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30/06/22 ore

Giustizia: il messaggio di Napolitano relegato in un venerdì di vuoti parlamentari


  • Roberto Granese

L’analisi che da tempo portiamo avanti rispetto alla struttura palesemente corporativa dello stato italiano, all’equilibrio immobile derivato dalla conservazione degli spazi di potere passivi e parassitari, ed al conseguente uso assolutamente improprio ed eterodiretto delle istituzioni “democratiche” come dei mezzi di informazione ha un riscontro chiassoso e omnipervasivo rispetto agli eventi che si susseguono sul palcoscenico di quel teatro dell’assurdo che ci ostiniamo a chiamare repubblica; una riprova difficilmente discutibile la si trova se si fa riferimento alla pluririmandata discussione dell’ultimo Messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica sulla questione giustizia. 

 

Lo strumento del Messaggio alle Camere, scritto nella “Costituzione più bella del mondo” voleva essere, nella logica di strumento ultimo di garanzia di cui la figura del Presidente della Repubblica era simbolo, un modo per stimolare con risolutezza un pronunciamento delle Camere su una questione di vitale importanza per lo Stato… la storia delle pur poche situazioni in cui si è ricorso a questo strumento è probabilmente anche figlia del fatto che il parlamento del regime partitocratico aveva poco di democratico e di garanti della democrazia non ne aveva bisogno se non per ragioni meramente strumentali.

 

La prima volta che l’unico presidente della repubblica che ha avuto (non per meriti suoi quanto per demeriti di altri) due mandati, quello attualmente in carica,  ha usato questo strumento è stato pochi mesi fa ed, ovviamente, la questione di vitale importanza di questo appello, ovvero la crisi della giustizia, il sovraffollamento delle carceri e la condanna europea dell’Italia come paese che mantiene suoi cittadini in condizioni inumane e degradanti classificabili come tortura, è stata affrontata con gli strumenti più collaudati e funzionanti del nostro parlamento: il rinvio multiplo e la calendarizzazione del dibattito in un tipico giorno di assenza collettiva…

 

Quasi un sonoro sberleffo al Presidente ed al suo ruolo istituzionale proprio da parte di quelle parti del Parlamento che dichiaravano poco prima la allarmata preoccupazione per le irrispettose dichiarazioni della destra grillina.

 

Al tavolo dei bari ci sono seduti tutti da anni e le regole vengono puntualmente riscritte e reinterpretate ad ogni mano, perché tra morale, prassi e principi ci sia sempre una coincidenza degli opposti che di quel teatro dell’assurdo di cui si accennava è la più brillante rappresentazione.

 

La discussione è dunque calendarizzata per il giorno in cui il parlamento è notoriamente meno frequentato ovvero venerdì e potrebbe anche slittare a sabato come NON troverete su quasi tutte le testate giornalistiche nazionali e locali.

 

Venerdì mattina ci sarà qualche radicale a manifestare davanti al parlamento come a sottolineare che, ancora una volta, lo Stato criminale oltre ad assassinare e torturare i suoi cittadini ignora e mortifica anche le sue istituzioni e le sue leggi.

 

Il metodo della dialettica democratica nonviolenta e costruttiva è stato quindi ancora una volta espulso dalla prassi parlamentare ed, ancora una volta l’unica garanzia rispetto al diritto è quella che non sarà rispettato.  

 

I Radicali Rita Bernardini e Angiolo Bandinelli hanno indirizzato ai “parlamentari” una lettera nella quale hanno sottolineato l’enorme differenza fra la scelta radicale del metodo nonviolento e quella ‘pentastellata’.

 

“Noi radicali - e in particolare Marco Pannella con i suoi prolungati scioperi della fame e della sete – abbiamo sempre cercato (e ricercato), pur nella polemica dura nei confronti del Presidente, di prospettare soluzioni affinché la sua funzione primaria di “garante” della Costituzione si affermasse nel modo più istituzionalmente consono. Ma – è scritto sempre nella lettera - il presupposto della nonviolenza - la nostra nonviolenza - è la dialogicità, che può ottenere come risultato quello che un’opposizione violenta non può conseguire perché cristallizza le posizioni rendendole impermeabili al dialogo, al dibattito, alla ricerca di una soluzione feconda, come quella che il Presidente Napolitano ha trovato con lo splendido, puntuale e ricchissimo messaggio che ha indirizzato al Parlamento”.

 

Venerdì 7 febbraio manifestazione, in concomitanza con il dibattito, in piazza Montecitorio dalle 9.30 alle 14.00 per dare il meritato risalto al messaggio presidenziale. 

 

 


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