischiando fra di loro gli esquimesi che vivono negli igloo, le tribù arabe seminomadi che ancora si impallinano per un pozzo d'acqua, gli abitanti di New York, ed un paesetto dell'Italia Centrale tipo Rocca Cannnuccia; questa gente ha ha esperienze di vita, risorse economiche, prospettive di lavoro ancora troppo differenti, e semplicemente non sanno che cazzo dirsi fra loro e dove caszzo incontrarsi fra loro; la globalizzazione ha aperto i mercati ma ha evidenziato il naturale disagio della babele economica e culturale; e malessere e babele si trasformano naturalmente in rabbia, recriminazioni, sfiducia, crisi politica e democratica.
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0 #3 ilSocialista 2017-11-10 00:26
del resto, oh, manco se ne può fargli una colpa; quando uno è preso dagli affari a qual modo possiamo immaginare che la Storia sia proprio l'ultimo dei pensieri dopo un'OPA, una partita di golf e una scopata con un'altra bionda mozzafiato; il problema semmai è quello che si rischia di fondare basa un giornale su concetti e valori che derivano e dipendono da queste stronzate.
Tornando alla democrazia, essa viene notoriamente strippata, come sta scritto su tutti i libri degni di questo nome, da due fattori concomitanti: la globalizzazione e le differenze sociali crescenti; la democrazia è il potere del popolo; però il popolo non è inteso come l'umanità intera o come una mappa variegata di sistemi antropici bizzarramente differenti
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0 #2 ilSocialista 2017-11-10 00:16
i sistemi politici non si sono mai fatti o disfatti sulle chiacchiere da bar e chi pensa questo vuol dire che della Storia umana non ha capito mai una beata mazza; ed è del tutto scontato che questo si verifichi presso l'Economist perchè colà si rappresentano i complessi cognitivi di gente che sarà stata bravissima a guadagnare o a volte anche ad arraffare grosse somme, ma che appunto della Storia umana nella stragrande maggioranza dei casi non ha capito mai una beata mazza.
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0 #1 ilSocialista 2017-11-10 00:08
amico mio, la democrazia o meglio la post-democrazia del XXI secolo non è certo a rischio per Facebook e i social media; esattamente come il potere feudale del medioevo non era di certo minacciato dalle fiere di paese o dai piccioni viaggiatori o dagli artisti di strada; la democrazia è a rischio per altri due fattori che sono molto ben noti sociologicament e ma per cui L'Economist è del tutto cieco dato che è notoriamente uno degli organi del potere finanziario e certi concetti, per quanto ovvi e scontati non ha l'ardire manco di farli passare per il pronao dell'ingresso dell'anticamera del vestibolo del cervello;
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