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21/08/18 ore

Il 19 gennaio 2000 moriva Bettino Craxi


  • Luigi O. Rintallo

Il 19 gennaio del 2000 moriva ad Hammamet Bettino Craxi, dopo aver passato gli ultimi anni a combattere contro la malattia che l’avrebbe portato alla morte e che, colpevolmente, fu ridicolizzata e sottovalutata.

 

Condannato nei processi milanesi (ma non in quelli celebrati in altre città), a Craxi si negò persino l’estremo tentativo di ricovero in patria in ossequio a un cieco rigore che ha visto prevalere oltre misura l’influenza delle toghe sulle valutazioni espresse da altri soggetti istituzionali.

 

È un fatto che ancora oggi costituisce un vulnus della nostra storia recente, perché testimonia quale mutazione sia intervenuta dopo la deriva giudiziaria inaugurata con l’inchiesta di Mani pulite. Una mutazione che non ha regalato al Paese una politica più onesta, né tanto meno ha fatto aumentare il coinvolgimento democratico di una cittadinanza più consapevole e partecipata.

 

Se vogliamo, il ricordo di questo anniversario ha una sua utilità nel farci riflettere sugli esiti ultimi di quella che gli storici hanno definito la “guerra a sinistra” tra comunisti (poi ex- e post-) e il socialismo riformista di Craxi. E non è un bel panorama quello che si scorge nelle forze che oggi sono acquartierate nel centro-sinistra.

 

Il cedimento alle sirene dell’anti-politica prima, la vera e propria sottomissione poi alle istanze delle élite di potere, sia finanziario sia corporativo, hanno drammaticamente indebolito la capacità di queste forze di proporsi come soggetto di cambiamento. Al netto delle divisioni interne, appare evidente un deficit incolmabile da parte di tutti i protagonisti politici in termini di coerenza e linearità di un progetto di riforma della società italiana.

 

Il giudizio politico su Craxi potrà avere sfumature diverse, comprese quelle che ne sottolineano gli errori o l’eccesso di tatticismo, ma a diciotto anni dalla scomparsa risalta ancora la differenza maggiore rispetto agli interpreti dell’attuale recita pubblica: attribuire alla politica un ruolo centrale e non quello di una comparsa, funzionale soltanto ai disegni di poteri fuori controllo.

 

 


Commenti   

 
0 #4 ilSocialista 2018-01-21 01:28
in questo senso ritengono la democrazia in sè sia una cosa superata dai tempi storici presenti esattamente come poteva essere improponibile la democrazia romana, tarata sulle dimensioni di una città stato, nei tempi di dominio universale e di un mercato globale.
Ritengono che rispetto alla democrazia debba valere la "libertà" concetto lato che includa anche la libertà di predominio sostanziale di gruppi economicamente forti su masse deboli, liquefatte e da amorfe.
Questo la si potrebbe definire una forma di perversione politica patologica, visto con la ottica della seconda metà del '90; però si deve riconoscere che è del tutto normale se si considera che nella Storia millenaria del'occidente le fasi storiche che hanno visto affermarsi questo tipo di sistema sono di gran lunga maggiori di quelle in cui è stata in vigore una democrazia più compiuta.
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0 #3 ilSocialista 2018-01-21 01:20
molti politici sono convinti dai grandi benefici economici che ricevono nel corso o soprattutto dopo che hanno prestato il loro devoto servizio; basti pensare ai Clinton, a Blair, a Shreder, a Macron, ecc. ecc. ecc.; quelli di sinistra in genere sono più beneficiati di quelli di destra, ed il perchè è intuibile del tutto facilmente.
Poi vi è una seconda categoria, quella dei persuasi reali; quella che veramente è convinta che questi poteri abbiano la facoltà di guidare e riplasmare il mondo così come che le masse abbiano il dovere di seguire ed assecondare queste grandi potenze ordinatrici superiori; in questo si rifanno ad una sorta di diritto di natura per cui la debolezza
è giusto che si sottometta alla forza seppure in forme non brutali ma altamente rituali, simboliche e socialmente complesse;
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0 #2 ilSocialista 2018-01-21 01:04
questo senso di orgoglio lo ebbe persino coi potere globale americano come il famoso evento di Sigonella dimostra; sappiamo come poi tutto questo lo ha pagato caro come lo ha pagato caro tutta la classe politica occidentale di quei tempi; la classe politica occidentale odierna sa benissimo di essere "a sovranità limitata" e di essere investita democraticament e solo per fungere da cuscinetto e da camera di compensazione fra i decisori reali e le masse; a volte vi può essere qualche moto di stizza più o meno spontaneo, ma il compito nell'insieme è accettato in totale condivisione e senso della ineluttabilità dettato dai reali rapporti di forza sociale.
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0 #1 ilSocialista 2018-01-21 00:55
Craxi aveva molti limiti e difetti, però un pregio gli va ricordato; aveva un senso della dignità nazionale ed istituzionale e non era incline alla genuflessione di fronte a poteri sostanziali internazionali o finanziari; nessuno lo vide sorridere con la Trilaterale, ricevere Soros a palazzo Chigi come recentemente ha fatto Gentiloni, bazzicare le banche d'affari che sono state l'asilo d'infanzia di Macron; apparteneva pur sempre ad una classe politica che sentiva l'investirura popolare e democratica come la possibilità ed il dovere se non di controllare in toto questi poteri, almeno di poterci trattare su un piano paritario come si fa con altri ceti i corporazioni.
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