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16/07/19 ore

Il Tria e molla del governo



Purtroppo per il governo la kermesse veronese sulla "famiglia tradizionale" è durata solo un fine settimana. Troppo poco per poter distrarre a lungo l'opinione pubblica, in attesa che qualche altro “taxi del mare” rubi di nuovo la scena.

 

Per cui nel dibattito pubblico giocoforza è ridiventata centrale l'economia, complici anche i nuovi richiami da parte di entità poco gradite e impiccione.

 

Ora è pur vero che i pulpiti da cui provengono le prediche non hanno una specchiata reputazione, ed è incontestabile - come ci ricordano tutte le volte i due Vice – la frequente imprecisione di certe previsioni; ma sta di fatto che mai come questa volta i profeti di sventura ottengono via via ragione dai numeri reali.

 

Luigi Di Maio, che aveva ammesso di essere preoccupato, tanto per dirla al contrario del suo collega Salvini a proposito di gufi e iettatori, è stato costretto a tornare in sé con la retorica che conosciamo su Ocse, Fondo monetario, Juncker et similia, provando a negare l'evidenza.

 

Intervistato ieri da Giovanno Floris sui prossimi piani per aggredire la crisi, il ministro del sottosviluppo "non è voluto scendere nel tecnico” per spiegarci cosa s'intende fare, semplicemente perché il governo non sa che pesci prendere, a parte i voti degli elettori il prossimo fine maggio. Fino ad allora – appare chiaro – tutto è sospeso. Poi si vedrà.

 

Intanto si prova a far fuori il capro espiatorio Giovanni Tria, subìto al momento della nomina e mai sopportato da entrambe gli alleati. I metodi sono quelli un po' noti,  - stellati, diciamo - che abbiamo imparato a conoscere nel tempo. Il diretto interessato ha parlato di intimidazioni, di “attacco spazzatura sul piano personale” che ha coinvolto la sua famiglia attraverso “violazioni della privacy”.

 

In gioco c'è (ma non solo) il cosiddetto “decreto crescita”, che già dal nome atterrisce, visto la riuscita del decreto “dignità”, per non parlare della “manovra del popolo”, fermo restando l' “anno bellissimo”.

 

Ciò che preme ai bellimbusti è “fare cassa”, nel senso elettorale del termine. Restano da accontentare i cosiddetti risparmiatori truffati, a prescindere dalle truffe, ai quali – come promesso in campagna elettorale – s'intende dare anche in assenza di una sentenza che dichiari il diritto a ottenere il maltolto. Ma Tria non ne vuole sapere: per ora... (A.M.)

 

 


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