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18/07/18 ore

Pd Calenda est...



Dopo il 4 marzo, nelle more di un governo che tardava a formarsi e soprattutto dopo che si è formato, si era accarezzata l'idea di fare intanto cuocere il polpo nel suo brodo. In parte sulla falsa riga di Roma, dove i disastri di Virginia Raggi stanno via via riconsegnando i municipi della Capitale al centro sinistra malgrado l'incosistente opposizione.

 

Ma sotto i colpi dell'ennesima batosta elettorale, in “lieve” ritardo come il ragionier Fantozzi con il tradimento della moglie, nel Pd si sta forse realizzando che i termini della questione a livello nazionale non lasciano spazio a pazienti attese nell'inerzia totale.

 

In queste ore ciascuno ha la sua fumosa ricetta da proporre. C'è chi vuole rifondare tutto, chi ripensare, chi far fuori definitivamente Renzi, illudendosi che sia solo lui il problema, e chi andare oltre...

 

Il più attivo nel tracciare una linea di condotta è parso Carlo Calenda, scalpitante e ansioso di non bruciare il tesoretto d'immagine costruito da ministro dello Sviluppo economico in quota tecnica.

 

Il suo esordio da politico non è stato fin qui esaltante. Con una certa ingenuità è salito sulla nave alla deriva nel momento sbagliato, mostrando tutti i limiti del neofita. Da battitore libero e un po' a vuoto si è offerto come risorsa e ha proposto e riproposto un imprecisato “fronte repubblicano” contro la destra grillo-leghista e i pericoli del nuovo fascismo.

 

Non avendo nemmeno lui ben chiaro cosa sia e dove porti il suo piano, Calenda sta faticando a dare seguito e far seguito. Come volenteroso ufficiale senza truppe, vorrebbe disperatamente far qualcosa, non trovando tuttavia la chiave di volta. Nuovo del “mestiere”, non sembra al momento incarnare la novità di cui si avrebbe disperato bisogno. Peggio ancora, mentre ripete i suoi mantra a qualcuno appare già vecchio. (A.M.)

 

 


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