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17/10/19 ore

Il Tesoro di Keynes che non piace a un confuso Paolo Savona


  • Antonio Marulo

La Fondazione Ugo La Malfa ha pubblicato un testo di Keynes del 1921, inedito in Italia, che sembra calarsi perfettamente nell’attualità politica del nostro paese, perché parla di Tesoro, nel senso di ministero, di spesa pubblica, delle buone ragioni per sostenerla e della corretta valutazione da fare cosiderando l’altra faccia della medaglia.

 

In tempi di sforamenti dei parametri europei, di manine, di presunti complotti orditi da infedeli funzionari dello stato e di sgangherate politiche economiche, il piccolo volumetto offre quindi alcuni spunti di riflessione e anche occasioni per chiarire il pensiero di un economista tornato molto in voga, spesso con richiami grossolani alla sue teorie che in realtà non sono affatto – come ha spiegato Giorgio La Malfa nel corso della presentazione a Roma – improntate alla spesa purchessia.

 

Per perseguire gli obiettivi di buona amministrazione, Keynes ritineva indispensabile che in seno al governo ci fosse una sede nella quale le proposte di spesa dei vari ministeri venissero vagliate criticamente, con autorevolezza e assoluta indipendenza. Egli la individuò nel ministero del Tesoro, chiamato a svolgere non una funzione di semplice collettore dei bisogni del governo da esaudire, ma di controllore attraverso il comando non tanto del ministro ma dei suoi alti funzionari.

 

Riportata ai giorni nostri, la proposta di “dare al Tesoro il potere di decidere quali siano le spese buone e quelle cattive” non convince Paolo Savona, che la ritiene un modo per “violare i fondamenti della democrazia”. Intervenuto all’incontro organizzato dalla Fondazone Ugo La Malfa, l’attuale ministro delle Politiche comunitarie ha spiegato le sue ragioni, apparse in palese contrasto con le idee di chi le violazione dei fondamenti della democrazia le ha messe nero su bianco nel programma di governo e prova ad agire di conseguenza. (VIDEO)

 

 

 

 


Commenti   

 
0 #3 ilSocialsta 2018-12-17 20:38
nel tentativo di allargare l'occupazione gli stati cosa fanno? cercano di esportare di più; migliorano la efficienza, comprimono i salari, come ha fatto al Germania; in tal modo buttano i disoccupati altrove; apparentemente quelli che fanno così sono tutti soddisfatti, "ecco, vedete come siamo efficienti? noi ce la facciamo e voi invece state nella merda e vi tenete i disoccupati che meritate perchè siete delle merdacce.
E vabbè, però questo nel complesso degli stati è un gioco a perdere, che keynes ben conosceva; non si tira la domanda nè di quelli più efficienti nè di quelli meno; è tutto il sistema va nella merda nel suo complesso.
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0 #2 ilSocialsta 2018-12-17 20:20
e si vede benissimo come tanti governi della democrazia e del liberalismo se ne sono fottuti alla grande; i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
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0 #1 ilSocialsta 2018-12-17 20:18
si deve dare il giusto riconoscimento a Giorgio La Malfa, che ha avuto il coraggio di nominare l'Innominabile, evocare il Tabù, rinnegare il Totem; ; certo lui lo può fare anche perchè sta alla fine della carriera; per un giovane economista è molto più difficile perchè vuol dire vedersi chiudere le porte e precludersi molte vie.
Vedi, il Keynesismo è molto semplice: si riassume in due parole: il libero mercato non può intrinsecamente produrre la piena occupazione, ergo deve accompagnarsi con la attività dello stato; quando la disoccupazione è intensa e duratura si produce una sofferenza sociale per cui la democrazia e lo stesso liberalismo si mettono in pericolo, quindi, per il bene dello stesso liberalismo, è un lusso che non ci si può assolutamente permettere, se invece della democrazia e del liberalismo uno se ne fotte, allora si può fare un laissez faire a gogo
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