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12/08/22 ore

Legge elettorale, usi e abusi di una riforma poco prima del voto


  • Ermes Antonucci

In un lungo editoriale sul Sole 24 Ore, pochi giorni fa, Giuliano Amato ha cercato di spiegare perché “non è contro l’Europa votare con nuove regole” e perché, in sostanza, i radicali abbiano torto nel sostenere che esista un vincolo europeo che vieti la modifica della legge elettorale nel periodo precedente alle elezioni. Un tentativo a nostro avviso fallito, ma vediamo perché.

 

L’ex presidente del Consiglio cita correttamente il noto “Codice di buona condotta in materia elettorale” elaborato nel 2002 dalla Commissione di Venezia, organo consultivo del Consiglio d’Europa, in cui si afferma che “gli elementi fondamentali del diritto elettorale, e in particolare del sistema elettorale propriamente detto, non devono poter essere modificati nell’anno che precede le elezioni”.

 

La tesi di Amato, però, è che si tratterebbe soltanto di “un documento di raccomandazioni agli Stati membri” e che quindi “non è nulla che si possa ricondurre all’Unione Europea, alla vincolatività delle sue direttive e dei suoi regolamenti o delle sentenze della sua Corte di Giustizia”.

 

E qui, Amato, sbaglia profondamente. Come hanno reso noto i radicali, presentando la questione al Senato, lo scorso 6 novembre la Corte europea dei diritti umani (CEDU) ha condannato la Bulgaria per aver introdotto, poco prima del voto del 2005, una nuova procedura burocratica che provocò l’esclusione del partito Ekoglasnost dalla tornata elettorale.

 

La sentenza riconosce relativamente al voto del giugno 2005 una “violazione dell’articolo 3 del protocollo n.1 (diritto a libere elezioni) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo”, e fa un esplicito riferimento al suddetto Codice di buona condotta affermando che “il periodo di un anno richiesto dalla Commissione di Venezia per l’adozione di sostanziali modifiche alla legge elettorale non è stato osservato”.

 

Ora, è vero che la Corte europea dei diritti Umani non è un organo giurisdizionale dell’Unione Europea, ma è anche vero che la Corte di Giustizia fa riferimento alle sentenze della CEDU e tratta la Convenzione sui diritti dell’uomo come se fosse parte del sistema giuridico dell’UE. Non a caso il Trattato sull’Unione europea (TUE), così come modificato dal Trattato di Lisbona, prevede all’art.6 l’adesione dell’Ue alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, adesione non ancora avvenuta e che condurrebbe ufficialmente la Corte di giustizia al rispetto delle sentenze della Corte dei diritti dell’uomo.

 

Inoltre, come ha sottolineato il senatore dei Radicali Marco Perduca, bisogna ricordare anche l’art. 5 della legge n. 400 del 1988, come modificata dalla legge c.d. Azzolini (n. 12 del 2006), che “prevede l’obbligo dell’Italia di conformarsi alle decisioni della CEDU rese proprio nei confronti del nostro Paese”.

 

Ma Amato, oltre a sorvolare sulla sentenza CEDU, si lancia in strani giudizi personali che nulla hanno a che vedere con un mondo giuridico di cui egli stesso si pone come rappresentante. Amato afferma, infatti, che “il Consiglio d’Europa punta ad impedire gli abusi dei partiti e da noi abuso dei partiti è proprio la legge che dovremmo cambiare”, partendo dalla convinzione che la prossima legge elettorale sarà “migliore” di quella attuale, e che non sarà un altro “abuso” dei partiti. Un presupposto che non può essere assicurato da nessuno, soprattutto se si guarda alla poca lucidità con la quale i partiti nostrani normalmente affrontano la questione elettorale.

 

Inoltre, per dare legittimità alla sua tesi, Amato sostiene che la spinta alla riforma sia giunta, oltre che dall’opinione pubblica, anche dalla Corte costituzionale. Una chiara contraddizione, se si pensa che le due sentenze citate risalgono al 2008, cioè a 4 anni fa, relegate nell’oblio e riesumate solo ora per sbandierare una “necessità costituzionale” (dimenticata per anni).

 

Alla luce di tutto ciò, la decisione dei radicali di presentare delle modifiche alla legge elettorale in discussione in Parlamento, può sollevare dubbi. In realtà questo può essere visto come un tentativo di limitare i danni: “Se non si riesce a fermare il fiume, almeno si cerca di non farlo straripare” ha dichiarato in proposito Emma Bonino.

 

D’altronde i quattro emendamenti presentati in Senato circa un mese fa dai radicali – che richiamano il progetto dell’introduzione del sistema uninominale maggioritario alla francese – fanno parte di un proposta di legge che risale ormai a tre anni fa.

 

In poche parole, tra abusati scioperi della fame e moniti presidenziali, vi è la necessità di tener ben presente che, sì, per l’Europa le leggi elettorali non possono essere modificate pochi mesi prima delle elezioni. La classe politica italiana, orgogliosamente filoeuropeista, dovrebbe esserne consapevole, e riflettere sui suoi continui e mortali ritardi.


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